Fin dove arriva la luce – La mia vita in dieci creature marine

È in libreria per i tipi di Codice “Fin dove arriva la luce”. Una raccolta di saggi di critica sociale e culturale, dove autobiografia e curiosità di biologia marina sono la chiave di lettura attraverso cui ripensare la nostra idea di famiglia, comunità e identità.

L’opera:

Voce non binaria e multietnica del giornalismo scientifico, Sabrina Imbler ha sempre subito l’attrazione del mistero della vita sottomarina, in particolare delle creature che vivono in ambienti ostili o remoti. Lì ha scoperto alcuni dei modelli alternativi e radicali di famiglia, comunità, adattamento e cura del prossimo: dalla femmina del polpo, che dopo aver deposto le uova le accudisce per quattro anni senza mai muoversi, smettendo di mangiare e lasciandosi di fatto morire, al granchio yeti, perfettamente adattato a vivere nelle profondità marine, dove non ha bisogno della luce del sole e si nutre delle sostanze chimiche ricavate dai camini idrotermali.

Soprattutto, Sabrina Imbler ha scoperto in questi modelli un inaspettato quanto suggestivo parallelo con la propria vita, caratterizzata da un’identità culturale e sessuale che non ha mai aderito ai canoni sociali dominanti. Intrecciando le meraviglie della biologia marina con l’autobiografiaFin dove arriva la luce esplora temi sociali attuali e urgenti, ed è una celebrazione della diversità come valore e ricchezza e non come pericolo.

L’estratto:

In una boccia i pesci rossi tirano avanti qualche anno perché hanno una resistenza quasi sovrannaturale e possono tollerare condizioni terribili che ucciderebbero rapidamente la maggior parte degli altri pesci. Una boccia è un ambiente piccolo e isolato, povero di ossigeno, il che significa che anche un minimo cambiamento della composizione chimica dell’acqua può essere letale. Glielo dico perché i pesci rossi fanno moltissima pipì e rilasciano una quantità di ammoniaca nell’acqua decisamente superiore rispetto agli altri pesci dell’acquario. L’ammoniaca è tossica e può uccidere un pesce in una boccia, mentre viene facilmente diluita nell’acqua di uno stagno o di un fiume. 
Ecco perché avrei detto a quella donna che i pesci non possono assolutamente sopravvivere in una boccia. Quando però un pesce rosso ci riesce, nessuno pensa che abbia fatto qualcosa di straordinario.

(…) Forse avrà sentito dire che i pesci rossi memorizzano le cose per tre secondi al massimo, ma in realtà possono ricordare che una palettina colorata significa ‘cibo in arrivo’ anche molti mesi dopo aver sviluppato quell’associazione. I pesci rossi possono svolgere compiti complessi, per esempio sfuggire da una rete da pesca oppure orientarsi in un labirinto. Come può un pesce tanto piccolo conservare per tre mesi il ricordo del percorso pieno di curve di un labirinto? Lei, signora, ci riuscirebbe? Secondo lei come può sentirsi un organismo provvisto della capacità di memorizzare informazioni per tre mesi se viene costretto a vivere e morire in una boccia di vetro grande come una pentola?.

Sabrina Imbler

È giornalista in ambito scientifico, vive a New York e ha pubblicato su diverse testate, tra cui “The Atlantic” e “The New York Times”. Fin dove arriva la luce è il suo primo libro.

Fonte: Codice editore