Perché in alcune specie di primati gli adulti giocano di più

Low Res Chimpanzee social play interaction and play face CREDIT Liran Samuni and Tai Chimpanzee Project

Uno studio su 37 specie di primati non umani mostra che il gioco sociale tra adulti è più probabile nelle specie con relazioni meno rigide e gerarchiche

Anche da adulti si gioca, e non solo nella nostra specie. In molti primati non umani il gioco continua oltre le prime fasi della vita, ma non allo stesso modo in tutti i sistemi sociali. Uno studio pubblicato su Biology Letters mostra che la sua presenza dipende soprattutto dallo stile sociale della specie, cioè dal grado di tolleranza o di rigidità che caratterizza le relazioni nel gruppo. Dove le relazioni sono più tolleranti il gioco tra adulti è più probabile, mentre nelle specie più dispotiche tende a ridursi o a scomparire.

A mostrarlo è uno studio guidato da Elisabetta Palagi, professoressa del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa. Il lavoro analizza il gioco sociale tra adulti in 37 specie di primati non umani per capire se la sua presenza dipenda soprattutto dalla parentela evolutiva tra le specie o dallo stile sociale del gruppo.

Il punto di partenza riguarda anche gli esseri umani. In molte società di cacciatori-raccoglitori, caratterizzate da relazioni più egualitarie, il gioco può accompagnare la caccia, i rituali, la ricerca di cibo e la condivisione delle risorse. Scherzo e ironia possono contribuire alla regolazione dei rapporti sociali. Nelle società agricole più gerarchiche, invece, il comportamento è spesso regolato dal riconoscimento dell’autorità. Potere e umorismo agiscono quindi in modo diverso sulle reti sociali, sulla comunicazione tra individui e sulla cooperazione.

Spiega Palagi:

“Con questo studio volevamo capire se esistesse un legame tra il gioco negli adulti e il livello di despotismo, sia nelle sue componenti culturali sia in quelle biologiche. In altre parole, ci siamo posti una domanda semplice ma ambiziosa: il despotismo, qualunque sia la sua origine, tende a soffocare il gioco come forma di comunicazione tra individui adulti?”

Nei giovani, il gioco di lotta ha un ruolo importante nello sviluppo motorio e sociale. Più difficile è spiegare perché il gioco persista anche in età adulta. Una possibilità è che, negli adulti, il gioco sociale aiuti a gestire interazioni complesse, riduca la tensione e rafforzi i legami tra individui, con possibili effetti positivi sulla coesione del gruppo.

Struttura sociale, morfologia e filogenesi a confronto

Per capire quali fattori influenzino la presenza del gioco tra adulti, il gruppo di ricerca ha analizzato dati disponibili per 37 specie di primati non umani. Una prima revisione di 55 pubblicazioni ha permesso di raccogliere informazioni sulla presenza o sull’assenza del gioco sociale tra adulti. In parallelo, altri 86 articoli sono stati usati per classificare lo stile sociale delle specie considerate, in base al livello di dominanza o tolleranza osservato nei gruppi.

Questa classificazione tiene conto di comportamenti come la gestione dei conflitti e il grooming, cioè la toelettatura reciproca, che nei primati ha effetti sia fisiologici sia sociali. Le specie sono state così distinte in tolleranti, moderatamente dispotiche o dispotiche. Tra le specie più tolleranti rientrano, per esempio, bonobo, gelada e macachi di Tonkean; tra quelle più dispotiche, macachi rhesus, macachi giapponesi e babbuini.

I ricercatori hanno considerato anche la struttura dei gruppi, distinguendo tra specie con una coppia riproduttiva, specie con più maschi e più femmine e specie con un maschio e più femmine. Sono stati inoltre inclusi dati sulla massa corporea di maschi e femmine, per valutare il dimorfismo sessuale.

“I sistemi biologici sono incredibilmente complessi”, prosegue Palagi. “Quando vogliamo capire se un fattore conta davvero più di altri, non possiamo analizzarlo isolatamente: dobbiamo considerare contemporaneamente tutte le variabili che potrebbero influenzare il fenomeno. Certo, è impossibile tenere conto di ogni singolo elemento, ma l’obiettivo è ridurre il più possibile ciò che lasciamo al caso. Per questo non ci siamo limitati a valutare il livello di despotismo di ciascuna specie. Abbiamo tenuto conto anche della struttura sociale, delle dimensioni del gruppo, del dimorfismo sessuale e persino della parentela evolutiva tra le specie analizzate. Era fondamentale verificare che eventuali differenze nel gioco tra adulti non fossero semplicemente il risultato di una storia evolutiva condivisa. In fondo, la domanda era molto semplice: specie diverse mostrano livelli simili di gioco tra adulti perché sono strettamente imparentate tra loro, oppure perché, indipendentemente dalle loro origini evolutive, vivono in società più tolleranti e meno rigide? È proprio questo che abbiamo cercato di capire.”

I risultati indicano che la parentela evolutiva tra le specie ha un peso, ma non spiega da sola la presenza o l’assenza del gioco tra adulti. Il fattore più importante risulta lo stile sociale: le specie tolleranti mostrano una probabilità più alta di conservare il gioco tra adulti rispetto a quelle dispotiche o moderatamente dispotiche. Al contrario, caratteristiche morfologiche come la massa corporea femminile o il dimorfismo sessuale non sembrano predire questo comportamento.

Quando il gioco resta anche da adulti

Il quadro che emerge suggerisce un legame stretto tra tolleranza sociale e gioco. Da un lato, relazioni più flessibili possono rendere più facile il mantenimento del gioco anche in età adulta. Dall’altro, il gioco può offrire agli individui un modo a basso rischio per negoziare le relazioni, rafforzare la fiducia e ridurre la tensione nei gruppi.

Anche l’ambiente in cui gli individui crescono può fare la differenza. Esperimenti di adozione incrociata sui macachi mostrano che contesti più tolleranti favoriscono comportamenti sociali più flessibili, compreso il gioco. Questo suggerisce che lo stile sociale non sia solo una caratteristica della specie, ma anche un insieme di condizioni che può influenzare il comportamento degli individui.

Conclude Palagi:

Dove le relazioni sociali diventano più rigide e dispotiche, il gioco tra adulti tende a scomparire. E non si tratta di una perdita banale: quando viene meno il gioco, si riducono anche le occasioni per costruire fiducia, stemperare i conflitti e rafforzare la cooperazione. Questo legame emerge al di là delle differenze tra specie e suggerisce che il gioco sia un indicatore sensibile della qualità delle relazioni sociali. In altre parole, una società in cui gli adulti non giocano è spesso anche una società meno tollerante. Capire perché accade, negli esseri umani come negli altri animali, potrebbe aiutarci a comprendere meglio le radici evolutive della convivenza sociale e del potere, che spesso la mette a rischio.”

Riferimenti

Francesconi M., Gamba M., Burghardt G.M., Pellis S.M., Palagi E. (2026). Despotism trumps phylogeny in explaining suppression of play among adults in non-human primates. Biology Letters, 22: 20250597. https://doi.org/10.1098/rsbl.2025.0597

In apertura: foto di Liran Samuni/Taï Chimpanzee Project, CC BY-SA via Eurekalert