L’empatia dei gelada: l’importanza dell’ascolto degli altri per una migliore coesione sociale
Anche senza vedere la scena, i gelada capiscono cosa accade tra altri individui semplicemente ascoltando i loro richiami
Le scimmie Theropithecus gelada tornano ancora a fare notizia! Le abbiamo conosciute come animali molto sorridenti, giocherelloni e dallo sbadiglio contagioso, ma una recente ricerca coordinata dall’Università di Pisa e pubblicata su Plos One mette in luce il loro lato “empatico”. Questi animali infatti continuano ad attirare gli studiosi per le loro impressionanti relazioni sociali, che passano anche attraverso vocalizzazioni in grado di trasmettere un’ampia gamma di stati affettivi grazie alla variabilità dei richiami.
Vocalizzazioni confortanti come caldi abbracci
Ascoltando semplicemente i richiami tra due individui, diversi primati possono ottenere informazioni sociali relative ai soggetti che stanno interagendo e intuire il contesto nel quale lo scambio sta avvenendo, mostrando un certo grado di consapevolezza di un conflitto tra terzi. Per esempio in molte specie le vittime di aggressioni emettono urla, richiami che trasmettono l’angoscia del soggetti. Tali emissioni vocali possono allertare o stimolare la risposta di altri individui, che a loro volta possono intervenire emettendo versi calmanti, per supportare una possibile conciliazione o per consolare il povero malcapitato. Le vocalizzazioni positive, infatti, possono innescare risposte neuroendocrine che promuovono la coesione sociale e riducono lo stress, imitando gli effetti tranquillizzanti del tocco fisico negli esseri umani.
I gelada, grazia alla loro comunicazione vocale eccezionalmente ricca, e sono quindi la specie ideale per approfondire questi fenomeni. Nello studio i ricercatori hanno esaminato come i gelada siano in grado di riconoscere e interpretare le interazioni vocali dei propri simili collegando i versi a dinamiche sociali di conflitto o riconciliazione, anche senza vedere la scena e anche se ascoltano le voci di individui che non conoscono.
Qualcosa non torna, ma ai gelada non sfugge nulla
La ricerca è stata condotta in 11 OMU (One Male Unit), ovvero gruppi composti da un unico esemplare maschio per più femmine e giovani non ancora maturi, nell’area non protetta di Debre Libanos, negli altopiani centrali dell’Etiopia.
I ricercatori hanno riprodotto agli esemplari maschi sequenze composte da vocalizzazioni di gelada che rispondono a un’aggressione (urla), seguite da un richiamo di carattere consolatorio/affiliativo. I ricercatori, in quest’ultimo caso, distinguono nei gelada due tipi di richiamo: i “grugniti” (grunts) e i “gemiti” (moans) cioè suoni a tono basso e rassicurante.
Ma hanno fatto anche l’inverso, trasmettendo prima i suoni positivi (grunts o moans) e poi le urla, violando il “paradigma” a cui gli animali sono abituati. Le vocalizzazioni erano state precedentemente registrate dai gelada presso il NaturZoo Rheine, in Germania, quindi per i soggetti sperimentali erano “voci” sconosciute”. L’area di osservazione delle scimmie dell’Etiopia è una zona di alimentazione, quindi, gli individui sono stati osservati in un contesto tranquillo e pacifico.
Le reazioni delle scimmie sono poi state registrate e analizzate statisticamente. I ricercatori hanno osservato come al momento della riproduzione degli stimoli sonori gli esemplari interrompevano la loro attività di foraggiamento e rivolgevano lo sguardo verso la fonte dei richiami. Questo avveniva per più tempo quando la situazione era considerata anomala, ovvero se le vocalizzazioni positive precedevano l’urlo portatore di angoscia. Le scimmie sono risultate più sensibili ai gemiti (moans), in quanto hanno interrotto più a lungo l’attività di alimentazione e hanno guardato per più tempo verso l’altoparlante in risposta agli scambi vocali contenenti gemiti affiliativi rispetto alle serie di grugniti.
Radici evolutive profonde
“I nostri risultati suggeriscono che i gelada possiedono una forma di intelligenza sociale che si manifesta anche attraverso l’ascolto degli altri – ha spiegato Elisabetta Palagi, professoressa associata al Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e responsabile del progetto – Sono in grado, attraverso la percezione e la decodifica delle sequenze vocali, di comprendere, interpretare e reagire alle dinamiche sociali in modo appropriato anche senza avere davanti la scena di ciò che sta accadendo. Un’abilità che getta luce sulle basi evolutive delle nostre stesse capacità empatiche”.
Questi comportamenti vocali riflettono quindi la complessità della comunicazione dei primati, dove le vocalizzazioni svolgono un ruolo attivo nella regolazione delle dinamiche sociali e nella facilitazione della cooperazione. Forse, ipotizzano gli autori, questa capacità sociale era presente già nel nostro antenato comune con le scimmie del Vecchio Mondo, ben prima della separazione dai grandi primati antropomorfi.
Riferimenti:
Luca Pedruzzi, Martina Francesconi, Alice Galotti, Bezawork Afework Bogale, Elisabetta Palagi, Alban Lemasson, “Wild gelada monkeys detect emotional and prosocial cues in vocal exchanges during aggression”, proceedings of PLOS One, 14 May 2025 doi: 10.1371/journal.pone.0323295
Immagine: Dave Watts, “Gelada group”, CC BY 2.0, by Wikimedia Commons

Sono laureata in Scienze biologiche presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Ho iniziato raccontando la natura ai ragazzi in un parco vicino casa e ho frequentato il Master Fauna e HD, per specializzarmi nella comunicazione ambientale.

