Gli scimpanzé sfruttano le alture per le loro tattiche territoriali?

Non sono solamente gli uomini che, nel corso della storia, hanno applicato tattiche di guerriglia coordinate e ben studiate. Lo scimpanzé occidentale, uno dei nostri parenti più stretti ancora in vita, dimostra che le azioni militari non sono un motore dell’evoluzione esclusivamente umano.

Quando si parla di comportamento può essere idea comune che, sotto certi aspetti, gli animali siano nettamente diversi da noi, ma in natura esistono molteplici esempi che smentiscono questa ipotesi e trovano invece spiccate similarità. In un recente studio pubblicato su PLOS Biology vengono infatti paragonate le strategie militari messe in atto da Homo sapiens nel corso della storia con un comportamento osservato negli scimpanzé, animali sociali e territoriali

Diverse specie sfruttano le alture, per esempio per individuare meglio predatori e prede (seppure all’interno di un raggio più o meno limitato). Habitat naturali con alberi molto alti o rocce sporgenti consentono, inoltre, la propagazione di segnali acustici di richiamo su lunghe distanze o di allarme tra individui conspecifici. D’altro canto, è nella nostra specie che lo studio della topografia e la conoscenza del territorio ha permesso l’attuazione di tattiche territoriali per vincere faide, guerriglie o dispute. Gli avamposti militari costruiti su promontori e/o colline hanno rappresentato, nel corso della storia, dei punti inespugnabili e ben protetti dagli attacchi nemici, agevolando le strategie di difesa e di attacco. Secondo lo studio però anche gli scimpanzé sfruttano le posizioni più elevate a proprio vantaggio, per osservare e comunicare, nelle situazioni di conflitto con un altro gruppo della stessa specie.

Per meglio comprendere come questi ominidi combinino il loro comportamento territoriale con lo sfruttamento pianificato dell’habitat in cui risiedono, sono stati studiati due gruppi di scimpanzé occidentali (Pan troglodytes verus) residenti nel Taï National Park (TNP), in Costa d’Avorio, i cui rispettivi territori (Est e Sud) si sovrappongono nelle aree periferiche.

Topografia dei territori degli scimpanzé nel TNP (linee rosse e blu). Le linee tratteggiate verticali rappresentano le aree periferiche di sovrapposizione degli dei due gruppi. I punti rappresentano le colline (superiori a 230m) utilizzate per i rilevamenti acustici e visivi. Immagine: dalla pubblicazione.

La competizione e il rapporto tra costi e benefici

Nelle specie sociali territoriali dove le rivalità tra sottogruppi comportano dei costi per la sopravvivenza di individui e comunità, dei comportamenti adattativi nei confronti degli avversari possono minimizzare i rischi intrinsechi delle interazioni e aumentare la competitività.

In contesti di questo tipo, dove la cooperazione tra individui “alleati” consentirebbe una pianificazione per la sorveglianza e il mantenimento di un’area, la pressione selettiva agente è rappresentata dalla presenza di un altro insieme sociale della stessa specie, considerato però “nemico”. Lo sfruttamento del territorio (in particolare delle alture del TNP per identificare individui ostili sconosciuti) da parte degli scimpanzé permetterebbe lo sviluppo di tattiche comportamentali volte a contrastare (o meglio evitare) le comunità limitrofe.

L’impegnarsi all’ascolto dei suoni (vocalizzazioni e rumori specifici) prodotti dai gruppi vicini di scimpanzé deve bilanciare i costi dovuti al dispendio energetico causato dall’arrampicarsi su alture utili per il pattugliamento a lungo raggio (nel TNP rappresentate da colline rocciose isolate con scarsa copertura arborea) e i benefici scaturiti dalla rilevazione di informazioni vantaggiose.

Lo studio prevede che l’uso di aree elevate da parte di questi ominidi aiuti nell’individuazione dei rivali e che la raccolta di informazioni avvenga preferenzialmente in regioni di confine rialzate, piuttosto che da regioni centrali del proprio territorio (sia collinari che pianeggianti). Inoltre, periodi di sosta (di riposo o di approvvigionamento) permetterebbero agli scimpanzé una maggiore attenzione uditiva, che quindi risulterebbe in una captazione delle vocalizzazioni nemiche molto più efficace.

In viaggio con gli scimpanzé

All’interno dell’area di sovrapposizione dei territori dei due gruppi di scimpanzé del TNP, le colline rocciose più alte superano circa i 230 metri, e 22 delle 103 alture totali scalate sono state visitate da entrambe le comunità. Durante i tre anni di studio (2013 – 2016), sono stati utilizzati GPS e modelli lineari generalizzati misti (GLMM), modelli statistici per valutare le attività decisionali degli scimpanzé rispetto i periodi di sosta, gli spostamenti (in aree collinari o di pianura) e alla presenza/assenza dei gruppi rivali.

I dati hanno mostrato che, lungo le aree di confine, il tempo impiegato dagli scimpanzé a riposarsi (e a viaggiare) è maggiore del tempo trascorso a cibarsi. Le attività di foraggiamento, infatti, aumentano la probabilità di essere riconosciuti dai rivali, producendo rumori e frastuoni captabili a lungo raggio. I periodi di sosta, inoltre, vengono riscontrati più spesso ad alta quota e in aree periferiche piuttosto che a bassa quota in aree territorialmente centrali. Nelle zone di confine, la probabilità di incrociare gruppi ostili aumenta e di conseguenza le colline rocciose diventano uno strumento utile per l’individuazione dei nemici. 

Infine, lo studio ha dimostrato che a brevi distanze intercomunitarie, le probabilità di avanzamento verso i rivali non sono influenzate dall’altezza, mentre lo sono a distanze maggiori. Lo squilibrio di potere (numerosità del gruppo rivale rispetto al proprio) è un altro fattore coinvolto nell’avanzata o nella ritirata degli scimpanzé, ma diminuisce d’importanza quando, su distanza lunghe, il rilevamento precoce tramite l’utilizzo di alture permette la determinazione preventiva della presenza di individui esterni al gruppo.

Maestri d’astuzia tattica

Sembrerebbe dunque che questi ominidi della Costa d’Avorio utilizzino le informazioni raccolte sulle colline rocciose del TNP di frontiera per prendere decisioni basandosi sulla valutazione della distanza dei gruppi rivali, la reciprocità di posizione (altura – pianura, altura – altura, pianura – pianura) e il proprio numero in termini di “potere”.

L’analisi tattica di questa specie si basa su astuzie a basso rischio per l’avanzamento in territori nemici: in un contesto competitivo, rilevare e raccogliere informazioni è alla base di un adattamento territoriale che permetta il minor dispendio energetico possibile e la conseguente massimizzazione dei benefici. Limitare le scalate sulle colline già visitate in un lasso di tempo breve e, potenzialmente, selezionare quali tra le colline di confine offrano una rilevazione più efficace permetterebbe poi un’ulteriore diminuzione dei costi.

Partendo dal presupposto che l’osservazione dei rivali non sia un sottoprodotto dell’utilizzo primario delle alture rocciose per il procacciamento del cibo, per l’esposizione al sole o per la semplice presenza di punti di riferimento, questi animali sembrerebbero utilizzare processi metacognitivi per valutare il “dove” raccogliere le informazioni e il “perché” sia necessario mettere in atto un adattamento territoriale di questo genere.

Nonostante il “comportamento sentinella sia molto comune nel regno animale, l’utilizzo delle colline per ottenere informazioni specifiche sui rivali che includano una conseguente coordinazione per la riduzione dei rischi, è meno frequente. Se fino a ora le tattiche militari preventive sono state considerate un motore dell’evoluzione cognitiva prettamente umana, questo studio ha messo le basi per dimostrare che la massima di Sun Tzu

“Anteponiti al nemico nell’occupare i luoghi rialzati e soleggiati […] allora sarai in grado di combattere con vantaggio”

possa potenzialmente applicarsi anche ai comportamenti degli ominidi come gli scimpanzé.

Riferimenti: Chimpanzees make tactical use of high elevation in territorial contexts. Lemoine SRT, Samuni L, Crockford C, Wittig RM (2023)Chimpanzees make tactical use of high elevation in territorial contexts. PLOS Biology 21(11): e3002350.https://doi.org/10.1371/journal.pbio.3002350

Immagine in apertura: Rufus46, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons