I movimenti socio-ambientali sono alleati chiave della biodiversità
Dalle proteste locali contro miniere e agricoltura intensiva alla difesa dei territori da parte delle comunità: le mobilitazioni dal basso giocano un ruolo centrale nella tutela degli ecosistemi, ma restano spesso invisibili nelle politiche globali
Uno studio pubblicato su PNAS mostra che i movimenti socio-ambientali contribuiscono in modo significativo alla conservazione della biodiversità a livello globale. Analizzando 2.801 mobilitazioni documentate tra il 1992 e il 2022 in 152 Paesi, i ricercatori evidenziano come queste azioni collettive contrastino direttamente attività ad alto impatto ambientale, come estrazione mineraria, combustibili fossili e agricoltura industriale
In concreto, questo significa che molte iniziative locali — per esempio opposizioni a nuove miniere, a impianti industriali o a grandi progetti infrastrutturali — finiscono per evitare la distruzione di habitat, la contaminazione delle acque o la frammentazione degli ecosistemi.
Uno dei risultati più interessanti è la sovrapposizione tra aree di mobilitazione e zone prioritarie per la conservazione: circa il 40% dei casi analizzati si colloca nel 30% dei territori più importanti per la biodiversità globale . In pratica, molte mobilitazioni avvengono proprio nelle aree più ricche di specie e più esposte a pressioni ambientali, come foreste tropicali, zone costiere o regioni soggette a sfruttamento intensivo delle risorse.
Un contributo concreto agli obiettivi globali
Le mobilitazioni contribuiscono al raggiungimento di 13 dei 23 obiettivi del quadro globale per la biodiversità Kunming-Montreal, in particolare quelli legati alla protezione e al ripristino degli ecosistemi.
Questo accade perché le azioni locali spesso intervengono su problemi molto concreti: bloccare un progetto estrattivo può evitare la perdita di habitat, contrastare una discarica può ridurre l’inquinamento, difendere un’area naturale può impedire la conversione del suolo. Anche senza un obiettivo esplicito di conservazione, queste mobilitazioni incidono direttamente sui principali fattori che causano la perdita di biodiversità.
Il costo della difesa dell’ambiente
Lo studio evidenzia anche un dato critico: circa un terzo delle mobilitazioni affronta repressione, criminalizzazione o violenza . Queste situazioni si verificano soprattutto nelle aree ad alta biodiversità e nel Sud globale, dove le risorse naturali sono oggetto di forte pressione economica. In questi contesti, difendere un territorio può significare entrare in conflitto con interessi industriali o politici rilevanti.
Secondo gli autori, le politiche globali dovrebbero riconoscere i movimenti socio-ambientali come alleati della conservazione, rafforzarne le capacità e garantire maggiore protezione a chi difende l’ambiente.
Il lavoro propone quindi di integrare queste forme di azione collettiva nelle strategie di conservazione, superando una visione che le considera marginali o conflittuali.
Riferimenti
Walter M., Scheidel A., Vadez C., Del Bene D., Temper L., Fanari E., Reyes-García V. (2026). Social movements are transformative agents for biodiversity conservation. Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 123(4): e2513327123. https://doi.org/10.1073/pnas.2513327123
In apertura: 2011, protesta contro il progetto dell’oleodotto Keystone XL davanti alla Casa Bianca. Di chesapeakeclimate, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

