I pinguini rispettano le nostre leggi…linguistiche

Per la prima volta è dimostrato che in una specie non primate le vocalizzazioni rispondono alle leggi tipiche della comunicazione umana


Lo studio della comunicazione acustica nei pinguini iniziò alla fine degli anni ’70 con le ricerche sulle due specie appartenenti al genere Aptenodytes. Il pinguino imperatore (A. forsteri) e il pinguino reale (A. patagonicus) sono i più grandi di tutto l’ordine degli Sfenisciformi e vivono in colonie ad altissima densità di individui, all’interno delle quali adulti e piccoli possono spostarsi liberamente: in tali condizioni, non vi sono altri punti di riferimento sicuri per ritrovare il proprio nucleo familiare se non i segnali acustici, perciò queste due specie erano perfette per iniziare a svolgere le prime indagini sui meccanismi di riconoscimento vocale nei pinguini.

Pur possedendo il più raffinato sistema di decodifica del segnale acustico tra tutti i pinguini, gli Aptenodytes rappresentano un’eccezione rispetto alle altre 16 specie di pinguini attualmente esistenti, in cui il nido rappresenta il punto di aggregazione di ciascun nucleo familiare. Gli studi sulle vocalizzazioni dei pinguini si sono quindi estesi, negli anni, a tutti gli altri generi ed hanno permesso di categorizzare le vocalizzazioni degli Sfenisciformi in diverse classi, a seconda della loro funzione: richiami “di contatto”, che permettono a individui isolati di localizzare i conspecifici all’interno della colonia, richiami “agonistici”, emessi per affermare la propria territorialità e spesso accompagnati da comportamenti intimidatori, e vocalizzazioni più complesse che assomigliano a canzoni.

Tra queste ultime, le “ecstatic display songs” possiedono una struttura particolarmente articolata in cui le emissioni vocali (sillabe) si alternano a intervalli di silenzio; tali sillabe possono essere di tre tipi: molto corte, molto lunghe e di durata intermedia. Per quanto riguarda il significato della vocalizzazione, da un lato essa serve come difesa territoriale, dall’altro riguarda la scelta del partner: il maschio, intonando la “canzone”, dimostra alla femmina di essere un maschio affidabile, capace di costruire un legame stabile per tutta la stagione riproduttiva.

È proprio l’ecstatic display song la vocalizzazione che è stata presa in considerazione in uno studio pubblicato su Biology Letters da un team di ricercatori, afferenti al dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, in collaborazione con l’Università di Lione. Favaro e colleghi hanno voluto indagare la complessità strutturale delle ecstatic display song del pinguino africano (Spheniscus demersus), per capire se la comunicazione acustica tra gli individui di questa specie rispettasse due delle leggi linguistiche tipiche dei sistemi di comunicazione mediata dal suono dei primati (umani e non umani), che sottendono ad un più generale principio di compressione del segnale. In dettaglio, la legge di brevità di Zipf afferma che nei sistemi di comunicazione esiste una tendenza universale a comprimere le informazioni, mentre la legge di Menzerath-Altmann afferma che se le parole sono composte da molti fonemi, la durata dei singoli fonemi tende ad essere molto breve e, viceversa, se le parole sono composte da lunghi fonemi, il numero di fonemi tende ad essere molto basso. In sostanza, le parole usate più frequentemente sono anche le più corte e la durata delle unità fonologiche diminuisce all’aumentare delle dimensioni del costrutto linguistico.

In effetti, analizzando dal punto di vista bioacustico e statistico la struttura di 590 ecstatic display song emesse da 28 pinguini africani di 3 colonie ex situ residenti in strutture italiane, i ricercatori hanno trovato che in questa tipologia di vocalizzazione la sillaba più breve è anche la più frequente rispetto alle altre sillabe e viene ripetuta in modo stereotipato durante l’intera “canzone”, probabilmente in modo da favorire la ridondanza del segnale, strategia utile in ambienti affollati come le colonie. Inoltre, proprio per via dell’alta incidenza delle sillabe più brevi, risulta che la durata media delle sillabe è inversamente proporzionale alla dimensione dell’intera vocalizzazione, in conformità con la seconda legge sopra menzionata.

Dai risultati di questo lavoro si può dunque concludere che anche nei pinguini esiste una pressione selettiva nei confronti degli elementi vocali più frequentemente utilizzati, a favore della loro compressione. Si sapeva già che tale pressione agisce in sistemi comunicativi molto complessi, come quello umano o quello di altri primati non umani come macachi e gibboni, ma non era mai stato dimostrato prima d’ora che ciò valesse anche per un taxon, quello dei pinguini, filogeneticamente molto lontano dai primati. Ovviamente non si può parlare di linguaggio vero e proprio, che per essere definito tale deve prevedere l’utilizzo di strutture lessicalizzate, semantica e sintassi, caratteristiche assenti nella gran parte delle vocalizzazioni animali; si può tuttavia affermare che esistono dei pattern statistici universali trasversali rispetto ai sistemi di comunicazione e riscontrabili indipendentemente dalla complessità dei sistemi stessi.


Riferimenti: Favaro, L., Gamba, M., Cresta, E., Fumagalli, E., Bandoli, F., Pilenga, C., … & Reby, D. (2020). Do penguins’ vocal sequences conform to linguistic laws?. Biology Letters16(2), 20190589

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