I taccuini rubati di Darwin
Non solo reperti storici, ma strumenti vivi che fanno luce sui metodi e sulle riflessioni dell’uomo che ha guardato il mondo in modo nuovo
“Mi rattrista profondamente dover lanciare un appello pubblico per aiutarci a recuperare due taccuini mancanti, uno dei quali contiene l’iconico schizzo dell’albero della vita di Charles Darwin.”
Era il 24 novembre del 2020 quando la dottoressa Jessica Gardner, direttrice della Cambridge University Library, rivelò in un video diffuso in rete che erano scomparsi due dei taccuini appartenuti al padre della teoria dell’evoluzione per selezione naturale. La biblioteca aveva perso le loro tracce dal 2000 e a lungo (forse troppo a lungo…) si pensò a un banale errore di catalogazione.
Guarda il video dell’appello per recuperare i taccuini perduti di Darwin:
La data dell’appello non è stata casuale: il 24 novembre si celebra l’Evolution day, cioè l’anniversario della pubblicazione dell’ Origine delle specie , uscito nel 1859. Senza quei taccuini, il libro di Darwin non sarebbe mai esistito. Riapparvero circa 16 mesi dopo, il 9 marzo del 2022. Furono trovati in un sacchetto rosa lasciato davanti all’ufficio di Gardner. Li accompagnava un biglietto dattiloscritto:
Bibliotecaria/buona Pasqua/X.
Nessuno ci può biasimare se non ricordiamo questa storia. Nel 2020 la nostra attenzione era tutta per il Covid , e da allora sembra che il ritmo della storia abbia accelerato, facendoci passare da un evento epocale all’altro. A 25 anni dalla loro sottaciuta scomparsa, raccontiamo quello che sappiamo di questo giallo (ancora da risolvere), ma soprattutto cogliamo l’occasione per ricordare perché i taccuini di Darwin sono tanto importanti. Cominciamo proprio da qui: di che documenti stiamo parlando?
L’evoluzione dei (e nei) taccuini di Darwin
Darwin è uno degli scienziati più studiati della storia, non solo per il suo impatto sulla scienza, ma perché durante la sua vita ha accumulato un’enorme quantità di documenti, molti dei quali sono giunti fino a noi. Tra questi ci sono anche molti diari e taccuini , cioè quaderni su cui lo scienziato appuntava le sue osservazioni e le idee. Queste pagine servivano a Darwin per pensare: non erano destinate alla pubblicazione, ma a essere consultate quando ne aveva bisogno.
Durante il viaggio del Beagle, che lo portò per cinque anni intorno al mondo (1831-1836), Darwin riempì una serie di “taccuini di campagna”, dove annotò le sue osservazioni in campo. Sulla via del ritorno cominciò il “taccuino rosso” per ragionare su quello che aveva visto, soprattutto su argomenti geologici. È su queste pagine che Darwin abbozzò la sua teoria sulla formazione delle barriere coralline, successivamente confermata. Ma non solo: riflettendo sulle specie osservate in Sudamerica, simili tra loro ma certamente distinte, è qui che Darwin scriverà:
“Eppure si è spinti a cercare un antenato comune. Perché due delle specie più strettamente affini dovrebbero trovarsi nello stesso paese?“
Sui contributi di Darwin alla geologia puoi leggere il libro di Guido Chiesura Darwin geologo. La formazione del giovane Darwin. Docenti e mentori, il viaggio iniziatico tra vulcani e atolli. Le opere geologiche (Società Geologica Italiana, 2014)
Nello stesso periodo, rimuginò su botanica e zoologia proseguendo il ”taccuino di Edimburgo”, così chiamato perché le prime note risalgono a quando era studente di medicina nella città scozzese. Un altro taccuino è quello ”sul modello di Sant’Elena”, che contiene appunto delle note geologiche sull’isola che Darwin visitò durante il viaggio. Il “modello” era appunto una ricostruzione tridimensionale dell’isola che Darwin aveva visto in un’accademia militare. Doveva esserne stato molto colpito visto che in una lettera del 1838 chiedeva di poterlo rivedere.
Tra il 1836 e il 1844 Darwin compilerà una nuova serie di taccuini, che lui stesso indicherà con lettere. Il taccuino A è di nuovo dedicato alla geologia; i taccuini che sono stati sottratti e poi restituiti sono conosciuti come taccuino B e taccuino C e assieme al taccuino D ed E costituiscono i “taccuini sulla trasmutazione”. Nei taccuini M e N, i cosiddetti “taccuini metafisici”, Darwin si dedica soprattutto alla nostra specie, ragionando sull’espressione delle emozioni, sul linguaggio, sulla morale.
I quattro “taccuini sulla trasmutazione” sono quelli dove Darwin ha concentrato molti dei ragionamenti che porteranno all’ Origine delle specie . La parola “trasmutazione”, infatti, si usava all’epoca per descrivere il cambiamento delle specie: l’idea circolava già da molto tempo tra i naturalisti, ma sarà Darwin, assieme a Wallace, a presentare una teoria coerente assieme alle prove necessarie per andare oltre le speculazioni.
Sui precursori di Darwin puoi leggere sull’Aula di Scienze Zanichelli l’articolo di Alfonso Lucifredi L’evoluzione prima di Charles Darwin.
È proprio in una pagina del taccuino B che troviamo il famoso schizzo dell’albero della vita sormontato da “ I think ”, io penso, nell’inconfondibile grafia dello scienziato: una vera e propria icona. Lo schizzo risale al 1837, quindi Darwin era già pienamente convinto della trasmutazione (evoluzione) poco dopo il suo ritorno. Ma la “gestazione” dell’ Origine delle specie era appena cominciata.
Nel 2019, a 160 anni dall’edizione originale, Zanichelli ha ristampato in anastatica la prima edizione italiana de L’origine delle specie , introdotta da due saggi inediti di Marco Ferraguti e Chiara Ceci. Sull’Aula di Scienze puoi leggerne alcuni estratti.
La digitalizzazione del patrimonio darwiniano
Secondo i registri della Cambridge University Library, i taccuini B e C erano stati prelevati per essere fotografati nel settembre del 2000 ed erano poi stati riportati nelle camere blindate dove sono custoditi i reperti più preziosi. Ma qualche mese dopo, inventariando, ci si accorse che non erano al loro posto. Si immaginò che fossero stati mal riposti: cose che possono capitare quando si custodiscono milioni di documenti, dai Principia di Newton alla Bibbia di Gutenberg. Ma gli anni passavano, e i taccuini non si trovavano.
La dottoressa Jessica Gardner era diventata direttrice della biblioteca nel 2017 e solo allora venne a sapere del problema, noto a una cerchia ristretta. Per Gardner ritrovare i taccuini diventò una priorità: era chiaro che i taccuini non erano stati semplicemente smarriti all’interno della biblioteca. L’unica cosa da fare era informare sia le forze dell’ordine, sia il pubblico, prima che un giornalista fiutasse lo scoop.
Ci si potrebbe chiedere come mai quello scoop non sia mai arrivato nei vent’anni precedenti, nemmeno con le celebrazioni internazionali del bicentenario darwiniano del 2009. Probabilmente perché, in ogni caso, la biblioteca li custodiva gelosamente e non aveva molti motivi per concedere a qualcuno di maneggiare oggetti così preziosi e delicati. La carta e l’inchiostro erano già stati analizzati da tempo dagli specialisti e per le mostre si erano sempre usate delle riproduzioni. Ma soprattutto ormai la loro consultazione diretta non era quasi mai necessaria. La digitalizzazione del patrimonio darwiniano aveva reso disponibili le trascrizioni e le immagini ad alta risoluzione dei taccuini. Chi voleva studiare quei documenti, poteva farlo da qualsiasi parte del mondo, senza accedere agli originali.
Oggi questo è vero per tutti i manoscritti di Darwin, che assieme alla sua corrispondenza e alla meticolosa ricostruzione delle sue biblioteche private (inclusi i 400 volumi a bordo del Beagle) sono a portata di click. Per esempio, il Darwin Correspondence Project della Cambridge University Library ha trascritto e reso pubbliche oltre 15.000 lettere, mentre i taccuini trascritti si possono trovare, assieme alle scansioni, anche sul sito del Darwin Manuscript Project , all’interno dell’American Museum of Natural History. Il sito più completo è The Complete Work of Charles Darwin online dell’Università di Singapore. Coordinato dallo storico John Van Wyhe, riunisce tutte le opere pubblicate da Darwin, i suoi appunti e i suoi manoscritti, e le integra con i libri che possedeva, le recensioni che riceveva, la bibliografia completa e il catalogo unificato dei manoscritti, oltre ai principali studi e opere a lui dedicate.
Gran parte degli originali è conservata, appunto, alla Cambridge University Library, che cominciò ad acquisire gli scritti di Darwin negli anni ‘40 del secolo scorso. Da allora sono seguite una serie di iniziative di catalogazione e trascrizione e infine è arrivata anche la digitalizzazione, con tutte le opportunità che offre. L’archiviazione digitale non solo assicura la sopravvivenza del documento oltre la sua forma materiale, ma lo rende accessibile a un pubblico globale. Così, studiosi e appassionati possono esplorare il percorso intellettuale di Darwin partendo dalle fonti primarie. Nel mese di aprile l’UNESCO ha riconosciuto questo immenso patrimonio inserendo l’archivio documentario di Charles Darwin nel Registro Internazionale della memoria del Mondo, lo strumento attraverso cui l’UNESCO tutela e valorizza i patrimoni documentari di eccezionale valore per l’umanità.
In questo video il team del Darwin Correspondence Project – Rosemary Clarkson, Shelley Innes, Alison Pearn, Anne Secord ed Elizabeth Smith – parlano del lavoro di individuazione, trascrizione e curatela delle lettere scritte da e indirizzate a Charles Darwin:
Il giallo irrisolto
In questo contesto, i taccuini non sono soltanto reperti storici, ma strumenti vivi che continuano a far luce sui metodi e sulle riflessioni di un uomo che ha saputo vedere il mondo in maniera radicalmente nuova. Questo, però, non vuol dire che la conservazione degli originali, in un luogo protetto e per il tempo più prolungato possibile, non abbia la sua importanza. Infatti, la restituzione di questi documenti ha toccato profondamente la comunità accademica e culturale.
Per esempio, Chiara Ceci, naturalista esperta della storia della famiglia Darwin, ha raccolto per Radio3Scienza (puntata dell’8 aprile 2022) il commento emozionato di Emma Darwin, scrittrice e discendente diretta del celebre naturalista:
Sono così contenta che i più importanti taccuini di Charles Darwin siano stati restituiti intonsi. Questi taccuini non sono solo una parte della storia della mia famiglia, che credevamo persa per sempre, ma rappresentano anche uno dei momenti più importanti del pensiero umano. È meraviglioso sapere che i taccuini hanno viaggiato nel tempo fino a oggi senza essere danneggiati e che sono di nuovo al sicuro nella biblioteca dell’Università di Cambridge.
E quindi torniamo al giallo: chi ha preso i taccuini e perché? Non lo sappiamo, ma sappiamo che chi ha restituito i taccuini sapeva bene quello che stava facendo.
Il 9 marzo 2022 la direttrice della biblioteca, Jessica Gardner, è entrata intorno alle 8 in ufficio e ha cominciato a lavorare. La borsa rosa è stata trovata davanti alla porta un’ora e mezza più tardi, all’arrivo dell’assistente personale della direttrice. La dottoressa Gardner riceve di continuo posta e altri materiali, che sono appunto lasciati davanti alla porta: l’assistente ritirò la busta senza controllare subito il contenuto, immaginando che fosse un regalo per la dottoressa. Poi, la sorpresa. Qualche giorno dopo le analisi confermarono che i taccuini erano autentici e che non erano stati danneggiati in alcun modo da quando erano stati sottratti.
L’ufficio della direttrice si trova al quarto piano della “torre”, un edificio di 17 piani che si erge sopra l’ingresso principale della biblioteca e non è particolarmente segnalato. Si tratta di un’area pubblica, utilizzata anche dagli studenti, ma all’epoca non era sorvegliata da telecamere. Chiunque sia stato evidentemente sapeva tutto questo e come muoversi nella biblioteca senza essere notato. Avrebbe potuto restituire i taccuini in molti altri modi e con meno rischi, per esempio lasciandoli al book drop: non avrebbe nemmeno dovuto entrare nell’edificio. E invece ha preferito recapitarlo in modo teatrale proprio alla persona che si era esposta con l’appello.
I taccuini rubati, assieme a molto alto materiale, sono stati esposti pochi mesi dopo alla mostra Darwin in Conversation , allestita alla Cambridge University Library in occasione della conclusione del Darwin Correspondence Project. Questa volta, in vetrina, c’erano davvero i taccuini originali.

Sulla scomparsa dei taccuini puoi leggere l’articolo di Simon Parkin Darwin’s Lost Treasure, Found pubblicato su The New Yorker e ascoltare la puntata del Cambridge University Library Podcast dedicata al caso.
In assenza di altre informazioni la polizia ha chiuso il caso, e forse non sapremo mai dove sono stati quei taccuini per vent’anni. Ma nessuno ci vieta di immaginarlo. Lo ha fatto il drammaturgo Marco Paolini nel suo nuovo spettacolo, Darwin, Nevada, che ha debuttato al Piccolo Teatro di Milano all’inizio di quest’anno. Scritto con la collaborazione di esperti darwiniani come lo storic Jim Moore, il paleontologo Niles Eldredge e il filosofo Telmo Pievani, usa la saga dei taccuini come espediente narrativo. Come si legge nel programma di sala:
Siamo partiti da un pretesto: il furto dei taccuini di Charles Darwin, avvenuto venticinque anni fa all’Università di Cambridge e misteriosamente conclusosi con la loro restituzione, circa vent’anni dopo, senza alcun indizio rispetto a cosa fosse accaduto nel lungo tempo intercorso. Noi abbiamo provato ad avanzare un’ipotesi e ne abbiamo fatto lo spunto narrativo del nostro viaggio. Dove ci siamo diretti? Là dove le teorie di Darwin sono forse meno accettate, ovvero in quel mondo protestante e conservatore che costituisce anche il blocco di elettori dominante della potenza economica e militare più forte del pianeta.
Guarda il trailer dello spettacolo di Marco Paolini Darwin, Nevada:
Foto in apertura: per gentile concessione di Chiara Ceci
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Aula di Scienze Zanichelli il 12 giugno 2025
Giornalista e comunicatore scientifico, mi sono formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrivo o ho scritto per le seguenti testate o siti: Il Tascabile, Wonder Why, Aula di Scienze Zanichelli, Wired.it, OggiScienza, Le Scienze, Focus, SapereAmbiente, Rivista Micron, Treccani Scuola. Curo la collana di divulgazione scientifica Zanichelli Chiavi di Lettura. Collaboro dalla fondazione con Pikaia, dal 2021 ne sono caporedattore.

