Il coccodrillo surfista

Il coccodrillo marino (Crocodylus porosus), con i suoi 6 metri di lunghezza, è a pieno titolo la specie di coccodrillo più grande del mondo. Oltre alle dimensioni, detiene un altro interessante primato: è molto diffuso e il suo areale di distrubuzione è estremamente esteso, in quanto lo si ritrova dalle coste dell’India orientale fino ad alcuni arcipelaghi della Polinesia (qui

Il coccodrillo marino (Crocodylus porosus), con i suoi 6 metri di lunghezza, è a pieno titolo la specie di coccodrillo più grande del mondo. Oltre alle dimensioni, detiene un altro interessante primato: è molto diffuso e il suo areale di distrubuzione è estremamente esteso, in quanto lo si ritrova dalle coste dell’India orientale fino ad alcuni arcipelaghi della Polinesia (qui un’immagine della sua distribuzione).

Nonostante questa specie viva prevalentemente nelle acque interne e nelle foci dei fiumi, numerosi esemplari sono stati osservati negli oceani molto lontani dalle coste e percorrere lunghe distanze a nuoto. Grazie a questi movimenti si crede che venga mantenuto il flusso genico tra le diverse popolazioni anche molto distanti tra loro. A tal proposito, infatti, non è mai stato segnalato un alto livello di diversità genetica (e fenotipica) tra i coccodrilli marini che abitano le acque interne e gli estuari nelle differenti regioni dell’area di diatribuzione.

In questi giorni, uno studio pubblicato dalla rivista Journal of Animal Ecology ha messo in luce la modalità mediante cui questi giganti riescono a percorrere le lunghe tratte in mare aperto pur non avendo la fama di grandi nuotatori. I coccodrilli marini sono in grado di sfruttare al meglio la direzione delle maree, quasi cavalcandole come abili surfisti. La scoperta è stata compiuta da un team di ricercatori della University of Queensland che ha applicato a diversi esemplari un dispositivo in grado di registrare la loro posizione con frequenza giornaliera. Grazie a questa procedura gli studiosi hanno verificato che i lunghi percorsi in mare aperto vengono intrapresi dai coccodrilli solamente quando la direzione delle correnti e delle maree risulta loro favorevole, incrementadone fortemente le potenzialità di movimento e garandendo a questa specie un’eccellente strategia di dispersione. Ad esempio, grazie alle correnti favorevoli un esmeplare ha percorso 590 chilometri in 25 giorni, mentre un altro ben 411 chilometri in 20 giorni.

Questo studio riesce finalmente a spiegare il meccanismo mediante cui questa specie è riuscita a colonizzare ambienti molto diversi e distanti tra loro. Inoltre, contribuisce alla compresione delle strategie di dispersione che nel corso della loro storia evolutiva (insieme alla loro straordinaria capacità di resitere per lunghi periodi senza bere nè mangiare) hanno consentito ai coccodrilli di attraversare le ampie barriere ecologiche costituite dagli oceani e di diffondersi nella maggior parte delle terre emerse.

Andrea Romano


Riferimenti:
Hamish A. Campbell, Matthew E. Watts, Scott Sullivan, Mark A. Read, Severine Choukroun, Steve R. Irwin, Craig E. Franklin. Estuarine crocodiles ride surface currents to facilitate long-distance travel. Journal of Animal Ecology, 2010; DOI: 10.1111/j.1365-2656.2010.01709.x

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons