Il sesso rende meno buoni

Uno dei dibattiti più scottanti in seno all’evoluzionismo contemporaneo è quello sui meccanismi che favoriscono la riproduzione sessuale rispetto a quella asessuale. Se, come è ovvio, la riproduzione asessuale (es. la partenogenesi) ha un potenziale riproduttivo doppio (si riproducono tutti gli individui, non solo le femmine), perché esistono così tante specie che si riproducono sessualmente, generando quindi meno figli?Un altro

Uno dei dibattiti più scottanti in seno all’evoluzionismo contemporaneo è quello sui meccanismi che favoriscono la riproduzione sessuale rispetto a quella asessuale. Se, come è ovvio, la riproduzione asessuale (es. la partenogenesi) ha un potenziale riproduttivo doppio (si riproducono tutti gli individui, non solo le femmine), perché esistono così tante specie che si riproducono sessualmente, generando quindi meno figli?

Un altro problema interessante è quello delle difese che le piante mettono in opera per non farsi mangiare dagli erbivori. Con buona pace delle catene alimentari, è evidente che quella pianta che riuscirà a farsi mangiare di meno lascerà più discendenti.

Un recente lavoro pubblicato su PNAS presenta una brillante ricerca che mette assieme i due temi precedenti. Gli autori hanno studiato due generi di piante della famiglia Onagraceae, Oenothera e Gayophytum, fra i quali il 15% delle specie ha abbandonato la riproduzione sessuale, e producono, attraverso complessi meccanismi, semi geneticamente identici ai genitori. Hanno ricostruito la filogenesi di 121 specie della famiglia, scoprendo che la sessualità è stata abbandonata indipendentemente da 18-21 specie diverse; hanno prese in considerazione 32 specie del gruppo, alcune a riproduzione sessuale e altre asessuali. Hanno sottoposto queste piante ad attacchi sperimentali da parte di insetti erbivori “generalisti” (di bocca buona, diremmo noi), e hanno trovato una nettissima differenza: le piante asessuali vengono consumate dal 19 al 32% in più rispetto a quelle sessuali. L’ovvia interpretazione è che la sessualità rimescola i caratteri fra maschi e femmine delle varie specie, e poiché esistono, all’interno di ogni specie, diversi geni per la resistenza agli erbivori, quindi all’interno delle specie sessuali ci saranno più individui dotati di diversi geni per la resistenza. Gli autori hanno anche verificato che succede usando dei coleotteri “specialisti” (=specializzati a mangiare solo certe specie), e con loro sorpresa hanno trovato che in quei casi aumenta il consumo delle specie sessuali. Gli autori ritengono che quegli stessi caratteri selezionati per la resistenza ai generalisti, attirano invece i consumatori specializzati.

Insomma: non esiste una strategia “perfetta” per sopravivere…

Marco Ferraguti


Riferimenti:
Marc T. J. Johnson, Stacey D. Smith, and Mark D. Rausher, Plant and Insect Biodiversity Special Feature: Plant sex and the evolution of plant defenses against herbivores. PNAS published online before print July 15, 2009, doi:10.1073/pnas.0904695106