Il Tanistrofeo dei mari svizzeri

Tramite l’uso di tecnologie 3d è stata identificata una nuova specie di rettile marino, Tanystropheus hydroides. La scoperta della nuova specie porta a una nuova consapevolezza sulla specializzazione dei rettili marini del Triassico


Lungo le coste dell’oceano Tetide del Triassico medio, circa 242 milioni di anni fa, nuotava un animale particolare. Si chiamava Tanystropheus hydroides, e i suoi resti sono stati trovati in località Monte San Giorgio, confine tra Canton Ticino e Lombardia. L’identificazione della nuova specie è stata annunciata in un articolo pubblicato su Current Biology.

Si trattava di un rettile molto peculiare. Era lungo circa 6 metri, di cui circa 3 solo di collo, mentre il torso era lungo solo 1. Nonostante si tratti di un rettile acquatico dotato di un collo molto lungo, non bisogna confonderlo con i più famosi Plesiosauridi, che compariranno qualche milione di anni dopo, nel Triassico superiore, e che col Tanistrofeo non sono affatto imparentati. Il collo di quest’ultimo, infatti, benché molto lungo era composto solo da 13 vertebre molto allungate, e di conseguenza non doveva essere molto flessibile. I suoi arti, inoltre, non erano pinne.

Il genere del Tanistrofeo è conosciuto già da tempo, in quanto la sua prima descrizione risale al 1852. Era però stata identificata una sola specie, Tanystropheus longobardicus. Negli anni sono stati trovati numerosi resti fossili di questo rettile, ma c’erano molti dubbi sul suo riguardo, soprattutto a causa delle dimensioni. Alcuni esemplari erano lunghi circa sei metri, mentre altri solo poco più di uno, una differenza che non si sapeva se attribuire all’età o all’appartenenza a un’altra specie.

Il fatto che il cranio dell’olotipo fosse rimasto compresso nel sedimento in cui si è fossilizzato, occultando gran parte della sua anatomia, di certo non aiutava. Per fortuna però questa compressione si è limitata a disarticolare le singole ossa del cranio, invece di deformarle o schiacciarle. I ricercatori hanno quindi potuto utilizzare una tecnica nota come Synchrotron Radiation Microtomography, una sorta di TAC, che ha permesso di ricostruire il modello 3d del cranio di T. hydroides, portando all’identificazione della nuova specie.

Questo procedimento ha permesso di identificare le differenze tra i crani del piccolo T. longobardicus e del grande T. hydroides. Il primo ha infatti un cranio molto più verticalizzato nella parte posteriore, di forma molto triangolare, e denti laterali dotati di 3 cuspidi. T. hydroides ha invece denti molto lunghi e appuntiti, che nella parte anteriore si incrociano in una struttura simile a una trappola per pesci. Analisi sulle ossa di uno degli esemplari di T. longobardicus hanno poi confermato che si trattava di un animale adulto, non di un giovane, nonostante fosse più di tre volte più piccolo di T. hydroides. La differenza di dimensioni, unita a quella di struttura cranica e dentizione, ha portato alla conclusione che si trattasse di due specie diverse.

Lo studio tramite la microtomografia ha permesso di ricostruire anche l’orecchio interno di T. hydroides. Era del tutto inadatto alle immersioni in profondità e questo, unito alla forma fisica tutt’atro che idrodinamica, fa pensare che cacciasse in acque poco profonde. Probabilmente lo faceva tramite veloci scatti laterali del collo, mentre era occultato in acque torbide. L’elevato livello di specializzazione delle due specie di Tanistrofeo, insieme alle loro differenze anatomiche e al fatto che convivessero nello stesso periodo nelle stesse zone, fa pensare che ci fosse una ripartizione delle nicchie ecologiche tra esse. In altre parole, nonostante uno stile di vita simile cacciavano prede diverse.

Questo notevole esempio di uso di tecniche moderne per lo studio di materiali paleontologici mette in luce come fosse complesso l’ecosistema marino del Triassico.


Riferimenti:
Stephan N.F. Spiekman et al. Aquatic Habits and Niche Partitioning in the Extraordinarily Long-Necked Triassic Reptile Tanystropheus. Current Biology, published online August 6, 2020; doi: 10.1016/j.cub.2020.07.025

Riferimenti immagine: Image credit: Emma Finley-Jacob