Immacolata concezione

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Dopo un recente caso allo zoo Henry Doorly nel Nebraska, viene segnalato un altro episodio di nascita di uno squalo in assenza di fecondazione, sottolineando come questa caratteristica sia tipica dell’intero gruppo animale e non solo di una specie isolata. Lo scorso anno, infatti, era stato confermato che un piccolo squalo martello della specie Sphyrna tiburo, nato nel 2001, era […]

Dopo un recente caso allo zoo Henry Doorly nel Nebraska, viene segnalato un altro episodio di nascita di uno squalo in assenza di fecondazione, sottolineando come questa caratteristica sia tipica dell’intero gruppo animale e non solo di una specie isolata. Lo scorso anno, infatti, era stato confermato che un piccolo squalo martello della specie Sphyrna tiburo, nato nel 2001, era venuto alla luce senza alcun contributo paterno. I risultati, liberamente accessibili, sono stati pubblicati sulla rivista Biology Letters.

Ciò che sembrava una stranezza, si è ripetuta in questi giorni presso il Virginia Aquarium, dove è stato documentata la nascita un piccolo squalo pinnanera (Carcharhinus limbatus) all’interno di una vasca in cui non erano presenti maschi conspecifici da ben otto anni! Anche in questo caso, le analisi molecolari hanno confermato l’assenza di marcatori genetici che identificassero un contributo genetico paterno.

Questo fenomeno di nascita verginale viene chiamato partenogenesi ed è una modalità di riproduzione molto comune tra gli invertebrati, tra cui spiccano i rotiferi bdelloidei, organismi che non praticano riproduzione sessuale da decine di milioni di anni (Sesso? No, grazie! da Pikaia del 21/03/2007). Per quanto riguarda i vertebrati, oltre il sopraccitato caso del piccolo squalo martello, sono conosciuti solo pochi e sporadici casi in rettili ed anfibi (Nascono varani da uova non fecondate, da Pikaia del 21/12/2006).

In questo caso, i ricercatori che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Journal of Fish Biology, parlano di partenogenesi automittica, quel processo tramite cui l’uovo, diventato aploide, recupera la diploidia attraverso il riassorbimento del secondo globulo polare, che si fonde con il pronucleo femminile, oppure in cui avviene la coniugazione dei nuclei derivanti dalla prima divisione dello zigote. Al termine di questo processo l’embrione si svilupperà dunque con una coppia del genoma materno.

L’abilità degli squali di riprodursi senza l’accoppiamento e la conseguente fecondazione potrebbe rappresentare un’importante risorsa grazie a cui questi animali potrebbero essere in grado di sopravvivere in condizioni di difficoltà, come quelle attuali, che vedono le popolazioni di tutto il mondo sempre meno numerose a causa della attività umane. Tuttavia, è difficile che la partenogenesi possa sostituirsi completamente alla riproduzione sessuale: infatti, i questi due casi documentati, le madri hanno dato alla luce un solo piccolo, invece dell’intera figliata costituita da un numero variabile di individui.

Andrea Romano


Chapman et al. Parthenogenesis in a large-bodied requiem shark, the blacktip Carcharhinus limbatus. Journal of Fish Biology, 2008; 73 (6): 1473 DOI: 10.1111/j.1095-8649.2008.02018.x

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons