Imparare a comunicare: da piccoli, grazie ai grandi

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Uno studio su bambini e diamanti mandarini suggerisce che lo sviluppo delle sequenze vocali non dipenda solo dalla maturazione motoria, ma anche dal feedback ricevuto dagli adulti

L’uomo è un animale sociale che non può prosperare o essere felice al di fuori di una comunità: questa è la conclusione a cui arriva già Aristotele nel IV secolo a.C. e che potrebbe spiegare perché, ancora oggi, con lo sviluppo delle neuroscienze, siamo così interessati a capire come funziona la socialità umana e quanto ne siamo dipendenti per poter vivere dignitosamente.

Fin dall’inizio della vita, gli esseri umani hanno bisogno di qualcuno che se ne prenda cura per un lunghissimo periodo di tempo, se confrontato con altri animali. Questo perché lo sviluppo delle nostre capacità, come camminare sugli arti inferiori, usare le mani e parlare, richiede tempo e, soprattutto, esempi e interazione.

In questo contesto si inserisce un articolo interessante, pubblicato nel febbraio 2026 su Philosophical Transactions of the Royal Society B da cinque psicologi americani. Spesso la discussione nel campo dello sviluppo del linguaggio si concentra su come i bambini imparino nuovi fonemi, mentre in questo caso la domanda è diversa: il feedback sociale che i piccoli ricevono dagli adulti influenza lo sviluppo delle loro sequenze vocali, oppure conta solo la maturazione motoria? E se è vera la prima ipotesi, quanto è forte questa influenza?

I ricercatori hanno messo a confronto bambini molto piccoli con dei giovani di diamante mandarino (Taeniopygia guttata), una specie di uccelli sociali spesso usata per studiare l’apprendimento vocale. Una volta sottoposti entrambi a stimoli diversi – per esempio le risposte dei genitori ai vocalizzi emessi dal bambino oppure video di uccelli adulti della stessa specie mostrati in risposta al canto dei giovani maschi – i dati ottenuti mostrano che lo sviluppo delle sequenze vocali effettivamente non dipende solo dalla maturazione motoria, cioè dal progressivo affinamento delle capacità fisiche e di controllo necessarie per produrre suoni, ma anche dagli input che piccoli e giovani ricevono dagli adulti. 

Che cosa succede nei bambini

Nel caso umano, gli autori hanno osservato bambini di 10 mesi in uno studio e bambini di 5 e 10 mesi in un altro, valutando poi a 18 mesi alcuni aspetti dello sviluppo del vocabolario. Nei bambini le risposte dei genitori arrivavano molto più frequentemente in seguito a vocalizzazioni prodotte in sequenza, più che a singole sillabe isolate. Più precisamente, a 10 mesi le sequenze vocali suscitavano più facilmente risposte verbali dei caregiver rispetto alle sillabe isolate, e questo effetto non dipendeva solo dal fatto che le sequenze fossero più lunghe. Questo, se ripetuto durante lo sviluppo, portava il bambino a emettere vocalizzi sempre più complessi e sempre più simili alla struttura del parlato adulto.

È un fenomeno che a noi adulti fa spesso sorridere quando parliamo con dei bambini che cercano di imitare le nostre conversazioni: è una fase del linguaggio fatta di vocalizzazioni prelinguistiche, cioè suoni che non sono ancora parole vere e proprie ma iniziano a ricordare la struttura del parlato (babbling).

Dai 5 mesi in poi, e poi di continuo fino all’adolescenza e anche alla fase adulta, noi umani continuiamo a usare gli esempi che ci vengono dai più grandi per migliorare il nostro linguaggio, imparare non solo più parole, ma anche come formulare frasi con un ritmo più incalzante. All’inizio le frasi contengono meno sillabe ma con un tempo di pronuncia più lungo; crescendo, invece, i tempi si accorciano e le sillabe aumentano. Questo fenomeno viene spiegato come “compressione delle sequenze” e non è solo un modo per risparmiare tempo. Nel lavoro, questa “compressione” indica il fatto che nelle sequenze vocali aumenta il numero di sillabe prodotte al secondo.

Nei bambini seguiti tra i 5 e i 10 mesi emerge poi un altro risultato importante: quanto più spesso, a 5 mesi, le sequenze vocali ricevevano una risposta da parte dell’adulto, tanto più nei mesi successivi queste sequenze tendevano a diventare più rapide e compatte. Inoltre, questa maggiore compressione risultava associata ad alcuni aspetti del vocabolario osservati a 18 mesi.

Che cosa succede nei diamanti mandarini

Nei diamanti mandarini, invece, gli autori hanno studiato giovani maschi durante la fase di apprendimento del canto, registrandoli in particolare a 45 e 90 giorni dalla schiusa. Anche qui osservano un aumento della rapidità delle sequenze vocali durante lo sviluppo, ma con una differenza importante: la compressione delle sequenze risulta più chiara negli animali che ricevono una risposta sociale collegata al proprio canto.

Nel gruppo sperimentale, per esempio, al canto del giovane maschio seguiva il video di una femmina adulta che mostrava un comportamento sociale di risposta, il cosiddetto fluff-up: arruffava il piumaggio e muoveva rapidamente la parte superiore del corpo da un lato all’altro. Nel gruppo di controllo, invece, gli stessi video comparivano negli stessi momenti, ma non come conseguenza diretta del canto del singolo animale. In questo modo gli autori potevano distinguere meglio il ruolo del feedback sociale da quello della semplice pratica.

Solo nei giovani maschi che ricevevano una risposta sociale collegata al proprio canto, inoltre, la maggiore compressione delle sequenze si associava a una maggiore somiglianza del canto finale con quello del tutor, cioè dell’adulto da cui il giovane apprende il canto.

Questo risultato è particolarmente interessante perché, nei diamanti mandarini, il canto dei maschi ha un ruolo nel corteggiamento. Un ritmo più rapido delle sequenze vocali può ridurre lo sforzo di ascolto ed evitare l’assuefazione del ricevente. Inoltre, nei diamanti mandarini un canto più rapido è preferito dalle femmine. Con suoni più brevi, poi, diminuisce anche la sovrapposizione con il canto di altri individui, della stessa specie o di specie diverse: pensate quanto questo possa diventare importante in un ambiente in cui si sovrappongono molti canti diversi.

Che cosa suggerisce lo studio

Con i dati ottenuti i ricercatori mettono l’accento su quanto il contesto sociale sia importante non solo nella specie umana, ma anche nelle altre specie sociali. Più precisamente, il lavoro suggerisce che, nello sviluppo delle sequenze vocali, la maturazione motoria da sola non sembri bastare: per rendere le vocalizzazioni via via più rapide, organizzate ed efficaci conta anche il feedback ricevuto dagli adulti. Nei bambini questo feedback arriva soprattutto dai caregiver, mentre nei diamanti mandarini passa attraverso risposte sociali associate al canto. In questo senso, lo sviluppo della comunicazione vocale non appare come un processo soltanto individuale, ma come il risultato di una continua interazione tra capacità motorie e ambiente sociale.

Riferimenti

Elmlinger S.L., Carouso-Peck S., Albert R.R., Wilk A., Goldstein M.H. (2026). The social origins of vocal sequences in songbirds and human infants. Philosophical Transactions of the Royal Society B, 381: 20240366. DOI: 10.1098/rstb.2024.0366.