La battaglia delle farfalle

Se amate le farfalle (o se le farfalle vi incuriosiscono) non c’è modo migliore per concludere quello che è stato definito dal WWF il mese delle farfalle se non leggendo l’ultimo libro di Peter Laufer “La battaglia delle farfalle”. Peter Laufer, giornalista e corrispondente di guerra californiano, guida il lettore alla scoperta del variegato mondo degli appassionati di farfalle… un

Se amate le farfalle (o se le farfalle vi incuriosiscono) non c’è modo migliore per concludere quello che è stato definito dal WWF il mese delle farfalle se non leggendo l’ultimo libro di Peter LauferLa battaglia delle farfalle”.

Peter Laufer, giornalista e corrispondente di guerra californiano, guida il lettore alla scoperta del variegato mondo degli appassionati di farfalle… un modo fatto da entomologi professionisti (in università o enti di ricerca), entomologi amatoriali, allevatori e venditori, guardie forestali e bracconieri, senza dimenticare gli “entomofagi” che cucinano deliziosi piatti (così dicono loro!) a base di farfalle e altri insetti. Sebbene alcune figure siano troppo caricaturizzate, ho trovato molto ben descritto un mondo che conosco essendo io interessato agli insetti per lavoro, per passione e per puro piacere, sebbene tale passione non mi abbia mai spinto sinora ad assaggiarli!

Partendo dal Nicaragua, Laufer inizia un viaggio che lo porterà alla scoperta della biologia e della biodiversità delle farfalle oltre che a osservare gli effetti della distruzione e la trasformazione degli habitat, dell’agricoltura intensiva, dell’inquinamento e del mercato del collezionismo sulla loro sopravvivenza.

Sebbene incentrato sulle farfalle, il libro di Laufer si presta a una analisi più ampia rispetto ai soli lepidotteri e può essere una interessante lettura in genere per chi vuole cercare di capire gli effetti che l’uomo ha sui diversi habitat presenti sulla Terra e sulla biodiversità che in questi habitat sia è evoluta in milioni di anni e sui cui l’uomo ha avuto effetti nocivi in tempi ben più brevi. Le farfalle non sono infatti solo semplici insetti, ma anche preziosi indicatori dello stato di salute del nostro pianeta ed il ritmo veloce con cui molte specie si sono estinte, o si stanno estinguendo, chiaramente mostra lo stato crescente di degrado del pianeta Terra. Come sottolineato in una recente nota del WWF Italia: “Sebbene in Europa siano presenti 482 specie di farfalle diurne (tra cui 142 esclusive del continente), queste stanno subendo una sensibile diminuzione: negli ultimi 10 anni, il 31% delle farfalle europee ha subito un sensibile declino e il 9% è considerato ormai a rischio”. Non sono solo però le farfalle a passarsela male, basti pensare alla catastrofe dovuta alla marea nera nel Golfo del Messico (di cui è impossibile definire l’esatto impatto ecologico), oppure alla continua deforestazione in Amazzonia e le ripetute notizie di danni ambientali dovuti ad attività industriali.

Perché dovremmo tutelare le farfalle e la biodiversità in generale mi è stato chiesto una volta? non dovremmo forse dare la precedenza al benessere della nostra specie? Ciò che non possiamo ignorare è che la nostra specie è parte di un sistema complesso in cui noi dipendiamo da altri organismi per sopravvivere (basti pensare all’agricoltura ed al ruolo svolto dagli insetti impollinatori). L’uomo è spesso descritto come animale culturale e, scrive Luafer, così come ci importa della Monna Lisa o della musica classica perché sono parte del nostro patrimonio culturale, così dovremmo cominciare a vedere la natura come parte del nostro patrimonio culturale. Così come la Monna Lisa è unica, ciascuna specie vivente lo è oggi sul nostro pianeta. Ciascun essere vivente è infatti il frutto dell’evoluzione ovvero di un processo che non si può prevedere, e soprattutto vi è la certezza che riavvolgendo il film della vita (nella metafora usata da Stephen J. Gould), la successiva proiezione non sarebbe uguale a quella precedente ovvero le specie estinte non torneranno ad esistere. La biodiversità andrebbe quindi tutelata perché data un insieme unico ed irripetibile di specie. La tutela dell’ambiente costituisce quindi una sfida per l’umanità intera: si tratta del dovere, comune e universale, di rispettare un bene collettivo e speriamo che l’uomo sia all’altezza di questa sfida.

Uno degli ultimi capitoli è dedicato al rapporto evoluzione/creazione, poiché alcuni degli appassionati di farfalle consultati da Laufer si sono dichiarati creazionisti e ritengono che le farfalle siano state create da Dio e che la loro perfezione sia la prova del fatto che esse siano frutto della creazione: “Dio ha solo detto… ecco qui. Ecco ciò che voglio. Voglio questa bellezza. Voglio quei colori”. Queste affermazioni non possono non colpire poiché ci si aspetterebbe che un appassionato conosca ciò da cui deriva la propria passione, ma evidentemente le persone intervistate non avevano letto nulla, ad esempio, sull’evoluzione dei meccanismi alla base della forma e dei colori delle ali delle farfalle e neppure sull’evoluzione dei geni implicati nella loro metamorfosi, peccato… perché in un elegante studio pubblicato alcuni anni or sono su PNAS alcuni autori hanno dimostrato che uno stesso gene regolatore determina la metamorfosi completa delle farfalle e la maturazione degli insetti che, come le cavallette, subiscono una metamorfosi incompleta. E’ vero: non è possibile non meravigliarsi a fronte delle incredibili forme delle farfalle ed è ancora più avvincente scoprire che ogni giorno che passa aumenta la nostra capacità di capirne l’origine e l’evoluzione. Ne “L’origine delle specie” Darwin scriveva: “Quando non guarderemo più gli esseri viventi come un selvaggio guarda un bastimento, cioè come si guarda qualcosa che trascende completamente la comprensione, quando contempleremo ogni prodotto della natura considerandolo come qualcosa che abbia una storia (…), quanto (parlo per esperienza) diventerà più interessante lo studio della storia naturale” e noi oggi, grazie alla teoria dell’evoluzione, siamo ogni giorno che passa un po’ meno selvaggi che si incantano a guardare le navi che passano.

Mauro Mandrioli