Una lettura per l’estate: La città e l’abisso, il primo romanzo giallo scritto da Claudio Bandi, microbiologo, parassitologo ed evoluzionista

A person and person looking at each other AI-generated content may be incorrect.

Un giallo avvincente in cui, tra delitti e indagini, emerge la formazione dell’autore, con riferimenti a
ecologia, zoologia, fisica dei sistemi complessi ed evoluzione, per chi ama la natura oltre la trama

Titolo: La città e l’abisso

Autore: Claudio Bandi

Editore: Mondadori

Anno: 2025

Formato: In ebook su tutte le piattaforme dal 3 luglio 2025. In edicola dall’8 luglio 2025*

La città e l’abisso è un romanzo sorprendente per la ricchezza dei suoi diversi piani di lettura. In ambito letterario, questa stratificazione narrativa richiama la complessità del reale, quella che esplorano discipline come l’ecologia, la sociologia e la storia. Vediamo perché.

Il primo livello di lettura è quello del romanzo giallo. Scritto con uno stile hard-boiled, presenta una trama ambientata nei bassifondi criminali della Los Angeles degli anni ’50. Una città descritta come un organismo vivente, quasi un olobionte. Il romanzo si sviluppa seguendo un’indagine complessa, condotta dal detective privato William Slaytor, figura che richiama da vicino Philip Marlowe, l’archetipo del detective duro ma onesto. Un ottimo giallo, solido, ben scritto, ricco di colpi di scena. Non a caso vincitore del Premio Tedeschi 2025. Per recensioni relative a questi aspetti potete accedere a questi link: Inkroci; Corriere della Sera.

Il secondo livello di lettura è quello della denuncia sociale, delle contraddizioni dell’America del secondo dopoguerra. L’America del maccartismo in una società ancora segnata dal razzismo, ma anche da cambiamenti profondi, con molte donne che prendevano coscienza delle proprie capacità, che combattevano per diventare artefici del proprio destino.

Il terzo livello di lettura è quello della cultura popolare dell’America del secondo dopoguerra: automobili, motociclette, gare NASCAR, cinema e televisione. Il romanzo è denso di riferimenti a grandi film e serie televisive del passato.

Il quarto livello di lettura è offerto dal protagonista stesso, William Slaytor, che condivide con il lettore i suoi pensieri. È un poliziotto colto, con un’istruzione universitaria, che riflette sul determinismo e sull’imprevedibilità dell’universo. Sull’illusione del libero arbitrio e sulla necessità, comunque, di combattere per una libertà possibile. Descrive la grande città come un unico organismo vivente, un concetto che richiama le idee di Humberto Maturana. La città di Slaytor è il suo universo: un universo alla Laplace, deterministico ma complesso, dove solo un demone potrebbe prevedere il futuro. C’è quasi un’eco di Lorenz, della teoria del caos e dell’effetto farfalla, nel capitolo finale, dove si parla esplicitamente di determinismo e imprevedibilità.

Il quinto livello potrebbe essere quello biologico. Sottotraccia, di capitolo in capitolo, l’autore non riesce a nascondere la sua formazione, il suo essere biologo e naturalista. Ed è così che il lettore incontrerà riferimenti all’orso degli Appalachi, al ratto accumulatore, allo scarabeo stercorario, e a una selezione a volte crudele, che può essere senza pietà verso le creature imperfette. Ma è proprio nel quadro della città-organismo del detective William Slaytor, deterministica, crudele e imprevedibile, dominata da corrotti e corruttori, che lo stesso Slaytor ci consegna il suo messaggio di speranza:

“Eppure, eccoli lì: un gruppo di studenti di vent’anni, forse anche più giovani, pronti a scommettere il loro futuro sulle loro passioni, sulla conoscenza. Sullo studio delle piante, degli animali, del mondo naturale. Pronti a dedicare ore all’osservazione di uccelli impegnati nella costruzione di un nido, di scarabei stercorari con la loro pallina di escrementi, o del packrat, il ratto accumulatore. Gli studenti del giardino botanico mi insegnavano che qualcosa di buono continuava a esistere, anche in una città come Los Angeles.”

Da queste parole traspare l’esperienza dell’autore, nel suo ruolo di docente universitario, che emerge anche nei ringraziamenti rivolti ad allievi e studenti.

Non sorprende quindi che il romanzo porti un forte richiamo alla responsabilità individuale: alle conseguenze che le nostre azioni possono avere sugli altri, quando inseguono solo le nostre pulsioni edonistiche, la realizzazione di noi stessi, senza considerare il sistema nel suo complesso. L’effetto farfalla, appunto. E ancora, un capitolo intitolato La logica della verità, che richiama il capolavoro di Kurosawa, Rashomon.

In sintesi, La città e l’abisso adotta un approccio multidisciplinare e integrato alla ricostruzione di frammenti della storia dell’America del secondo dopoguerra, unendo scienze naturali e umane. Il messaggio è chiaro: gli eventi devono essere analizzati considerando molteplici piani di lettura — fisico, ambientale, culturale, sociale — per comprenderne le cause profonde. Adottando una visione olistica, alla ricerca di connessioni. In questo senso, La città e l’abisso è un romanzo da leggere con lo sguardo di un ecologo evolutivo, se è la complessità dell’ecosistema ciò che ci appassiona; di un teorico dei sistemi, se crediamo nell’importanza dei modelli; o in chiave Big History, se è la storia la nostra passione. Io l’ho letto in quest’ultima chiave. Ed è questo il mio invito ai lettori di Pikaia: se leggerete il romanzo di Bandi, provate a farlo con un approccio Big History.

Ma, se preferite, leggetelo semplicemente come un giallo, di quelli che portiamo con noi in treno, in aereo o in riva al mare.

*I diritti d’autore sulle prime 5000 copie vendute di “La città e l’abisso” verranno utilizzati per iniziative a favore della Fondazione Ivo de Carneri, attiva in progetti di lotta a malattie neglette in Africa subsahariana. Il primo atto concreto di questa collaborazione tra Claudio Bandi e la Fondazione consisterà nell’erogazione di quattro premi per giovani ricercatori, per progetti su agenti infettivi responsabili di malattie tropicali.