La lunga attesa di Mary Anning

Cosa lega Evie Swire, tredicenne inglese e Mary Anning, scienziata vissuta nell’Ottocento? La passione per la scienza. La giovane studentessa, due anni fa, avviò la raccolta fondi online Mary Anning Rocks per poter commissionare la statua di Anning. Probabilmente, entro maggio 2022, a Lyme Regis, nel Dorset, luogo natale della scienziata, tutto sarà pronto. Da tempo il mondo scientifico si sta sforzando di riconoscerle, finalmente, i suoi meriti.

[clearboth]

Oxford Dictionary of National Biography, edizione del 1901: Mary Anning appare solo nel materiale supplementare. Oxford Dictionary of National Biography, edizione del 2022, comprendente più di 60000 biografie, 72 milioni di parole e 11000 ritratti: Mary Anning compare in due voci. Come Don Abbondio ne I promessi sposi di Alessandro Manzoni, mi sono chiesta: «Carneade! Chi era costui?»

Mary Anning non era una persona ordinaria. Le circostanze, tuttavia, non erano delle migliori nell’Inghilterra dell’età Georgiana (e Vittoriana poi). Numerosi erano i motivi di marginalità, tra i quali spiccano il fatto di essere donna, di una minoranza religiosa, appartenente alla cosiddetta working class e povera. “Principessa della paleontologia”. “Cacciatrice di fossili”, “Pioniera della paleontologia”, “Figlia di un falegname”, “Eroina decisamente improbabile”, Leonessa della geologia …ma è così difficile scrivere o nominare solo la parola “scienziata”? Solo Marygold Watney, giornalista di The Morning Post, nel 1931 chiamò Mary Anning “la prima geologa”.

Procediamo con ordine e dedichiamo il primo pezzo di L’evoluzione non ha genere alla riscoperta di una scienziata britannica del XIX secolo.

Mary Anning: famiglia e contesto storico

Nacque il 21 Maggio 1799 nel villaggio costiero di Lyme Regis, nel Dorset (Inghilterra), in una famiglia di dissidenti religiosi molto poveri in un periodo in cui si credeva che la Terra fosse stata creata da Dio circa 4000 anni prima e che le specie non si potessero né evolvere né estinguere. Durante l’infanzia di Anning, Giorgio III era sovrano, la nazione era in guerra contro Napoleone e Jane Austen scriveva Ragione e sentimento.

Di nove o dieci figli, solo Mary e suo fratello maggiore Joseph raggiunsero l’età adulta. Il padre, Richard Anning era ebanista e, nel tempo libero, raccoglieva fossili. Fu lui a insegnarle come cercare e pulire le preziose “curiosità” che trovavano in spiaggia, a trasmetterle i segreti per preparare al meglio quelli che finivano esposti in bottega per essere venduti. La sua morte improvvisa, nel 1810, lasciò la madre Mary (‘Molly’) Anning con due figli da crescere e debiti da pagare. Bisognava rimboccarsi le maniche. E la famiglia Anning lo fece. Molly incoraggiò i figli a continuare con l’inusuale “hobby” condiviso con il padre e a vendere i reperti per ripagare i debiti di famiglia.

Come molte altre donne e ragazze dell’epoca, Mary non aveva un’istruzione formale. Questa era norma per molte bambine e bambini del Dorset. Tuttavia, all’età di circa 8 anni, Mary aveva iniziato a frequentare la scuola domenicale della Chiesa Congregazionalista di Lyme Regis. Per i Congregazionalisti l’educazione era fondamentale e, diversamente dalla maggior parte delle scuole del tempo, i bambini e le bambine frequentavano classi miste: un’innovazione radicale per l’epoca. Quindi, Mary, alla morte del padre, sapeva leggere e scrivere. In più, aveva studiato geologia e anatomia da autodidatta. Bisogna tenere a mente che era un momento storico in cui le donne, anche se istruite, non avevano, tra le altre cose, il diritto alla proprietà o al voto. Nonostante le difficoltà del suo tempo, Mary Anning fece cose straordinarie.

 

Mary Anning: scoperte e contributo alla scienza

Martello in mano, scarponcini resistenti o zoccoli, indumenti pesanti e un cappello a cilindro di lana infeltrita rivestito di gommalacca per renderlo più rigido. Ecco, i vestiti protettivi di una donna appartenente della working class. Potrebbero sembrare stranamente formali, ma erano i ferri del mestiere dei geologi dell’epoca quando svolgevano ricerche sul campo. Gli antichi dispositivi di protezione individuale che fornivano protezione in caso di caduta di massi o frane. Spinta dalle necessità economiche, sostenuta dalla sua fede e prendendo ragionevoli precauzioni, Mary continuò il suo pericoloso lavoro. Era molto più di una semplice collezionista che rivendeva le sue scoperte a visitatori relativamente ricchi, attratti dalla sua fama. Grazie alla sua determinazione e passione, oggi, possiamo affermare che ebbe un ruolo chiave nello sviluppo della paleontologia, cioè lo studio sistematico dei fossili e dei resti viventi del passato per ricostruire la storia della Terra e degli esseri viventi (prima che si coniasse il nome della branca delle scienze naturali) e contribuì in maniera sostanziale alla geologia e alla biologia.

Tra il 1809 e il 1811, un anno dopo la morte di Richard Anning, il fratello Joseph trovò un cranio fossilizzato, ma fu Mary a proseguire il duro lavoro. All’età di 10 o 12 anni, dopo un anno di scavi, Mary portò alla luce uno scheletro fossile lungo 5 metri: uno scheletro gigantesco con la colonna vertebrale intatta con ben 60 vertebre. L’intelligenza e l’esperienza di Mary vengono alla luce: non era facile o immediato capire, dopo la scoperta del cranio, che si trattava di un animale più grande. È necessaria una notevole lettura anatomica e comparativa.

Gli scienziati non avevano idea di cosa fosse. Un coccodrillo? Una creatura sconosciuta giunta da lontano? Questa strana creatura aveva le pinne come quelle di un delfino, la bocca da coccodrillo e il muso come un pescespada; la sua colonna vertebrale era paragonabile a quella di un pesce ma la gabbia toracica sembrava quella di una lucertola. Si trattava del più bell’esemplare noto di Ichthyosaurus communis (De la Beche & Conybeare, 1821; ora T. platyodon).

Everard Home (1756 – 1832), Public domain, attraverso Wikimedia Commons

Forse fu il primo abbastanza completo da poter essere descritto o, forse, fortuna volle che capitasse nelle mani di Sir Everard Home, cognato dell’eminente chirurgo John Hunter e suo assistente. Sir Home nel 1814 pubblica una prima descrizione del fossile, accompagnata da alcune tavole illustrate. Home inaugura la lunga lista di “smemorati” che dimenticano di citare Mary Anning. Sono gli anni della diffusione della sistematica di Linneo, della Philosophie zoologique di Lamarck, del Regne animal distribué d’après son organisation di George Cuvier (prima edizione nel 1817) e degli studi di Louis Agassiz. Negli stessi anni in cui Mary Anning vende fossili a turisti e collezionisti, Charles Darwin legge le opere di Charles Lyell e viaggia per il mondo a bordo del Beagle. In quel periodo, Darwin e la sua teoria dell’evoluzione erano ben lontani. Ma il naturalista inglese conosceva bene il lavoro svolto da Mary Anning. Infatti, il maestro e mentore geologico di Darwin, Adam Sedgwick, conosceva personalmente Mary Anning, riservandole numerose visite.

Il 1821 fu un anno importante per la famiglia Anning: l’11 luglio Sir Henry Thomas De la Beche (1796-1855), geologo e paleontologo britannico, comunica al conservatore del British Museum che gli Anning avevano tra le mani fossili di notevole rilevanza scientifica. Poi, tra il 1821 e il 1823, Mary trovò altri due esemplari perfettamente conservati di Ittiosauri di specie diverse.

Nel 1823, Mary fu protagonista della sua seconda grande scoperta: fu la prima a scoprire lo scheletro integro di un Plesiosauro (“simile a un rettile”). L’esemplare era davvero strano e la notizia si diffuse rapidamente. Questo nuovo “mostro marino” assomigliava ad una tartaruga con la bocca appiattita, una corta coda e un collo molto lungo. Correva voce che il fossile fosse un falso e anche lo stesso Georges Cuvier, affermato naturalista francese del Musèum National d’Histoire Naturelle, contestò la scoperta. Venne programmato un incontro speciale presso la Geological Society di Londra. Il fossile venne presentato nel 1824 durante una conferenza pubblica come il più completo esemplare del poco noto Plesiosaurus, membro di un gruppo di rettili che popolava i mari del Giurassico e più vicino ai rettili moderni di quanto non sia l’Ichthyosaurus. Mary non fu invitata. Dopo un lungo dibattito, Cuvier ammise di aver sbagliato. Infatti, esaminando nel dettaglio i disegni, Cuvier realizzò di essere di fronte ad un ritrovamento autentico. Solo grazie a questa pubblica ammissione, Mary Anning divenne una conoscitrice di fossili legittimata e rispettata agli occhi dell’intera comunità scientifica.

William Buckland, Public domain, attraverso Wikimedia Commons

Stephen Jay Gould, biologo, paleontologo e storico della scienza statunitense, definisce Mary Anning “probabilmente la più importante (o la meno ricordata) di tutti i raccoglitori nella storia della paleontologia”. Le sue scoperte più eclatanti, l’ittiosauro e il plesiosauro, avvennero prima dei trent’anni, ma non finirono qui. Mary continuò a fare scoperte e a vendere i suoi numerosi reperti, alimentando sempre più l’interesse generale verso la geologia e la nascente paleontologia.

Nel 1828 Mary scoprì un curioso scheletro con una lunga coda e un paio d’ali. Nuovamente il suo nome riecheggiò in tutta Europa: aveva scoperto i primi resti attribuiti a un Dimorphodon, più tardi chiamato Pterodactylu macronyx, al di fuori della Germania. È il più antico Pterosauro giurassico: un rettile volante con una testa molto grande rispetto al corpo e una dentatura costituita da due tipi diversi (il nome Dimorfodonte deriva proprio dalle due dentature diverse). Fu descritto da William Buckland (1784 – 1856), che riconobbe la paternità del ritrovamento a Mary Anning. Diversamente dagli altri tipi di rettili, le ali erano formate da una membrana di pelle che parte dalla punta del quarto dito della zampa anteriore e termina al di sopra della regione del bacino. Era stato proprio Cuvier a coniare il nome di Pterodattilo (“dita alate”), quando, nel 1784, lo zoologo italiano Cosimo Collini aveva scoperto il primo esemplare in Germania.

Molte furono le scoperte nell’ambito della paleontologia degli invertebrati, come Ophioderma egetoni, regalata ad Adam Sedgwick o l’artropode Coleia antique donata al conte di Enniskillen. In seguito, una sua grande intuizione furono i coproliti. In pratica, i coproliti sono feci fossili e Anning arrivò Arrivò a questa conclusione analizzando la posizione di ritrovamento e il contenuto. Infatti, trovò a livello dell’addome dei reperti fossili delle strane pietre che i locali chiamano bezoar per via della forma simile a quella delle “palle di pelo” ritrovate a volte nell’intestino delle capre. Dopo un’attenta analisi, Mary scoprì al loro interno lische di pesce e residui ossei di altri organismi viventi. Ipotizzò, quindi, che si trattasse di feci fossili; quindi, utili per ricostruire anche le abitudini alimentari delle specie a cui appartenevano. Fu di nuovo Buckland a coniare il termine coproliti: dal greco ‘kopros’ (sterco) e ‘lithos’ (pietra).

Purtroppo, molti scienziati dell’epoca, non riuscivano a credere che una giovane donna, proveniente da un ambiente umile e priva di mezzi, possedesse le conoscenze e competenze che mostrava. Il pregiudizio è sempre stato dominante nella vita di Mary Anning. Ad esempio, nel 1824, Lady Harriet Sivester, la vedova del precedente archivista della City di Londra, scrisse nel suo diario, dopo la visita a Mary Anning:

“. . . La straordinarietà di questa giovane donna risiede nel fatto che si sia resa talmente esperta della scienza che nel momento in cui trova qualche osso sa a quale organismo vivente appartiene. Fissa le ossa su un telaio con cemento, fa disegni e li fa incidere. È certamente un meraviglioso esempio di benevolenza divina: questa povera ragazza ignorante è così benedetta, perché leggendo e applicandosi è arrivata a quel livello di conoscenza che le consente abitualmente di scrivere e parlare con professori e altri uomini intelligenti sull’argomento. E tutti riconoscono che lei capisce di scienza più di chiunque altro nel regno.”

Le sue scoperte ispirarono un celebre geologo e amico d’infanzia, Henry De la Beche, a dipingere Duria Antiquior – A More Ancient Dorset nel 1830. Vendette le stampe per raccogliere denaro per Mary, che ancora aveva difficoltà a sbarcare il lunario.

National Museum Cardiff, Public domain, via Wikimedia Commons

 

Competenze tecnico-pratiche (scavare, preservare, comporre); conoscenze in ambito geologico e anatomico; profonda passione; grande intuito. Eppure, non tutti i fossili da lei rinvenuti le sono stati riconosciuti. Bisogna aspettare il 2010: la Royal Society la elegge nella lista dei “Local Heroes”, e tra le 10 scienziate più influenti di sempre per aver aiutato la comunità a capire il tempo profondo.

Mary muore di cancro al seno a soli 48 anni, il 9 Marzo, 1847, dopo lunga malattia. Non assistette quindi alla rivoluzione darwiniana, ma fu anche sui frutti del suo lavoro che si costruirono le conoscenze che permisero a Darwin di fare il suo “lungo ragionamento”.

 

Mary Anning: i suoi scritti scientifici?

Mary Anning non era una persona ordinaria. Era una donna estremamente intelligente ma intrappolata dai vincoli della società e della sua classe sociale. Precocemente moderna, consapevole del suo valore e chiaramente desiderosa di uscire dai limiti della società, si incontrava regolarmente con persone di classi sociali superiori, ma considerate sue pari intellettualmente. Nostro malgrado, da un punto di vista storico, i suoi documenti e scritti, ordinati e assemblati dal conte di Enniskillen (uno dei suoi ricchi clienti), sono andati perlopiù persi quando le sue collezioni divennero nazionali. Ancora una volta, furono considerati solo “semplici curiosità” interessanti perché scritti da una donna.

Lo scopritore dell’Australia, Ludwig Leichhardts, parlando di Mary Anning afferma:

“… abbiamo avuto il piacere di fare la conoscenza della Principessa di Paleontologia, Miss Anning. É una forte ed energica zitella di circa 28 anni, abbronzata e dall’espressione mascolina. Ogni mattina, dopo una tempesta, passeggia sulla spiaggia e si arrampica sui pendii per vedere se i fossili fossero venuti alla luce in seguito a frane o all’azione delle onde” (Aurousseau, 1968, The Letters of F.W. Ludwig Leichhardt).

Mary Anning, stando a quanto afferma l’amica Anna Maria Pinney era consapevole che il mondo la stesse usando in modo così scorretto, come si evince dai carteggi con i massimi esperti di paleontologia dell’epoca. Proprio la sua folta corrispondenza con famosi scienziati e collezionisti dimostra che era loro pari in quanto a preparazione. Certo, non aveva un diploma di laurea appeso alla parete dello studio e doveva preoccuparsi di guadagnarsi da vivere.

Ma l’attività di uno scienziato prevede tanto l’attività di ricerca quanto la fase di scrittura. E qui, potremmo dire, “casca l’asino” perché Mary Anning non pubblicò nulla a suo nome. Precisiamo una cosa: non era inusuale per le mogli di eminenti geologi o scienziati dell’epoca lavorare con i mariti. Ci si riferiva a loro chiamandole “mogli-assistenti”. Ne sono esempi: Mary Buckland (1797-1857), moglie di William Buckland; Mary Ann Mantell (1795-1869), moglie di Gideon Mantell; Charlotte Murchison (1789-1869), moglie di Sir Roderick Murchison; e Mary Elizabeth Lyell (1808-1873), moglie di Sir Charles Lyell. Queste donne accompagnavano i mariti nei loro viaggi e li assistevano nel collezionare reperti. Charlotte Murchison e Mary Buckland possedevano collezioni personali di fossili. É chiaro che queste donne facevano osservazioni, bozzetti, illustrazioni; assistevano nella preparazione e stesura dei lavori scientifici. Ritorniamo a Mary Anning: non era solo una questione di genere, ma la mancanza di un’istruzione formale, il suo marcato accento e la sua povertà furono gli elementi che resero facile la sua esclusione dal mondo accademico. Inoltre, al tempo, si annotavano solo le informazioni riguardanti la persona facoltosa che aveva donato un fossile ad un museo. Il nome o le osservazioni di un “cacciatore di fossili” non erano importanti perché non erano persone a cui l’establishment scientifico teneva.

 

Probabilmente, era lei stessa a suggerire le descrizioni delle sue scoperte. Non vi sono certezze che restassero a suo nome o fossero modificate. Possedeva un quaderno di appunti, note di lettura e disegni, il cosiddetto Fourth Notebook. Inoltre, trascrisse molti articoli scientifici dell’epoca, inclusi i dettagliati disegni.

George Roberts, antiquario e storico locale, scrisse History of Lyme Regis e Mary Anning lo sottoscrisse. Fu pubblicato nell’ottobre del 1823. Lei rimase anonima, ma nel testo figurava come cacciatrice di fossili, destinata a riportare alla luce i più grandi resti di un mondo primordiale che fossero mai stati scoperti prima.

L’ammirazione non si tradurrà mai in riconoscimenti concreti. Nessuno studioso dell’epoca le ha dato il giusto credito per le sue scoperte nei loro articoli scientifici. Quasi mai è stata citata nelle sedi ufficiali della scienza. Addirittura la Geological Society di Londra rifiutò l’ammissione di Mary: le donne furono ammesse solo a partire dal 1904.

Bisogna aspettare la sua morte per avere un riconoscimento, sebbene momentaneo, per il suo contributo alla Scienza. Il suo amico di lunga data Henry de la Beche, presidente della Società Geologica di Londra, scrisse il primo necrologio della Società per un non-membro. Per di più donna. De la Beche disse:

“Non posso chiudere la sezione dei necrologi senza dare avviso della perdita di una persona che, sebbene non appartenga ad una tra le classi più facili della società, ha dovuto guadagnarsi il pane quotidiano con il suo lavoro, e ha contribuito, grazie al suo talento e alle sue ricerche instancabili, alla nostra conoscenza dei grandi enaliosauri e di altre forme di vita organica sepolte nelle vicinanze di Lyme Regis. Parlo di Mary Anning […] Ci sono persone tra noi, in questa stanza, che sanno apprezzare l’abilità che ha impiegato con i resti fossili dei molti scheletri di Ichtyosauri e Plesiosauri, che senza la sua cura non sarebbero mai stati presentati ad anatomisti comparativi”.

Mary Anning: la sua eredità per le Anning future

Il Dr. Carl Gustav Carus, che viaggiò con il sovrano di Sassonia attraverso l’Inghilterra e la Scozia, nel 1844 scrisse descrisse Mary Anning come una devota serva della scienza, ben consapevole che il suo nome fosse conosciuto in tutta Europa. Probabilmente, meglio conosciuta all’estero che in patria, ma, alla fine, come si legge in un articolo di All the Year Round di Charles Dickens, la figlia del falegname si è fatta una reputazione e l’ha meritata.

Se raramente, in vita, Mary Anning ha ricevuto i meriti che le spettavano, a partire dal XX secolo il suo contributo alla scienza ha cominciato a essere maggiormente riconosciuto e studiato. La sua vita è diventata anche una fonte di ispirazione. Per evitare di dimenticarla nuovamente, si è pensato di dedicarla una statua. Ma una statua in bronzo in suo onore può rimediare all’oblio nel quale era caduta la comunità scientifica? Dopo più di 170 anni dalla sua morte, la storia di Mary Anning ha però fatto capolino nelle scuole. In particolare, una ragazza di 13 anni, Evie Swire, ha dato inizio alla campagna intitolata Mary Anning Rocks che, supportata da Sir David Attenborough e dalla Professoressa Alice Roberts, ha lavorato per renderne possibile la costruzione.  Finalmente, dopo svariati problemi e la pandemia da Sars-Cov2, la scultrice Denise Dutton, mostrerà l’opera per festeggiare il 223° anniversario dalla nascita di Mary Anning nel Maggio del 2022.

Mary Anning in un quadro di Benjamin John Merifield Donne (Pubblico dominio); grafica: Carmen Troiano

Mary Anning ha ispirato artisti, disegnatori, poeti, letterati. Non mancano romanzi, programmi televisivi, danze, canzoni e film per omaggiarla in un ampio periodo che va dal 1830 ai giorni nostri.

Il romanzo di Tracy Chevalier si intitola Strane creature ed è stato pubblicato in Italia da Neri Pozza nel 2009, ecco un estratto:

“Io e Mary Anning siamo a caccia di fossili sulla spiaggia, lei cerca le sue creature, io i miei pesci. Gli occhi fissi su sabbia e scogli, percorriamo il bagnasciuga, ciascuna col suo passo. Mary si ferma e squarcia una pietra per carpirne i segreti. Io frugo tra l’argilla sperando in qualcosa di nuovo e prodigioso. Parliamo poco perché non ne abbiamo bisogno e ci perdiamo ognuna nel suo mondo, felice, l’una a due passi dall’altra, insieme nel silenzio.”

Il premio Andersen Annalisa Strada porta indietro nel tempo i lettori, tratteggiando con maestria la figura di Mary Anning, accompagnata dalle delicate illustrazioni di Daniela Tieni. Il racconto è in prima persona e scorre veloce, pagina dopo pagina.

E pensare che oggi Mary Anning approda anche su Spotify: diversi podcast raccontano la sua storia. E non mancano le canzoni, come “Mary Anning” degli Artichoke, dall’album 26 Scientists del 2005.

 

 

Mary Anning si è trovata nel posto giusto nel momento sbagliato: è nata su un territorio che, strato dopo strato, è una fotografia del passato. Il mare, l’odore forte di salsedine, l’aspra Jurassic Coast, ora patrimonio mondiale dell’UNESCO, probabilmente riservano ancora sorprese per le scienziate e gli scienziati del futuro, mossi da curiosità e dediti allo studio, proprio come Mary.

Riferimenti:

Davis, L. E. (2012). Mary Anning: Princess of Palaeontology and Geological Lioness. DigitalCommons@CSB/SJU, 84(1), 8. Retrieved from https://digitalcommons.csbsju.edu/compass/vol84/iss1/8

Massare, J. A., & Lomax, D. R. (2018). A taxonomic reassessment of Ichthyosaurus communis and I. intermedius and a revised diagnosis for the genus. Journal of Systematic Palaeontology, 16(3), 263–277. doi: 10.1080/14772019.2017.1291116

Norman, D. B. (1999). Mary Anning and her times: the discovery of British palaeontology (1820–1850). Trends in Ecology & Evolution, 14(11), 420–421. doi: 10.1016/S0169-5347(99)01700-0

Dickens, C. (1865). All the Year Round. Charles Dickens. Retrieved from https://books.google.it/books?id=_ZHNAAAAMAAJ&pg=PA60&redir_esc=y&hl=it#v=onepage&q&f=false

Creese, M. R. S., & Creese, T. M. (1994). British women who contributed to research in the geological sciences in the nineteenth century. British Journal for the History of Science, 27(1), 23–54. doi: 10.1017/S0007087400031654

Kölbl-Ebert, M. (1997). MARY BUCKLAND (NÉE MORLAND) 1797–1857. Earth Sciences History, 16(1), 33–38. Retrieved from https://www.jstor.org/stable/24136820

Kölbl-Ebert, M. (1997). CHARLOTTE MURCHISON (NÉE HUGONIN) 1788–1869. Earth Sciences History, 16(1), 39–43. Retrieved from https://www.jstor.org/stable/24136821

Immagine in apertura: Mary Anning in un quadro di Benjamin John Merifield Donne(Pubblico dominio); grafica: Carmen Troiano