La sesta estinzione di massa è in atto, e i mammiferi sono le prime vittime

Siamo nel pieno della sesta estinzione di massa: in assenza di contromisure adeguate si rischia di perdere buona parte della megafauna in pochi decenni. Un declino a cui la natura potrà rispondere soltanto in milioni di anni, nei casi migliori


Stando a un recente lavoro pubblicato su PNAS, nelle prossime 5-10 decadi si assisterà al collasso delle specie di mammiferi presenti sulla Terra. Saranno soprattutto le specie di taglia grande a subire gli effetti di questa estinzione di massa, dopo la quale bisognerà attendere tra i 3 e i 5 milioni di anni per assistere ad una ripresa della biodiversità.

La specie umana è nata in un mondo popolato da mammiferi di grandissime dimensioni, parte di quella che viene chiamata megafauna (convenzionalmente animali di più di 45kg di massa corporea, Pikaia ne ha parlato, ad esempio qui, qui e qui), animali che nel corso della storia sono progressivamente ridotti in numero sia di individui che di specie, nonché in dimensioni, fino ad arrivare od oggi, quando i suoi ultimi rappresentanti sono anche quelli che più di tutti rischiano la sopravvivenza nei prossimi decenni. Basti pensare che secondo i dati dello studio il rinoceronte nero africano (Diceros bicornis), ad esempio, è ad alto rischio di estinzione entro i prossimi 50 anni, e l’elefante asiatico (Elephas maximus) ha meno del 33% di possibilità di sopravvivere al secolo in corso. In totale si stimano in oltre 300 le specie di mammiferi estinti dal tardo Pleistocene (circa 120.000 anni fa) ad oggi.

Molti di questi animali, sia estinti che rischio di estinzione, appartengono di lignaggi evolutivi che trovano in loro gli unici o gli ultimi rappresentanti viventi, per cui la loro scomparsa implicherebbe non soltanto la perdita della specie ma quella dell’intero percorso evolutivo, la traccia storica di milioni di anni di evoluzione. È il caso, ad esempio, di ciò che è successo in epoche recenti coi marsupiali australiani come il tilacino (o cane marsupiale, Thylacinus cynocephalus; Pikaia ne ha parlato qui), o di ciò che rischia di succedere ai giorni nostri con i grandi mammiferi africani.

Ad ogni modo, la sesta estinzione di massa è in corso, e lo scenario migliore prospettatosi ai ricercatori indica che serviranno tra i 3 e i 5 milioni di anni per  compensare la perdita dei grossi mammiferi, ma se guardiamo ai livelli delle ere glaciali i tempi lievitano fino ad arrivare ad oltre 5 milioni di anni.

Per giungere a queste conclusioni gli autori dello studio hanno elaborato un modello che considerasse i tassi di estinzione e speciazione per i diversi lignaggi di mammiferi, attingendo ad un database contenente informazioni su specie viventi, ed estinte in epoche recenti (buona parte a causa della colonizzazione dell’uomo) nei diversi ambienti, così da avere una visione completa della velocità di estinzione attuale e del tempo necessario affinché vengano rimpiazzate da nuove linee evolutive. Arrivando anche alla conclusione che il tasso di estinzione tra i mammiferi è più alto di quanto creduto.

Questa ricerca non va letta solo in ottica di preoccupazioni e dubbi sul futuro, fornisce anche uno strumento utile, ci tengono a sottolineare gli autori, per individuare le criticità delle attuali strategia di conservazione, e potrebbe fornire degli strumenti molto utili per affrontare e sfide ecologiche può futuro prossimo, per preservare ecologia ed evoluzioni dei mammiferi oggi viventi.


Riferimenti:
M. Davis, et al.. Mammal diversity will take millions of years to recover from the current biodiversity crisis. Proceedings of the National Academy of Sciences, 2018

Immagine: Matt Davis, Aarhus University, da: M. Davis, et al.. Mammal diversity will take millions of years to recover from the current biodiversity crisis. Proceedings of the National Academy of Sciences, 2018