La simmetria non aiuta il mimetismo

Un nuovo studio riporta come più un pattern di colorazione simmetrica si allontana dalla linea di simmetria di un animale, più aumenta le chance del portatore di non essere individuato dai predatori che cacciano a vista


Il mimetismo è una strategia evolutiva di difesa, utilizzata da molti animali, in risposta alle capacità di percezione dei predatori (Pikaia ne ha parlato qui e qui). La maggior parte degli animali che adottano questa strategia antipredatoria ha una mimetizzazione simmetrica bilaterale. Ad esempio, diverse specie di farfalle e di rane, che adottano il mimetismo criptico, hanno disegni e macchie che possono essere divise lungo una linea mediana in lati destro e sinistro con un’immagine speculare su ogni lato (Pikaia ne ha parlato qui). Tuttavia diversi esperimenti di predazione artificiale in laboratorio e sul campo hanno dimostrato che tanto più la colorazione simmetrica è vicina all’asse di simmetria, tanto più viene attenuata l’efficacia della mimetizzazione: l’individuazione di linea mediana simmetrica rende quindi l’animale più evidente ai suoi predatori che riescono a distinguere più facilmente disegni simmetrici più vicini tra loro.

In un nuovo studio, pubblicato su Proceeding of the Royal Society B, un gruppo di ricercatori dell’Università di Bristol ha cercato di verificare se l’evoluzione ha portato gli animali a evolvere una strategia per attenuare la percezione dei predatori della loro simmetria per migliorare l’efficacia della loro mimetizzazione. I ricercatori sono partiti dal presupposto che la maggior parte degli animali mimetici hanno colori e modelli simmetrici a causa di vincoli genetici e di sviluppo, non per particolari vantaggi evolutivi. Per testare se gli animali hanno evoluto strategie per attenuare questo vincolo, il team ha inizialmente condotto alcuni esperimenti di psicologia percettiva su uomini e uccelli predatori per verificare la percezione di pattern simmetrici applicati a un contesto di colori e di animali. In particolare, i ricercatori hanno utilizzato prede artificiali che presentavano i pattern simmetrici a distanze variabili dall’asse di simmetria e le hanno disposte su un substrato su cui potevano sembrare criptiche. In tutti i casi, queste prede sono risultate meno visibili quando presentavano i pattern simmetrici più lontani dall’asse di simmetria.

Il passo successivo è stato quello di misurare le distanze delle marcature dal punto centrale delle ali di 36 specie di falene e farfalle, utilizzando esemplari provenienti da musei e catturati sul campo e fotografie. Tramite queste misurazioni, i ricercatori hanno osservato che le specie criptiche hanno la tendenza a mascherare i disegni simmetrici allontanandoli dall’asse di simmetria centrale. Sembra quindi che molte specie che utilizzano questa strategia antipredatoria abbiano effettivamente evoluto degli adattamenti morfologici che limitano il costo del possedere colorazioni simmetriche.

Questo studio, riportano i biologi, è uno dei primi ad applicare a un contesto naturale i risultati dei classici esperimenti con bersagli artificiali utilizzando esemplari di animali reali. Questi risultati sono un primo passo per comprendere maggiormente come, non solo la colorazione criptica, ma anche la disposizione dei pattern cromatici che la determinano, venga percepita dai predatori e come possa influenzare l’efficacia del mimetismo. I ricercatori riportano che si rendono necessari ulteriori studi, che mirano a combinare il lavoro sperimentale con l’osservazione dei colori e dei pattern di esemplari reali.


Fonti:
Benito Wainwright, Nicholas E. Scott-Samuel, Innes C. Cuthill. Overcoming the detectability costs of symmetrical coloration. Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, 2020; 287 (1918): 20192664 DOI: 10.1098/rspb.2019.2664

Immagine: Dendroica cerulea [CC BY], via Wikimedia Commons