Le farfalle americane volano verso l’estinzione

Le farfalle sono considerate eccellenti bioindicatori, organismi il cui studio fornisce indicazioni sullo stato di salute del pianeta. Da uno studio condotto dal professor Shapiro, docente di ecologia e evoluzione presso la UC Davis, emerge chiaramente che molte specie californiane sono attualmente a rischio a causa del riscaldamento globale e dello sfruttamento eccessivo del territorio per attività antropiche. Lo studio,

Le farfalle sono considerate eccellenti bioindicatori, organismi il cui studio fornisce indicazioni sullo stato di salute del pianeta. Da uno studio condotto dal professor Shapiro, docente di ecologia e evoluzione presso la UC Davis, emerge chiaramente che molte specie californiane sono attualmente a rischio a causa del riscaldamento globale e dello sfruttamento eccessivo del territorio per attività antropiche. Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences, è particolarmente indicativo in quanto sfrutta un database con dati raccolti nel corso di 35 anni. Inoltre le osservazioni sono state condotte in dieci siti diversi nel Nord-est della California, e raccolgono informazioni su oltre 150 specie.

I ricercatori hanno scoperto che la perdita di biodiversità è maggiore nelle zone costiere e pianeggianti; ciononostante, anche diverse specie adattate a vivere in aree montane stanno scomparendo a causa dell’aumento delle temperature che rende difficile la loro sopravvivenza non essendoci luoghi più elevati dove spostarsi. Si registra invece in controtendenza un aumento del numero di specie nella fascia altitudinale al limite del bosco, dovuto all’immigrazione di alcune specie di pianura in risposta al riscaldamento in atto.

Nonostante appaia chiaro che il riscaldamento del pianeta è fondamentale nel determinare questa situazione, da approfondite analisi risulta che non è il solo fattore a cui imputare tale perdita di diversità: anche la trasformazione di aree rurali in aree urbane e suburbane contribuisce significativamente al fenomeno.

Ma un ulteriore aspetto desta maggiore preoccupazione: anche alcune specie “generaliste”, cioè non estremamente specializzate e legate ad un unico habitat, stanno scomparendo. Tali specie, tipiche delle zone di montagna, durante l’inverno riparano in fasce altitudinali più basse, dove a causa della perdita di habitat e dell’eccessivo riscaldamento hanno subito flessioni nel numero di individui: di conseguenza, la primavera successiva non sono in grado di ricolonizzare efficacemente le zone di montagna e questo si traduce in un decremento delle popolazioni. Fino a pochi anni fa queste specie erano considerate ottimi esempi di successo adattativo in quanto avevano risposto in modo eccellente ai cambiamenti legati alla colonizzazione della California da parte degli europei nei secoli scorsi. Il fatto che attualmente siano considerate specie a rischio deve far riflettere sui drammatici e repentini cambiamenti in atto dovuti ad uno sfruttamento eccessivo del territorio e, più in generale,  delle risorse del pianeta.  
 
Federico Ossi


Riferimenti
Matthew L. Forister, Andrew C. McCall, Nathan J. Sanders, James A. Fordyce, James H. Thorne, Joshua O’Brien, David P. Waetjen,  Arthur M. Shapiro, Compounded effects of climate change and habitat alteration shift patterns of butterfly diversity. PNAS, PNAS February 2, 2010 vol. 107 no. 5 2088-2092

La foto è di Andrea Romano