Le piume prima delle piume
Uno studio pubblicato su Nature svela il Mirasaura grauvolgeli e la sua incredibile vela dorsale piumata. Questo rettile Drepanosauromorfo del Triassico ci costringe a rivedere quello che pensavamo di sapere sulla storia evoluzionistica degli annessi tegumentari
Immaginate di trovarvi 247 milioni di anni fa in quella che oggi è la formazione geologica di Grès à Voltzia, nel cuore dell’Europa, in territorio francese.
Attorno a voi un habitat ben diverso da quello odierno: una fitta e lussureggiante foresta tropicale. Difficile da immaginare? E avete ragione: stiamo parlando della prima parte del Triassico, un mondo strano dove i famosi dinosauri non si sono ancora visti, gli pterosauri muovono i primi passi, mentre gli ittiosauri, i rettili marini che noi associamo proprio ai dinosauri, raggiungono già dimensioni impressionanti nei mari.
Per fortuna, un recente articolo uscito su Nature ci aiuta a tornare indietro nel tempo.
Sforzatevi allora di immaginarvi in questo mondo strano, mentre esplorate questa foresta tropicale europea, spostate le foglie di una felce e li, appeso a un ramo, vedete qualcosa di incredibile, anzi di meraviglioso, una creatura che ora non esiste più: un Mirasaura grauvogeli.
Il rettile meraviglioso
Il Mirasauro tiene fede al suo nome: poco più di una decina di centimetri di rettile arboricolo dal muso affusolato che svettano sullo sfondo degli alberi grazie a una “vela” dorsale alta praticamente 2/3 della lunghezza totale dell’individuo. Questa vela è formata da diverse appendici, simili a piume, che sono più alte nella regione prossimale al capo dell’animale e vanno via via accorciandosi, formando appunto una vela.
Impossibile non notarlo.
Gli scienziati spiegano nell’articolo che questa incredibile specie appartiene sicuramente al gruppo degli Drepanosauromorfi, rettili comparsi ed estinti nel Triassico, che già avevano fatto discutere gli scienziati con la specie Longisquama insignis.
Il motivo della discussione è lo stesso motivo che ve lo ha fatto notare subito in mezzo alle fronde di gingki e felci: le sue lunghe appendici dorsali.

Piume o non piume?
Nell’articolo gli scienziati conducono una meticolosa descrizione dei fossili di M. grauvogeli, cercando di dargli una collocazione filogenetica, a lui e in generale ai Drepanosauromorfi. Ne risulta una chiara distanza filogenetica dai Sauri, enorme gruppo che contiene dalle lucertole, ai coccodrilli, passando per gli Avemetatarsalia cioè, dinosauri, pterosauri e uccelli.
E questo dato ha un enorme peso quando si volge lo sguardo a quella incredibile struttura dorsale perché, fino a ora, si riteneva che annessi tegumentari come le piume fossero esclusivi proprio del gruppo Avemetatarsalia.
Gli autori dello studio hanno quindi analizzato da vicino queste appendici dorsali constatandone la struttura simile a quella di una piuma, quindi con una porzione centrale e due margini di accrescimento ai lati. Allo stesso tempo, però, non vi sono le strutture tipiche delle piume e cioè le barbe: sono le barbe che ramificandosi danno vita alla vera e propria piuma cosi come anche alla porzione di sostegno centrale detta rachide. Ma nel caso di M. grauvogeli al posto delle barbe che si ramificano abbiamo uno strato continuo. Quindi sul dorso questo animale aveva delle piume o qualcos’altro?

La prova chiave
Decisiva è stata quindi l’analisi dei melanosomi fossili, dietro la quale vi è un’eccellenza italiana, la dottoressa Valentina Rossi, già apparsa più volte qui su Pikaia, l’ultima volta a proposito del Tridentinosauro.
I melanosomi sono organelli prodotti dai melanociti che, ricchi di melatonina, sono responsabili della pigmentazione. Questi variano di forma a seconda che conferiscano il colore a un pelo di una pelliccia di un mammifero o alla penna di un uccello o, ancora, alla squama di un rettile.
La dottoressa Rossi conducendo un’analisi dei melanosomi fossilizzati di M. grauvogeli e confrontandoli con quelli conosciuti di altri gruppi di animali ha dimostrato che questi differivano da quelli presenti nei peli dei mammiferi e nelle squame dei rettili, mentre erano indistinguibili da quelli presenti nelle piume degli uccelli.
Il Mirasauro, concludono gli autori dello studio, sembra quindi esibisse sul dorso delle piume non omologhe a quelle degli Avemetatarsalia, e pertanto, evolute indipendentemente e parallelamente da questi ultimi.
Questa vela piumata, non retrattile e ricca di melanosomi, difficilmente, dicono gli scienziati, poteva assolvere a compiti diversi da quelli di comunicazione intra ed inter-specifica, come attirare un possibile partner e/o allontanare un predatore.
L’ennesima rivoluzione piumata
Ancora una volta quindi, la comunità scientifica è costretta a rivedere ciò che pensava fosse l’evoluzione degli annessi tegumentari.
La prima rivoluzione piumata è iniziata già negli anni Settanta, quando poco a poco si fa strada l’idea che alcuni dinosauri potessero esseri ricoperti da piume, fino ad arrivare alla realizzazione che abbiamo sempre avuto sotto il naso proprio dei dinosauri piumati, gli uccelli. Poi la scoperta che anche gli pterosauri erano ricoperti da piume di forme e strutture diverse a seconda della zona del corpo dove crescevano, proprio come quelle degli uccelli.
E ora la scoperta che anche un gruppo di rettili cugino alla lontana degli Avemetatarsalia, i Drepanosauromorfi, già nella prima metà del triassico avevano “inventato” una loro versione delle piume per colorare le foreste tropicali in modo analogo a come fanno ora gli uccelli del paradiso 247 milioni di anni dopo di loro.
Viene da chiedersi quante volte ancora dovremo stupirci scoprendo piume o altri annessi tegumentari laddove non ci aspetteremmo mai di trovarne. In attesa del prossimo incredibile fossile godiamoci il Mirasauro, li appeso ad un ramo di una felce gigante, mentre esibisce la sua vela piumata di mille colori.
Riferimenti:
Spiekman, S.N.F., Foth, C., Rossi, V. et al. Triassic diapsid shows early diversification of skin appendages in reptiles. Nature (2025). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09167-9
Immagine in apertura: © Gabriel Ugueto via Eurekalert
Mi sono laureato in Biologia Evoluzionistica all’Università degli Studi di Padova. Ho scritto per OggiScienza e sono attivo nel campo della divulgazione scientifica. Ho creato e dirigo il progetto di divulgazione scientifica multipiattaforma “Just a Story”

