L’erbivoro che non ti aspetti

La natura non permette generalizzazioni: ce ne siamo accorti già svariate volte, ma le forme biologiche riescono sempre a sorprenderci e a farci capire come sia difficile spiegare con poche “regole” il mondo che ci circonda. Apprendiamo in questi giorni, da un articolo pubblicato sulla rivista Current Biology, che le circa 40.000 specie di ragni conosciute non sarebbero tutte carnivore,

La natura non permette generalizzazioni: ce ne siamo accorti già svariate volte, ma le forme biologiche riescono sempre a sorprenderci e a farci capire come sia difficile spiegare con poche “regole” il mondo che ci circonda. Apprendiamo in questi giorni, da un articolo pubblicato sulla rivista Current Biology, che le circa 40.000 specie di ragni conosciute non sarebbero tutte carnivore, come si credeva fino ad ora: esisterebbe, infatti, un’unica (almeno fino a nuove scoperte) specie che si nutre quasi esclusivamente di piante.

Questa specie di ragno erbivoro, chiamata Bagheera kiplingi, vive in Centroamerica e appartiene alla diffusa famiglia dei Salticidae. Il ragno vive su diverse specie di acacie nutrendosi di nettare e dei corpi di Belt, strutture ricche di lipidi e proteine di colore rosso, prodotti da queste in seguito ad un’interazione mutualistica con le formiche del genere Vachellia. Tra questi due organismi (acacia e formiche) esiste, infatti, una forma di coevoluzione molto conosciuta e ben studiata nel corso degli anni, in cui entrambi i contraenti traggono vantaggi. Infatti, le formiche proteggono attivamente dagli erbivori la pianta, la quale produce molto nettare e i corpi di Belt in modo tale da sfamare la colonia di insetti, oltre a fornir loro riparo.

I ragni si inseriscono in questo “equilibrio perfetto”, rubando il cibo alle formiche, anche se non è ancora ben chiaro in che modo riescano ad eludere l’attenta sorveglianza degli imenotteri: in alcuni casi sono stati avvistati nell’atto di difendere il proprio nido (la ragnatela) da attacchi delle formiche, ma potrebbero anche essere in grado di ridurre la propria visibilità ai sensori degli insetti, producendo sostanze chimiche simili a quelle prodotte dalle formiche.

Ma siamo sicuri che i ragni siano relamente erbivori e che la loro presenza sulle acacie non sia dovuta al fatto che essi si nutrono, in realtà, di altri insetti? Lo studio dimostra l’erbivoria di Bagheera kiplingi in maniera pressocchè definitiva, utilizzando due modalità di indagine: in primo luogo, i ricercatori si sono avvalsi di telecamere ad alta risoluzione (come si può vedere dall’immagine sopra) che ha registrato la vita dei ragni, immortalandoli nell’atto di nutrirsi dei corpi di Belt. In secondo luogo, sono state condotte analisi sugli isotopi di carbonio (13C, 12C) e dell’azoto (15N, 14N), le cui proporzioni variano a seconda della dieta prevalente assunta dall’animale. Ebbene, i rapporti tra questi isotopi nei ragni sono praticamente identici a quelli rinvenuti nei corpi di Belt, ad indicare l’utilizzo di queste strutture come fonte primaria di sostentamento.

Infine, lo studio sottolinea come la densità dei ragni sulle acacie difese dalle formiche sia molto superiore a quella riscontrata nella maggior parte degli altri ambienti, ad indicare la possibile presenza di generazioni sovrapposte e, forse, di cure parentali. Nel caso tale ipotesi fosse confermata, assisteremmo ad un caso in cui alla modificazione della dieta segue un sostanziale cambimento dello stile di vita.

Conosciamo da tempo gli uccelli non volatori, da alcuni mesi la rana senza polmoni, e ora il ragno erbivoro: chissà cosa ci riserverà la natura nei prossimi anni e come le nostre certezze sul mondo che ci circonda cadranno ancora una volta.

Andrea Romano


Riferimenti:
Christopher J. Meehan, Eric J. Olson, Matthew W. Reudink, T. Kurt Kyser, Robert L. Curry, Herbivory in a spider through exploitation of an ant–plant mutualism, Current Biology, 19, R892-R893