L’evoluzione fai da te: nuove tecnologie per pensare l’uomo del futuro?

Pikaia ha letto per voi “Riscrivere l’umanità. La rivoluzione CRISPR e la nuova era dell’editing genetico” (Raffaello Cortina Editore, 2021) di Kevin Davies

Poco più di 10 anni fa, il genetista gallese Steve Jones (University College of London) annunciò, suscitando un ampio dibattito, che l’evoluzione umana si era conclusa e che l’uomo del futuro sarebbe stato nei fatti una copia di quello del 2008, anno in cui Jones proponeva questa idea (su Pikaia ne avevamo parlato qui).

La proposta di Jones, sebbene avesse alcuni elementi di interesse, non corrispondeva al vero e numerosi studi (qui un esempio) hanno mostrato come in realtà l’adozione di nuove abitudini e tecnologie e la diffusione sempre maggiore della nostra specie abbiano favorito l’evoluzione di numerosi geni implicati, ad esempio, nel funzionamento del sistema immunitario.

Penso che gli esseri umani abbiano smesso di evolversi” ribadiva, alcuni anni più tardi, il naturalista Sir David Attenborough, suggerendo che l’evoluzione dell’uomo per selezione naturale fosse finita. Come già accaduto per Jones, anche in questo caso si è accesa una ampia discussione che ha visto genetisti, biologi evoluzionisti e antropologi confrontarsi sul ruolo dell’evoluzione biologica e culturale per la nostra specie.

A distanza di pochi anni da queste affermazioni, è interessante osservare che, se anche fosse vero che l’evoluzione umana per selezione naturale si è fermata, di sicuro nel frattempo è divenuta sempre più concreta la possibilità di essere noi stessi a guidare la nostra evoluzione biologica futura ricorrendo alle moderne tecnologie genetiche, tra cui il metodo CRISPR.

Fermare la selezione naturale – scriveva Attenborough – non è poi tanto importante, o deprimente, come potrebbe sembrare, perché il nostro processo evolutivo è culturale» e oggi, grazie alle moderne tecniche di manipolazione del genoma potrebbe essere proprio l’evoluzione tecnologica a permetterci di guidare la nostra evoluzione biologica agendo direttamente sul nostro DNA.

Per capire la portata dei cambiamenti tecnologici in atto, una lettura decisamente interessante è Riscrivere l’umanità. La rivoluzione CRISPR e la nuova era dell’editing genetico (Raffaello Cortina Editore, 2021), libro scritto da Kevin Davies (ex Direttore di Nature Genetics e ora editor del CRISPR Journal, una rivista interamente dedicata ai lavori di editing genetico).

La prospettiva di poter editare con precisione pressoché qualsiasi sequenza di DNA – scrive Davies–, che fosse umano, batterico o di qualsiasi altro organismo, era inebriante. La facilità di utilizzo del metodo crispr era diversa da tutto quanto si fosse mai visto fino a quel momento, una rivoluzione tecnica, anche se non concettuale, che avrebbe trasformato la scienza e la medicina, e forse la stessa stoffa di cui è fatto il genere umano”.

Il libro di Davies propone al lettore un viaggio decisamente intrigante, che permette di analizzare non solo come è cambiata nel tempo la nostra capacità di modificare il patrimonio genetico dei viventi, ma anche di comprendere le possibilità odierne (concrete!) dell’uomo di intervenire sul proprio genoma. Il libro analizza, inoltre, i profondi cambiamenti sociali, politici, religiosi, etici, terapeutici e industriali resi possibili da queste tecnologie, oltre a considerare le implicazioni legate al fatto che possiamo chiederci cosa voglia dire essere umano oggi e cosa lo sarà tra qualche decennio.

Possiamo cancellare o riscrivere i geni legati alle patologie, una persona o un embrione alla volta –scrive Davies–. Possiamo cambiare il genoma di bestiame, piante e parassiti al fine di migliorare la vita di milioni di persone, in particolare nei paesi in via di sviluppo devastati dal cambia- mento climatico. Possiamo salvare specie dall’estinzione, e forse addirittura ricrearne certune che hanno già lasciato le loro ultime spoglie mortali. E, anche se non sappiamo ancora abbastanza della complessità delle reti genetiche che stanno dietro alla nostra predisposizione al diabete, alle patologie cardiache e alle malattie mentali, per non parlare di come influenzano comportamento, personalità e intelligenza, possiamo prefigurare un giorno in cui saremo in grado di esaltare o manipolare anche queste caratteristiche. (…) I ricercatori hanno editato un’intera arca di Noè di vita vegetale e animale: frutta e verdura, insetti e parassiti, bestiame e piante coltivate, gatti e cani, moscerini e pesci zebra, uomini e topi. Alcuni biohacker improvvisati hanno iniziato a sperimentare su se stessi e sui propri animali domestici”.

Tra le applicazioni che Davis cita, vi è anche l’evolutionary engineering, inteso come uso delle metodiche di editing del genoma per indirizzare e velocizzare l’evoluzione di una specie animale o vegetale. Ad esempio, alcuni ricercatori vorrebbero modificare geneticamente le zanzare così da renderle non più vettrici di malaria o addirittura usare queste tecnologie genetiche per eliminarle. Altri vorrebbero invece usare queste tecniche per de-estinguere specie che si sono estinte, tra cui ad esempio i mammut (qui un articolo che affronta questo tema).

L’editing del genoma può sembrare un tema molto tecnico, ma il libro di Davies è di facile lettura non solo per il brillante stile narrativo dell’Autore, ma anche per la sua capacità di alternare interviste, commenti, episodi biografici e parti più tecniche in modo molto equilibrato.

Il filosofo e critico letterario Walter Benjamin affrontando il problema complesso della posizione e del ruolo politico degli intellettuali chiedeva loro: “per chi scrivete?”. Il libro di Davis è scritto per tutti, tanto per il ricercatore che può trovare spunti etici su cui riflettere, quanto per il pubblico di non esperti che può avvicinarsi, grazie a questo libro, al complesso mondo dell’editing del genoma.

A questo proposito –scrive il Professor Carlo Alberto Redi nell’introduzione al libro– mi auguro che il libro di Davies venga adottato dagli insegnanti di scienze delle scuole superiori per la grande opportunità che offre di illustrare le basi biochimiche, molecolari e genetiche dell’editing genomico e quindi di poter discutere in termini profondi di tutte le implicazioni che l’impiego di queste tecniche, in particolare quella di crispr-Cas, avrà sulla nostra vita quotidiana e su quella delle generazioni a venire”.

Riscrivere l’umanità si presta inoltre a molteplici letture, perché illustrando come sono cambiate le tecniche di editing del genoma ci permette di vedere come procede la scienza e l’importanza della ricerca di base: chi avrebbe predetto che lo studio dei meccanismi con cui i batteri sconfiggono i virus potesse generare un’industria multimiliardaria in grado di curare le malattie e guidare l’evoluzione futura dei viventi?

Quel che non vediamo stasera – disse Jean-Eric Paquet, direttore generale della ricerca della Commissione europea, nel 2018 alla consegna del premio della Kavli Foundation ai tre pionieri del metodo Crispr, Emmanuelle Charpentier, Jennifer Doudna e Virginijus Šikšnys – sono gli anni di duro lavoro, gli insuccessi, i fallimenti e le volte che ognuno si è dovuto rialzare per ripartire. Alla fine, questi uomini e donne hanno ottenuto tanto non perché hanno evitato il rischio, ma perché hanno permesso alla propria curiosità di guidarli nonostante tutto”.

 “L’evoluzione ha operato in modo da ottimizzare il genoma umano per 3,85 miliardi di anni – affermò il genetista Francis Collins. “Pensiamo sul serio che qualche gruppetto di smanettoni del genoma umano possa fare di meglio senza tutta una serie di conseguenze inaspettate?”. Al contrario di Collins, Davies aiuta il lettore a farsi una propria idea delle potenzialità e dei limiti delle metodiche di editing del genoma, senza cadere mai in banalità e senza scivolare su “scontati discorsi del bambino su misura”. Per altro, come provocatoriamente scriveva Telmo Pievani nel suo libro Imperfezione (qui la presentazione su Pikaia), l’evoluzione è quel processo che ha impiegato tre miliardi e mezzo di anni per passare dalle amebe a Trump. Sicuri che non serva un “aiuto da casa”?

 “Ci vorranno società sagge per indirizzare queste scoperte sulla giusta strada” ha scritto la genetista Shirley Tilghman, ex rettrice dell’ateneo di Princeton. Sicuramente la rapida evoluzione dell’editing genomico è una responsabilità senza precedenti per la comunità scientifica, tanto quanto è uno stimolo a fornire anche al pubblico di non esperti elementi per comprendere ciò sta accadendo. Come scritto dal Prof. Redi nell’introduzione alla relazione 2018 del Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi (qui il testo completo), “abbiamo tutto il tempo per impostare quella necessaria discussione a livello internazionale mentre le ricerche proseguono per rendere la tecnica del tutto precisa ed efficiente (…); discussione che deve essere capace di elaborare quella visione utile a stabilire le applicazioni che riteniamo lecite e quelle illecite, chiarendo che queste ultime sono dannose, dannose per tutti”.

Per chi volesse approfondire, una recensione all’edizione inglese è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature lo scorso novembre.