Meduse curiose

Aurelia ChristianAgrillo

Una ricerca italiana ci ricorda che il comportamento delle meduse è più complesso di quello che di solito pensiamo

Per molto tempo si è pensato che le capacità cognitive più complesse fossero associate allo sviluppo di un sistema nervoso centralizzato. Non a caso la nostra specie è dotata di un encefalo in grado di conferirci facoltà intellettive e comportamentali straordinarie. Tuttavia, questa relazione non è sempre così rigida. Uno studio portato avanti dalle Università di Padova e Trieste e pubblicato sulla rivista “Behavioral and Brain Sciences”, ha indagato il comportamento delle meduse quadrifoglio (Aurelia aurita), mettendo in luce alcune capacità sorprendenti di questi organismi “senza cervello”.

E se la complessità avesse diverse forme?

Per anni gli uccelli sono stati considerati come organismi dotati di scarse capacità cognitive, diversamente dai mammiferi, attribuendo tale carenza all’assenza di una corteccia cerebrale stratificata. Tuttavia, numerosi studi su capacità cognitive complesse come il problem solving, la pianificazione e il tool use, hanno rivelato che questi animali non erano poi così “sempliciotti”, contribuendo così a ridefinire il concetto di complessità legato a una determinata organizzazione della struttura encefalica. Come gli uccelli, anche le meduse hanno stravolto alcuni presupposti delle neuroscienze, poiché, seppur dotati di un sistema nervoso non centralizzato, questi animali hanno dimostrato di possedere capacità cognitive complesse, come ad esempio l’apprendimento associativo tramite stimoli visivi e stimoli meccanici. Queste evidenze hanno iniziato a mettere in discussione la convinzione che la complessità di certi comportamenti necessiti di un controllo nervoso centralizzato.

Crediti: DPGUniPD-Salvatore Frisina

L’esperimento italiano

Il nuovo studio è stato coordinato da Christian Agrillo, professore di psicologia comparata all’Università di Padova, e da Cinzia Chiandetti, professoressa di neuroscienze cognitive al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste. I ricercatori hanno indagato, attraverso esperimenti, il comportamento di risposta di giovani meduse agli stimoli nuovi. Ogni animale è stato inserito all’interno di una vasca sperimentale, dove si trovava il primo stimolo: un oggetto cilindrico. Registrando i movimenti e analizzandoli statisticamente, è stato osservato che le meduse si avvicinavano all’oggetto. Successivamente, dopo una pausa di un minuto, a ogni medusa è stato presentato lo stesso oggetto insieme a un altro: una sfera.

Il risultato è stato che le meduse passavano più tempo vicino al secondo oggetto che al primo, dimostrando una maggiore curiosità per lo stimolo nuovo e la capacità di ricordare oggetti divenuti familiari. L’esperimento è stato ripetuto su un altro gruppo di esemplari della stessa specie, stavolta invertendo l’ordine di presentazione degli oggetti e mostrando gli stessi risultati.

Altre forme di intelligenza

La curiosità, ovvero la motivazione a carpire informazioni dall’ambiente, è un comportamento ritenuto tipico di specie con capacità cognitive complesse e strutture neurali avanzate. Queste meduse hanno mostrato di essere dotate di curiosità e memoria, ovvero capacità cognitive complesse, probabilmente legate alla tendenza a ricercare nuove fonti di cibo e, quindi, fondamentali per la loro sopravvivenza, nonostante possiedano un sistema nervoso diffuso.

L’idea che emerge dallo studio è quindi di considerare le capacità cognitive complesse come una risposta evolutiva agli stimoli dello specifico ambiente in cui gli animali vivono, dunque presenti anche in specie con una struttura del sistema nervoso diversa da quella centralizzata.

Riferimenti:

Agrillo C, Pecunioso A, Motta G, Avian M, Chiandetti C. Challenging the central brain dogma: new experimental insights from the moon jellyfish (Aurelia spp.). Behavioral and Brain Sciences. 2025;48:e78. doi:10.1017/S0140525X25100691

Immagine in apertura: di Christian Agrillo