Parola ai pesci per la tutela dell’ecosistema corallino

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Grazie al gruppo di ricerca guidato da Marc S. Dantzker, oggi possiamo esplorare il mondo subacqueo con una precisione senza precedenti e accedere alla più grande raccolta di suoni di pesci mai pubblicata

Sotto la superficie del mare dei Caraibi si stagliano le barriere coralline, chiamate anche reefs: vere e proprie città sottomarine costruite nel corso dei secoli da minuscoli organismi calcarei. Molti pesci trovano tra i coralli protezione e riparo. Tra loro ci sono specie che sfoggiano colori tra i più disparati e…adottano un linguaggio altrettanto variegato. Nell’immaginario collettivo i pesci sono creature silenziose: se chiediamo a un bambino “come fa il pesce?”, probabilmente risponderà muovendo la bocca senza emettere suoni, oppure imitando il “glu-glu” delle bolle. La realtà, però, è ben diversa. Molti pesci, infatti, sono soniferi, ovvero animali che comunicano attraverso vocalizzazioni, difficili da percepire sott’acqua per l’essere umano. Una nuova ricerca, però, ha sperimentato un nuovo metodo per studiare questo paesaggio sonoro.

Le difficoltà di registrazione di suoni in ambiente sottomarino…

L’ecosistema delle barriere coralline sta attraversando una fase di forte degrado, causata principalmente dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento. Monitorare questi ambienti è possibile, anche se complesso, grazie alle tecniche di Monitoraggio Acustico Passivo (PAM), che permettono di registrare i suoni e raccogliere informazioni preziose senza interferire con la vita marina. Purtroppo, i dati oggi disponibili sono ancora pochi, dato che ottenere registrazioni sott’acqua è un’operazione tecnicamente impegnativa. Il modo più diretto per registrare i suoni dei pesci è farlo in vasca, ma per la maggior parte delle specie il comportamento in cattività non rispecchia quello naturale. Inoltre, le proprietà acustiche delle vasche possono alterare le registrazioni. In mare, telecamere con idrofoni permettono di osservare il comportamento reale degli animali, ma hanno un campo visivo limitato e spesso è difficile associare i suoni agli individui e, di conseguenza, alle specie corrette. Le registrazioni effettuate dai subacquei sono invece vincolate dal tempo a disposizione e possono introdurre un leggero disturbo. In generale, usare insieme telecamere direzionali e idrofoni omnidirezionali riduce, ma non elimina, il rischio di attribuire erroneamente i suoni ai pesci osservati.

…sono superate grazie alla telecamera acustica passiva subacquea omnidirezionale

Una soluzione a questo problema è stata sviluppata dal gruppo di ricerca guidato da Marc S. Dantzker, che ha ideato un nuovo metodo di monitoraggio capace di raccogliere registrazioni attribuibili alle specie corrette, arricchendo così il limitato database esistente. I primi risultati ottenuti relativi al paesaggio sonoro della barriera corallina del Mar dei Caraibi sono stati pubblicati su British Ecological Society. Per superare il problema del campo visivo ristretto, i ricercatori hanno utilizzato una telecamera a 360°, circondata da un telaio in acrilico che sostiene quattro idrofoni, creando così una telecamera acustica passiva subacquea omnidirezionale (UPAC – 360°). Il sistema è stato installato in diversi siti della barriera corallina, a profondità comprese tra 3 e 45 metri, al largo dell’Acquario Marino di Curaçao (Bapor Kibrá, Willemstad), nei periodi giugno-luglio 2023, dicembre 2023, luglio 2024 e dicembre 2025.

Nello studio recentemente pubblicato sono riportate le analisi delle registrazioni effettuate in 11 giorni in tredici località, mentre l’analisi delle restanti registrazioni è ancora in corso. Ogni ora di registrazione contiene centinaia di suoni, ma nella maggior parte dei casi non è possibile assegnarli a singoli individui o specie. Molti provengono da fonti al di fuori del campo visivo, ma le principali criticità risiedono nelle caratteristiche ambientali, come il livello di luminosità e la limpidezza dell’acqua. La topografia e la copertura corallina nascondono molti pesci, parzialmente o totalmente, mentre alcuni esemplari sono visivamente criptici durante il giorno, aumentando ulteriormente la complessità. Un’altra sfida è la sovrapposizione di più suoni, che rende difficile attribuirli all’individuo corretto. I ricercatori, tuttavia, sono riusciti a superare alcune di queste difficoltà sfruttando indizi aggiuntivi: la produzione di vocalizzazioni spesso coincide con movimenti evidenti o sottili, permettendo di identificare gli individui che in quel momento stavano “chiacchierando”. È importante ricordare che, se singoli eventi di vocalizzazione possono essere difficili da associare con certezza a una specie, osservare più esempi dello stesso tipo aumenta la solidità delle prove.

Il “dizionario” dei pesci soniferi si sta arricchendo

Grazie alla telecamera acustica passiva subacquea omnidirezionale i ricercatori sono riusciti a identificare i suoni di 46 specie di pesci associati alla barriera corallina dei Caraibi appartenenti a 19 famiglie. Nessuna di queste specie aveva precedentemente le proprie vocalizzazioni associate e disponibili al pubblico. Oggi, invece, i suoni sono consultabili negli archivi Library | FishEye Collab e Dryad | Data: Deciphering complex coral reef soundscapes with spatial audio and 360° video permettendo confronti qualitativi o quantitativi con registrazioni acustiche esistenti e future. Si tratta della più ampia raccolta di suoni di pesci mai pubblicata.

Grazie alla telecamera acustica omnidirezionale, oggi possiamo “ascoltare” il mondo sottomarino con una precisione mai raggiunta prima. I dati raccolti ampliano la conoscenza dei comportamenti dei pesci e diventano uno strumento prezioso per proteggere le barriere coralline, ecosistemi fragili e minacciati.

Riferimenti:

Marc S. Dantzker et al., “Deciphering complex coral reef soundscapes with spatial audio and 360° video”, 17 September 2025, proceedings of British Ecological Society doi: 10.1111/2041-210X.70149


Immagine:
Francesco Ungaro, “Fotografia subacquea di pesci”, via Pexels