Perché, anche nel 2022, abbiamo sempre più bisogno di evoluzione

2022 Pievani

L’editoriale di fine 2021 per Pikaia di Telmo Pievani riflette sul ruolo pubblico della scienza e della sua comunicazione, con l’augurio per un 2022 che sia ricco di evoluzione e di cultura

Abbiamo bisogno di evoluzione. Per capire il mondo, non solo i fatti biologici, abbiamo bisogno di evoluzione. L’emergere di sempre nuove varianti del virus SARS-CoV-2 – avendo noi sedicenti sapiens scriteriatamente deciso di vaccinare solo la parte ricca del mondo – è un processo evoluzionistico che bene illustra la casualità delle mutazioni, la loro probabilità direttamente proporzionale alla quantità di virus in circolazione, il vantaggio darwiniano della contagiosità.

Il vaccino che introduce una nuova pressione selettiva per il virus è un processo evoluzionistico. La nostra stessa coevoluzione con il virus, la corsa della Regina Rossa tra ospite e parassita, appena cominciata e poi negli anni a venire, è un processo evoluzionistico. La lista è lunga. Non si capisce appieno la pandemia senza un’adeguata comprensione dell’ecologia delle zoonosi e della loro evoluzione.



Abbiamo bisogno di un approccio evoluzionistico
anche perché apre lo sguardo al tempo profondo e alla globalità dei rapporti tra l’umanità e la biosfera: è un antidoto di largo respiro contro il deleterio schiacciamento sul presente e sull’emergenza quotidiana, di bollettino in bollettino, che domina le nostre cronache da due anni. Abbiamo poi bisogno di evoluzione per capire come piante e animali stanno reagendo al riscaldamento climatico e si stanno adattando alle ormai permeanti nicchie antropiche. Abbiamo bisogno di evoluzione per inquadrare la crisi ambientale nella storia naturale di una specie invasiva e prepotente, Homo sapiens. Per tutte queste ragioni, abbiamo bisogno di evoluzione. Eppure, di evoluzione si parla poco, sempre meno. Persino gli scienziati che spopolano sui mass media nell’era pandemica, quando si avventurano a parlare di evoluzione, lo fanno in modo impreciso e scorretto, usando per esempio un linguaggio finalistico (il virus che “cerca” di sfuggire ai vaccini, che muta “per” resistere ai vaccini).

Persino nei Dipartimenti universitari è sempre più rara la biologia evoluzionistica: è ricerca di base, non porta applicazioni, è astrusa nel suo indagare le cause remote dei fenomeni, così si sente dire. Come se capire il passato della biodiversità (e di noi in essa) non illuminasse il presente e non fosse comunque importante di per sé, culturalmente. La generazione di evoluzionisti che fino ad alcuni anni fa facevano parlare di sé con i loro libri, con gli editoriali sulle maggiori riviste culturali, con le polemiche appassionate, con le grandi interpretazioni, si è ormai spenta. Negli ultimi mesi se ne sono andati anche Richard Lewontin e Edward O. Wilson.



Erano esagerate e personalistiche, ma si prova oggi una certa nostalgia per quelle sfide, perché avvicinavano alla materia un vasto pubblico. Quegli evoluzionisti, oltre che scienziati e divulgatori, erano anche intellettuali, e percepiti come tali. Parlavano di una grande questione culturale: da dove veniamo e come siamo arrivati sin qui. Adesso ognuno studia il suo micro-settore, le sue specie modello, sempre quelle, esprimendosi come è giusto che sia in riviste e convegni di addetti ai lavori. Quasi nessuno interviene più nel dibattito pubblico. Ecco, Pikaia continua tenacemente la sua diffusione delle idee evoluzionistiche e il racconto degli avanzamenti scientifici con questa attitudine, pensando che siano culturalmente importanti per comprendere il mondo che ci circonda e i suoi cambiamenti.

Ci chiamiamo come Pikaia gracilens, ma così gracili non siamo se da più di 15 anni ogni giorno vi raccontiamo le ricerche che escono sulle maggiori testate scientifiche internazionali in materia di evoluzione. Continueremo anche nel 2022 questo servizio con passione e curiosità, per onorare il fedele e sempre più ampio pubblico che ci segue. Pikaia è vostra e di tutti coloro che amano la scienza per ciò che ha di più bello: l’inesauribile meraviglia dinanzi a sempre nuove e inattese scoperte. Buon anno nuovo!