Un viaggio nel futuro per salvare l’Italia che conosciamo e noi stessi

Pikaia ha letto per voi “Viaggio nell’Italia dell’Antropocene” (Aboca) scritto da Telmo Pievani e Mauro Varotto.

L’estate è solitamente il momento in cui godersi il caldo e le vacanze, ma forse in queste settimane tanti avranno sperato in un momento di refrigerio. È stata, infatti, una estate (l’ennesima!) decisamente calda, in cui sono stati registrati quasi 35 gradi centigradi in alcune città russe e finlandesi, sino al record della cittadina canadese di Lytton, vicino Vancouver, in cui la temperatura è arrivata a toccare i 47,9 gradi. Tra le città con caldo decisamente intenso troviamo anche Seattle e Portland negli USA, dove la temperatura è salita a valori record di 42,2 e di 46,6 gradi.

Leggendo i dati di Copernicus, il programma europeo che si occupa del monitoraggio delle condizioni della Terra e che permette di verificare le temperature record registrate in ogni angolo del Pianeta, colpisce anche il dato della città di Saskylakh in Siberia, dove nel mese di giugno la temperatura diurna si è assestata sui 37 gradi, ben 17 sopra la media stagionale.

In altre aree del pianeta sono state, invece, le piogge a segnare nuovi record. A metà luglio, temporali molto intensi hanno causato la più grave alluvione degli ultimi 60 anni nella provincia di Henan, nella Cina centrale. In soli tre giorni, sono caduti oltre 670 millimetri di pioggia, più della media annuale. Eventi analoghi hanno colpito anche Germania e Belgio mostrando in modo evidente la portata globale dei cambiamenti climatici in atto sul nostro pianeta.

“Per fortuna queste cose non accadono in Italia” mi diceva nei giorni con un misto di preoccupazione e speranza una vicina di ombrellone in spiaggia. Ma è realmente così? È bene ricordare che, secondo molti modelli sviluppati da scienziati, il Mediterraneo è in realtà un vero e proprio hotspot del cambiamento climatico e i Paesi nordafricani e dell’Europa meridionale si troveranno a fronteggiare sempre più spesso ondate di caldo, siccità, incendi ed eventi estremi. Anche il nuovo rapporto dello Ipcc contiene questo genere di previsioni.

Non è fantascienza

Una lettura decisamente interessante per toccare con mano che i cambiamenti climatici sono una realtà anche in Italia, è il libro Viaggio nell’Italia dell’Antropocene (Edizione Aboca) scritto dal Direttore di Pikaia Telmo Pievani e dal geografo Mauro Varotto.

Il libro descrive un immaginario viaggio nell’Italia dell’anno 2786, in cui la Pianura padana è stata quasi completamente allagata, tanto che Padova, Ferrara e Rovigo sono state, al pari di tante altre città italiane, interamente sommerse. Non fatevi però ingannare, il libro di Pievani e Varotto non è un libro di fantascienza, ma una occasione per ricordarci che l’Italia che oggi conosciamo non è sempre stata così, perchè “l’assetto ereditato del nostro territorio – scrivono Pievani e Varotto – non è affatto scontato e oggi è nostra responsabilità orientarlo in una direzione o nell’altra”.

Il libro di Pievani e Varotto ci mostra che i fenomeni estremi stanno aumentando, sorprendendo gli stessi scienziati. I modelli a nostra disposizione suggerivano che i record termici oggi sulle pagine dei giornali sarebbero stati raggiunti a metà secolo, non certo adesso. L’Italia registra, ad esempio, un primato negativo per la variazione di temperature, tanto che rispetto al 1880 la temperatura media è aumentata di quasi 2,4°C, contro una media mondiale che si è assestata intorno a +1°C.

“Troppo caldo” era il titolo con cui la rivista National Geographic Italia è uscita in edicola nel mese di luglio e si saranno certamente riconosciuti in questo giudizio i cittadini della città di Siracusa, in cui la colonnina di mercurio a inizio luglio ha toccato i 44,8 gradi centigradi. In modo analogo a fine luglio nella città di Foggia si sono toccati i 43 e non è andata meglio nelle città nell’entroterra barese e sulle colline materane dove la colonnina di mercurio ha raggiunto i 41 gradi.

Andando poi a curiosare nell’European Severe Weather Database possiamo vedere che nel 2020 sono stati censiti in Italia poco meno di 1.300 eventi meteorologici estremi connessi al cambiamento climatico e ne sono già stati riportati più di 1000 nei primi sette mesi del 2021. Nel biennio 2020-2021 sono divenuti quasi otto volte più frequenti rispetto a quanto accadeva in media nel decennio precedente.

La sola tecnologia non basta

Un aspetto interessante di Viaggio nell’Italia dell’Antropocene è che il libro non si limita a elencare i dati negativi, ma propone anche soluzioni pratiche a un problema che fatichiamo talvolta a considerare con la dovuta attenzione (su Pikaia ne avevamo parlato anche qui). Per cui serve prendere atto che la sola tecnologia non ci potrà aiutare, ma dovremo cambiare anche i nostri stili di vita e le nostre abitudini alimentari.

Inoltre, a causa di siccità, ingressione del cuneo salino e temperature elevate dovremo ripensare le varietà che coltiviamo e gli spazi che oggi dedichiamo all’agricoltura:

La grande variabilità climatica – scrivono Pievani e Varotto – potrebbe portare i sistemi agricoli verso una maggiore fragilità e incertezza: riduzione delle rese per molte specie coltivate e forte variabilità delle produzioni sono gli scenari più probabili, accompagnate da una diminuzione delle caratteristiche qualitative dei prodotti, con risposte differenziate a seconda delle aree geografiche e delle specificità colturali. In linea generale, condizioni di rischio più elevato potrebbero verificarsi per il Sud Italia con perdita di vocazionalità per prodotti tradizionali e maggiori costi per produzioni irrigue”.

Le variazioni climatiche e la riduzione delle superfici coltivabili disponibili imporranno ben presto anche la necessità di aumentare la produzione di cibo per unità di superficie coltivata. Motivo per cui è oggi più che mai importante mettere a disposizione dei nostri agricoltori il meglio di quanto la ricerca scientifica può sviluppare. A breve dovremo quindi decidere se ridisegnare il paesaggio cambiando quello che coltiviamo nelle varie regioni oppure difendere la tradizione e usare la genetica per modificare le varietà che coltiviamo adattandole alle nuove condizioni climatiche (aspetti che sono sviluppati qui e qui).

“Non esistono problemi climatici separati da problemi sociali”

A mettere a rischio le regioni italiane, suggeriscono Pievani e Varotto, saranno inoltre gli incendi e ne stiamo vedendo la pericolosità proprio in queste settimane. Come può essere osservato sul sito del Fire Information for Resource Management System, a oggi l’85% delle aree bruciate europee si colloca in Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Grecia, nazioni in cui si perdono in media quasi 500mila ettari di boschi e foreste ogni anno. 

Pievani e Varotto ci ricordano inoltre che i cambiamenti climatici già ora impongono sul pianeta Terra costi molto importanti e che a farne la spesa al momento sono però primariamente i paesi più poveri. Come scrive Stefania Belardinelli su Il Bo Live, affrontare queste tematiche non è una questione di solo ambientalismo, perché “le conseguenze dell’innalzamento globale delle temperature medie annuali non mettono a rischio solo la sopravvivenza di molti degli ecosistemi naturali  (altro problema del quale, peraltro, dovremmo preoccuparci, in quanto i nostri complessi sistemi socioeconomici non possono funzionare senza i fondamentali servizi ecosistemici forniti dalla natura), ma insidiano direttamente la nostra salute”.

“Non esistono problemi climatici separati da problemi sociali – scrivono Pievani e Varotto –, perché la crisi del clima e del pianeta è lo specchio di una crisi dell’umanità”. Per questo motivo è essenziale che le azioni messe in atto siano su tutte le scale, da quella politica a quella planetaria, inclusa quella relativa ai comportamenti singoli.

In merito a quest’ultimo punto, la scelta di leggere Viaggio nell’Italia dell’Antropocene ha un ulteriore elemento di interesse, perché chi acquisterà il volume contribuirà a sostenere le attività del Museo di Geografia dell’Università di Padova, le cui iniziative includono progetti di sensibilizzazione al cambiamento climatico rivolti sia alle scuole che alla società civile, per cui… buona lettura e buon viaggio!