Perché perdere gli uccelli di montagna sarebbe un problema per gli ecosistemi

Sordone (Prunella collaris) (ph Chiara Bettega)

Uno studio su 800 specie nidificanti nelle montagne dell’Olartico mostra che gli uccelli associati agli ambienti più freddi tendono ad avere caratteristiche funzionali più distintive. Quando a questa particolarità si sommano areali ristretti, aumenta anche la vulnerabilità al cambiamento climatico.

Gli uccelli che vivono in montagna non sono tutti uguali. Alcuni occupano ambienti molto freddi e presentano combinazioni di caratteristiche che poche altre specie condividono. Uno studio pubblicato su Ecology mostra che proprio queste specie sono tra le più esposte al cambiamento climatico.

Il lavoro ha analizzato 800 specie di uccelli montani nidificanti nell’Olartico, cioè in Europa, Nord America e gran parte dell’Asia settentrionale. Per ciascuna specie gli autori hanno considerato la temperatura media degli ambienti in cui si riproduce, l’estensione dell’areale e 13 tratti funzionali, fra cui dieta, forma del becco, tipo di nido, massa corporea e dimensioni di ali, coda e tarso.

Maria Delgado, ecologa dell’IMIB e prima autrice dello studio, spiega:

«Abbiamo messo insieme i dati disponibili in letteratura sulle caratteristiche funzionali di 800 specie nidificanti nell’Olartico. Queste informazioni sono state poi unite a dati sulla distribuzione geografica e sulla nicchia termica, cioè la temperatura media all’interno dell’areale di distribuzione di ciascuna specie».

Che cosa emerge dallo studio

Nel paper la distintività funzionale misura quanto una specie si discosti dalle altre per l’insieme dei suoi tratti. In altre parole, una specie è più distintiva quando poche altre condividono la stessa combinazione di caratteristiche ecologiche e morfologiche. Questo aspetto conta perché quei tratti sono collegati al modo in cui gli animali usano le risorse e interagiscono con l’ambiente, con effetti su processi come predazione, impollinazione e dispersione dei semi. Nel contesto alpino, per esempio, il gipeto, la pernice bianca, il fringuello alpino e il sordone spesso svolgono importanti funzioni ecologiche.

Il risultato principale è che le specie associate alle nicchie termiche più fredde tendono ad avere caratteristiche funzionali più distintive. Nelle comunità montane fredde si trovano quindi più spesso specie con meno equivalenti ecologici, cioè meno facilmente rimpiazzabili da altre specie che svolgano funzioni simili.

Gli autori collegano questo andamento a due processi: da una parte le condizioni più severe favoriscono specie con tratti adatti a quegli ambienti; dall’altra, lungo i gradienti ambientali, cambia anche la composizione delle comunità. Chiara Bettega, ornitologa del MUSE e coautrice dello studio, osserva:

«Alle nostre latitudini, quindi anche lungo la catena alpina, all’aumentare della quota le specie diventano più uniche dal punto di vista funzionale».

Dove il rischio è maggiore

Nel lavoro le specie rare sono quelle che combinano un areale ristretto e un’elevata distintività funzionale. Con questo criterio gli autori ne identificano 72. Gli hotspot principali si trovano nell’Himalaya, al margine meridionale delle catene montuose nordamericane e, in misura minore, fra Cina e Mongolia e nell’area Medio Oriente-Caucaso.

È proprio in queste aree che il riscaldamento recente risulta più marcato. Negli ultimi trent’anni, nelle zone dove si concentrano queste specie l’aumento della temperatura media è stato compreso fra 0,06 e 3,3 °C. In più di un quarto delle aree dove convivono almeno due specie rare il riscaldamento supera 1,5 °C. Himalaya e Medio Oriente-Caucaso ospitano da soli il 64% delle specie rare individuate nello studio.

Maria Delgado e Chiara Bettega scrivono: «Le specie funzionalmente uniche hanno un ruolo insostituibile nelle reti ecologiche».

Perché conta per gli ecosistemi

La perdita di questi uccelli non avrebbe quindi solo un effetto sul numero complessivo di specie presenti. In molti casi verrebbero meno anche funzioni ecologiche poco sostituibili con possibili effetti sulla struttura delle comunità e sulle interazioni tra specie.

Gli autori sottolineano inoltre che molte specie di montagna vivono in habitat frammentati e isolati e che proprio nelle zone più remote e di maggiore quota gli sforzi di monitoraggio tendono a diminuire. Per questo indicano tra le priorità sia la tutela delle specie specialiste sia la conservazione dei rifugi climatici, cioè delle aree che potrebbero continuare a offrire condizioni adatte anche in futuro.

Riferimenti

Delgado M. del Mar, Bettega C., Scridel D. et al. Functional distinctiveness and rarity highlight climate vulnerability of mountain birds. Ecology 107:e70345 (2026) https://esajournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ecy.70345

In apertura: Sordone (Prunella collaris), foto di Chiara Bettega via comunicato stampa