I pesci parlano, ma nessuno li ascolta: l’ecoacustica nelle politiche di conservazione

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Sotto il pelo dell’acqua i pesci comunicano con un linguaggio tutto loro, ma il rumore di origine antropica si intromette sempre più. Eppure l’inquinamento acustico è tenuto in scarsa considerazione nelle legislazioni per la tutela della specie a rischio

Immergersi in acqua è un’esperienza avvolgente: ci circondano bolle, vibrazioni, suoni ovattati. Anche sott’acqua, il mondo è pieno di voci. Ma non sono solo balene e delfini a comunicare: anche i pesci emettono suoni per interagire tra loro. Eppure, il loro “linguaggio” è minacciato da una forma poco visibile di inquinamento: il rumore umano.

Sott’acqua, infatti, troviamo un paesaggio sonoro complesso, chiamato habitat acustico, che include segnali biologici, ambientali e antropici. L’ecoacustica è la disciplina che studia questi suoni e il loro legame con gli ecosistemi. Oltre ai celebri cetacei, anche molte specie di pesci producono versi, ronzii, schiocchi o vibrazioni per comunicare tra individui della stessa specie o di specie diverse. È una forma di comunicazione ancora poco conosciuta, ma già documentata in oltre mille specie sonifere nel mondo.

I rumori di origine antropica si intromettono nella comunicazione tra i pesci

Anche sott’acqua, i rumori causati dall’uomo interferiscono con la comunicazione animale. Pensate a quando parlate con un amico in stazione: ogni volta che passa un treno, non riuscite più a sentirvi chiaramente. Questo succede anche negli ambienti acquatici, ma l’impatto dell’inquinamento acustico sui pesci che comunicano attraverso suoni è trascurato dalle politiche di conservazione: lo dimostra uno studio condotto dai ricercatori Kiara R. Kattler, Audrey Looby, Isabelle M. Côté e Kieran D. Cox e pubblicato su Biological Conservation.

Nel dettaglio gli scienziati hanno indagato in che misura l’ecoacustica sia presa in considerazione nelle valutazioni canadesi delle specie ittiche minacciate, tramite un’indagine approfondita della letteratura presente nel registro pubblico delle specie a rischio del governo. In Canada un gruppo di esperti indipendenti è riunito nel Committee on the Status of Endangered Wildlife (COSEWIC) e si occupa di fornire consulenza al Ministro dell’Ambiente e dei Cambiamenti Climatici del Canada sullo stato delle specie. Le loro raccomandazioni vengono avanzate come potenziali inserimenti nell’elenco previsto dalla Species at Risk Act (SARA), la legislazione nazionale del governo volta a proteggere le specie minacciate dall’estinzione che, una volta inserite, vengono poi tutelate tramite un piano di azione appositamente studiato.

L’influenza dell’inquinamento acustico è trascurata

I ricercatori hanno analizzato 204 valutazioni e rapporti sullo stato di conservazione del COSEWIC e 170 strategie di recupero e/o piani d’azione per specie ittiche d’acqua dolce o marine canadesi, per un totale di 304 documenti prodotti dal 2000 al 2024. 32 dei 138 taxa ittici suggeriti per l’inserimento nell’elenco dal COSEWIC e 3 dei 42 elencati nel SARA sono dichiarati ufficialmente attivamente soniferi, ma solo due valutazioni di queste specie hanno preso in considerazione i paesaggi sonori, la produzione di suoni o l’inquinamento acustico, nessuna delle quali ha considerato contemporaneamente tutti e tre gli aspetti. Inoltre, l’inquinamento acustico è stato elencato come potenziale minaccia nelle valutazioni del 9% delle altre specie ittiche, di cui 69 sono probabilmente sonore.

La produzione attiva di suoni è fondamentale per molti comportamenti dei pesci, compresa la riproduzione. Un pesce maschio può produrre suoni per attirare le sue compagne: più lungo o più forte sarà il suo canto, più uova riceverà in cambio”, dice Kieran D. Cox, autore senior dello studio.

Se i pesci non riescono ad attrarre compagni, la loro capacità di riprodursi può diminuire e le dimensioni della popolazione potrebbero ridursi”, aggiunge Kiara Kattler, che ha condotto lo studio mentre lavorava nel laboratorio della professoressa Isabelle Côté.

Questo ci fa capire la gravità dell’impatto dell’inquinamento acustico sul ciclo vitale di molte specie acquatiche. L’ecoacustica è un campo di ricerca emergente e solo di recente sono stati creati database globali sulla produzione di suoni da parte dei pesci, ma questo giustifica solo in parte il ritardo dell’inserimento della tutela delle specie marine dalle minacce del rumore di origine antropica nelle politiche di conservazione. Ci sono infatti specie che sono studiate da decenni, ma non sono state prese in considerazione dal COSEWIC, come per esempio il merluzzo atlantico, Gadus morhua.

Sappiamo che proteggere gli spazi di comunicazione per i mammiferi marini più grandi e carismatici funziona. È stato fondamentale per la conservazione delle orche residenti meridionali“, afferma Cox. “Il suono e il rumore sono cruciali per i pesci come per le balene, e dovrebbero essere protetti allo stesso modo”.

Riferimenti:

Kattler, K. R., Looby, A., Côté, I. M., & Cox, K. D. (2025). The sound of recovery: Integrating acoustics into fish status assessments and recovery strategies. Biological Conservation, 310, 111339. https://doi.org/10.1016/j.biocon.2025.111339

Immagine: Joachim S. Müller, “Hauptsächlich Kabeljau”, CC BY-NC-SA 2.0, via Flickr