Post-Apocalypse yesterday

Una straordinaria stratigrafia racconta la ripresa della vita dopo la catastrofe che spazzò via i dinosauri e tutta la megafauna alla fine del Cretaceo. I fossili, straordinariamente conservati, di animali e piante mostrano i tempi per il recupero da un disastro di tale scala e l’influenza che il clima ha nella ripresa della diversità della vita


Immaginiamo di tornare indietro nel tempo di 66 milioni di anni. Vedremmo un mondo straordinario, molto diverso dall’attuale. Non a lungo però, perché presto un grande meteorite sfreccerebbe nel cielo per impattare col nostro pianeta con una potenza inimmaginabile. Sappiamo cosa c’era prima, grazie a ritrovamenti recenti sappiamo anche cos’è successo subito dopo (Pikaia ne ha parlato qui). Ma poi? Il primo milione di anni dopo l’estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene (KPgE) è molto poco conosciuto a livello di record fossile, e le informazioni su come la vita si sia ripresa dopo la grande catastrofe sono lacunose.

Questo almeno fino allo studio, pubblicato da un’equipe statunitense su Science, di un’impressionante sezione stratigrafica nella zona di Corral Bluffs, nel Bacino di Denver, in Colorado. Si tratta di un grande affioramento di circa 27 km2 al cui interno sono stati trovati centinaia di siti che raccontano la ripresa della vita nel primo milione di anni dopo il KPgE. I fossili lì conservati testimoniano la diversificazione di animali moderni tra cui i mammiferi placentati e gli attuali uccelli, ma anche di piante come le angiosperme. Si tratta di ritrovamenti eccezionali per la quantità e per la qualità della conservazione, oltre che per la diversità di specie e di ambienti rappresentati. Tra i vertebrati sono stati trovati molti scheletri interi di mammiferi (i più trattati nell’ambito della ricerca), tartarughe e coccodrilli lunghi fino a 1,5 metri. Anche tra le piante fossili c’è una notevole diversità sia di specie che di dimensioni, le quali variano dai pollini a ceppi di tronchi.

Durante lo studio dei più di 150 livelli che compongono la stratigrafia, gli studiosi hanno notato come ci fossero delle sorte di “scalini” nel ritorno della vita a una situazione ottimale. Durante i primi 100.000 anni circa dalla catastrofe i mammiferi si ripresero. Non erano infatti usciti indenni dal KPgE e, benché non fossero scomparsi completamente come i dinosauri e il resto della megafauna, molte specie si estinsero, mentre le dimensioni di quelle sopravvissute diminuirono a seguito del cambiamento ambientale. Arrivati a questo “traguardo” temporale però la ricchezza tassonomica dei mammiferi era raddoppiata, mentre la massa corporea massima era ritornata a livelli simili a quelli precedenti il KPgE.

A 300.000 anni di distanza dal KPgE la massa corporea massima dei mammiferi è triplicata, e c’è stata un un’ulteriore diversificazione e specializzazione nella dieta, come testimoniato dalla comparsa dell’erbivoro Carsioptychus coarctatus. Il successo della specializzazione nell’erbivoria, in contrasto con la generica dieta onnivora e insettivora dei mammiferi precedenti, è concomitante con un grande aumento della diversità nella megaflora.

700.000 anni dopo il KPgE compaiono altri mammiferi di grandi dimensioni, tra cui il più grande conosciuto è l’onnivoro Eoconodon coryphaeus, la cui massa era di poco inferiore ai 50 chili. All’incirca nello stesso periodo compaiono anche le prime piante della famiglia Leguminosae.

Queste “tappe” non sono casuali ma coincidono con degli intervalli di aumento della temperatura terrestre di alcuni gradi, rendendo plausibile l’ipotesi che i cambiamenti climatici abbiano influenzato la ripresa dalla vita dopo il KPgE, e che possano fare la stessa cosa dopo altri eventi di estinzione di massa.

Quello che viene messo in luce da questa ricerca è un processo di ripresa dalla vita molto simile a quello che è già stato osservato dopo catastrofi di natura locale, con la differenza maggiore rappresentata dal tempo. Mentre per il recupero da un disastro localizzato possono volerci da alcuni decenni a più di un secolo, per un evento su scala globale i tempi aumentano esponenzialmente fino a centinaia di migliaia di anni.


Riferimenti:
T. R. Lyson et al. Exceptional continental record of biotic recovery after the Cretaceous–Paleogene mass extinction. Science10.1126/science.aay2268(2019) DOI: 10.1126/science.aay2268

Immagine: Fredrik [CC0 1.0] via Wikimedia Commons