Quando il panda divenne vegetariano

Sebbene appartenga all’ordine Carnivora, il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) non può certamente essere considerato un mangiatore di carne dato che la sua dieta si base quasi esclusivamente (al 99%) sulle foglie di bambù. Molte sono state le ipotesi che hanno cercato di spiegare il passaggio totale dalla carnivoria all’erbivoria nella linea evolutiva che ha portato all’odierno panda, senza mai fornire


Sebbene appartenga all’ordine Carnivora, il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) non può certamente essere considerato un mangiatore di carne dato che la sua dieta si base quasi esclusivamente (al 99%) sulle foglie di bambù. Molte sono state le ipotesi che hanno cercato di spiegare il passaggio totale dalla carnivoria all’erbivoria nella linea evolutiva che ha portato all’odierno panda, senza mai fornire una prova definitiva.

Ora una parziale risposta potrebbe arrivare da un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori cinesi e pubblicato sulla rivista Molecular Biology and Evolution. La ricerca ha evidenziato come il gene Tas1r1, comunemente presente nel genoma di tutti i carnivori, sia invece inattivato (sotto forma di pseudogene) nel panda. Questo gene codifica per la proteina recettirce del gusto umami, noto anche come quinto gusto (gusto di un alimento derivante dalla presenza di composti come il glutammato monosodico), rendendo questo insolito erbivoro insensbile a questo tipo di sapore.

E’ possibile, argomentano i ricercatori, che la perdita del funzionamento di questo gene abbia ridotto notevolmente l’apprezzamento del panda per la carne, favorendo una futura transizione verso una dieta erbivora. La pseudogenizzazione del gene Tas1r1 sarebbe avvenuta circa 4,2 milioni di anni or sono, proprio nel mezzo dell’intervallo temporale (tra 7 e 2 milioni di anni fa) in cui le tracce fossili informano sul passaggio di dieta del panda.

Lo studio, però, non trascura l’ipotesi opposta: è possibile, infatti, che in seguito a considerevoli modificazioni ambientali, le prede dei panda ancestrali si siano ridotte notevolmente, imponendo a questi animali di trovare sostentamento da altre fonti di cibo e le foreste di bambù rappresentavano la risorsa più abbondante. In questo caso, dunque, l’inattivazione del gene potrebbe essere avvenuta solo successivamente all’abbandono della carne come fonte di cibo, in seguito ad un rilassamento della selezione naturale.

Andrea Romano


Riferimenti:
Huabin Zhao, Jian-Rong Yang, Huailiang Xu, Jianzhi Zhang, Pseudogenization of the Umami Taste Receptor Gene Tas1r1 in the Giant Panda Coincided with its Dietary Switch to Bamboo, Molecular Biology and Evolution

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons