Come nascono i conflitti: il caso degli scimpanzé di Ngogo

016 Alpha male chimpanzee walking at Kibale forest National Park Photo by Giles Laurent

Trent’anni di osservazioni su una comunità di scimpanzé in Uganda hanno permesso di studiare la nascita di una frattura sociale, la formazione di nuove identità di gruppo e la violenza letale che ne è seguita.

Guerre ed episodi di violenza collettiva sono fattori che hanno contribuito a formare e modificare le società umane nel corso dei millenni. Tuttavia, le cause alla base di questi eventi non sono del tutto chiare. Vi sono due ipotesi che cercano di spiegarne le origini: la prima, quella dei marcatori culturali, sostiene che alla base della cooperazione all’interno di uno stesso gruppo vi siano fattori culturali identitari condivisi, come per esempio la religione, l’etnia o la lingua, che favorirebbero il rafforzamento dei legami tra i membri del gruppo, acuendo il senso di appartenenza e identità, a discapito di chi invece non ne fa parte. La seconda, legata alle dinamiche relazionali, suggerisce che il cambiamento degli equilibri e la rottura dei legami interpersonali siano sufficienti a creare fratture anche all’interno dello stesso gruppo, innescando episodi di violenza collettiva anche verso individui interni.

Se la prima ipotesi sembra effettivamente spiegare non pochi episodi che riguardano la storia della nostra specie, questa però non permette di capire fino in fondo come si possano verificare guerre civili o ribellioni, poiché i conflitti in questo caso nascono tra individui che condividono, almeno in parte, gli stessi marcatori culturali.

Molte specie animali, nonostante siano prive di marcatori culturali come i nostri, presentano comportamenti di conflitto e, talvolta, aggressioni letali che possono aiutare a ragionare, con le dovute cautele, anche sui comportamenti umani. Per questo un gruppo di ricercatori ha deciso di indagare i comportamenti conflittuali in una specie a noi vicinissima: gli scimpanzé (Pan troglodytes).

Negli scimpanzé le dinamiche di gruppo sono caratterizzate da modalità fission-fusion, in cui gli individui si separano e si riuniscono in sottogruppi temporanei. In molte popolazioni, inoltre, le femmine tendono a disperdersi dal gruppo natale, mentre i maschi rimangono per tutta la vita all’interno del gruppo in cui sono nati. La maggior parte delle aggressioni avviene tra individui appartenenti a gruppi diversi, poiché i maschi esterni vengono percepiti come un pericolo. Tuttavia, tali aggressioni possono verificarsi, seppur più di rado, anche tra individui che in passato appartenevano allo stesso gruppo.

Un gruppo di scienziati ha studiato le dinamiche comportamentali della più grande comunità di scimpanzé finora conosciuta, quella di Ngogo, nel Kibale National Park, in Uganda, analizzando i dati di circa trent’anni di osservazioni. Secondo il lavoro, pubblicato su Science, questa comunità si è progressivamente divisa in due gruppi tra loro ostili.

Dallo studio sono emersi tre momenti chiave che hanno cambiato le dinamiche del gruppo: il passaggio dalla coesione alla polarizzazione in due gruppi, l’allontanamento e l’evitamento reciproco, e infine le aggressioni tra i due gruppi, talvolta anche letali.

Prima della separazione

Le osservazioni iniziate nel 1995 avevano mostrato che la comunità di scimpanzé era inizialmente una sola, in cui si verificavano dinamiche fission-fusion temporanee, ovvero la formazione di sottogruppi che cambiavano molto velocemente nel tempo. In questa fase sono stati osservati comportamenti di grooming, avvicinamento e affiliazione all’interno dei sottogruppi.

In particolare, nelle osservazioni tra il 1998 e il 2014, sono stati identificati da due a quattro sottogruppi, che poi si sono suddivisi in maniera sempre più marcata in due gruppi: il gruppo Western e il gruppo Central. I membri di questi gruppi erano soliti spostarsi, con una media del 29% degli individui che passava da un gruppo all’altro ogni anno. Durante questi anni si è notato però che un gruppo di tre maschi tendeva a rimanere sempre unito, formando una sorta di nucleo interno, che sarebbe diventato in seguito una parte fondamentale del gruppo Western. Durante questa fase vi era una sovrapposizione geografica del territorio occupato dai due gruppi, nonché riproduttiva: i membri di un gruppo si accoppiavano anche con membri dell’altro gruppo.

Polarizzazione

A partire dal 2015 si iniziarono a osservare comportamenti di evitamento tra i due gruppi. Spesso succedeva infatti che, se si ritrovavano nella stessa area, i membri del gruppo Western scappavano, mentre gli altri li cacciavano via. Lentamente i due gruppi iniziarono quindi a isolarsi geograficamente, ma anche riproduttivamente: l’ultimo concepimento documentato tra membri dei due gruppi risale a marzo 2015.

A partire dal 2016, inoltre, i maschi del gruppo Western iniziarono ad adottare i primi comportamenti di difesa territoriale nei confronti dell’altro gruppo. Dal 2017 i pattugliamenti vennero intrapresi anche dal gruppo Central, a cui seguirono interazioni aggressive sempre più frequenti. La segregazione spaziale aumentò con la polarizzazione dei due gruppi.

Nel 2018 si verificò la scissione permanente tra i due gruppi e non si notarono più comportamenti affiliativi intergruppo, con nette separazioni spaziali, sociali e riproduttive.

Aggressioni tra gruppi

Tra il 2018 e il 2024 si sono registrati numerosi casi di aggressione: gli scimpanzé del gruppo Western hanno condotto 24 attacchi contro membri del gruppo Central, uccidendo almeno sette maschi adulti e 17 piccoli. A partire dal 2021 le aggressioni letali si sono verificate anche sui più giovani, con diversi casi di infanticidio.

Tutti gli attacchi osservati o ricostruiti si verificavano durante incursioni del primo gruppo nel territorio occupato dall’altro gruppo. Numerose furono le perdite all’interno del gruppo Central, anche se non sempre è chiara la causa, poiché difficilmente i corpi venivano ritrovati.

Squilibri e fratture sociali

Dallo studio è emerso che, in condizioni di assenza di marcatori culturali paragonabili a quelli umani, i conflitti possono nascere da cambiamenti nelle dinamiche del gruppo e sfociare, talvolta, in episodi di violenza collettiva con esiti anche gravi. Tuttavia, comportamenti di scissione permanente con conseguenti conflitti letali sono eventi piuttosto rari negli scimpanzé. Un caso precedente era stato descritto negli anni Settanta a Gombe, in Tanzania, durante gli studi di Jane Goodall, ma è rimasto discusso anche perché quella popolazione veniva rifornita di cibo dai ricercatori.

Le spiegazioni alla base di questi eventi possono riguardare diversi aspetti. Se un gruppo diventa molto numeroso, la competizione per le risorse alimentari aumenta, così come la competizione tra maschi per l’accesso alle femmine. Inoltre, la formazione di legami sociali forti e la stabilità del gruppo diventano sempre più complesse e faticose da mantenere quando il gruppo aumenta notevolmente di numerosità. Ecco che quindi la formazione di sottogruppi può rappresentare il risultato delle dinamiche che si instaurano all’interno di una comunità particolarmente grande.

La grande frattura dei due gruppi è stata preceduta da un evento chiave: la morte di cinque maschi adulti e una femmina adulta nel 2014. Un evento demografico di questo tipo potrebbe aver portato a cambiamenti importanti nella dinamica del gruppo. A esso si aggiunge la sostituzione, nel 2015, del maschio alfa: i cambiamenti della gerarchia portano infatti a un disequilibrio nel gruppo, in cui i comportamenti aggressivi tra i maschi possono diventare più frequenti, amplificando le tensioni.

Nel gennaio del 2017, inoltre, il diffondersi di un’epidemia respiratoria causò la morte di 25 individui, tra cui quattro maschi adulti e dieci femmine adulte. Due dei maschi adulti morti appartenevano al gruppo Western, e uno di essi era tra gli ultimi individui che mantenevano relazioni con il gruppo Central. Tutti questi eventi demografici e i cambiamenti sociali hanno probabilmente contribuito alla frattura.

Identità, appartenenza e riconciliazione

Dallo studio emerge come per gli scimpanzé sia importante riconoscere i membri appartenenti allo stesso gruppo e distinguerli da chi invece non ne fa parte e potrebbe, perciò, rappresentare un pericolo. In particolare, il fatto che i maschi rimangano nello stesso gruppo di origine per tutta la vita fa sì che con i maschi esterni non si instaurino comportamenti di affiliazione e cooperazione nel corso del tempo.

Nel caso di Ngogo, però, la frattura è avvenuta tra individui che per anni avevano fatto parte della stessa comunità. Da ciò emerge quindi anche un forte senso di identità di gruppo che può cambiare nel tempo e andare oltre i legami precedenti, un po’ come avviene per le società umane, le quali possono riorganizzarsi a seconda delle relazioni interpersonali e dei contesti sociali.

I primi attacchi vennero compiuti da individui del gruppo Western, inizialmente meno numeroso, contro membri del gruppo Central. Il successo di questi attacchi sarebbe stato favorito dal rafforzarsi dei legami all’interno del gruppo Western. La forte coesione si è quindi contrapposta allo svantaggio numerico, con esiti che hanno ulteriormente rafforzato i legami e la nuova identità collettiva.

Questo studio ci permette dunque di guardare ai conflitti umani non soltanto attraverso le differenze culturali e ideologiche, ma anche dal punto di vista delle relazioni interpersonali e del loro equilibrio precario. Le fratture nelle relazioni possono infatti contribuire alla nascita di grandi conflitti, ma hanno effetti anche su scala ridotta, nella vita quotidiana. Piccoli atti di riconciliazione possono quindi aprire opportunità di pacificazione tra singoli individui e, molto probabilmente, anche tra gruppi e popolazioni.

Riferimenti

Sandel A.A. et al. Lethal conflict after group fission in wild chimpanzees, Science, 392, 216-220, 2026. DOI: 10.1126/science.adz4944

Foto in apertura: un maschio dominante di scimpanzè nel parco nazionale di Kibale © Giles Laurent, gileslaurent.com, License CC BY-SACC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons