SienaBiodiverCity: Citizen Science per la biodiversità urbana

Matteo Baini 1

Siena, città verde, protagonista nella tutela della biodiversità urbana, fa il primo bilancio sul progetto di citizen science SienaBiodiverCity, lanciato nel 2022

“Ma le lumache che non hanno una casa dove vanno quando hanno paura?”.

Vecchie cassette di legno diventano hotel per insetti impollinatori. Terra e semi amalgamati da piccole mani diventano bombe di vita da lanciare in aree incolte per promuovere la crescita di flora selvatica. Esperti ricercatori diventano divulgatori, guide, ciceroni. La scienza diventa narrazione e racconto per promuovere partecipazione e sensibilizzare verso la tutela della biodiversità urbana. È durante un racconto su chiocciole e lumache della dott.ssa Debora Barbato rivolto ad alunni della scuola dell’infanzia che un bimbo pone questa domanda, riferendosi alle lumache, cioè i molluschi terrestri privi di conchiglia esterna.

Incontrare esperti, imparare facendo, monitorare la flora e la fauna urbana, identificare esemplari, sono alcune delle attività vissute dai cittadini senesi grazie al progetto di citizen science SienaBiodiverCity frutto di una collaborazione tra il Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici (MUSNAF) e il gruppo di ricerca della dott.ssa Barbato, malacologa dell’Università di Siena e del National Biodiversity Future Center.

Tra le principali attività del progetto ci sono:

– un BioBlitz annuale inserito nell’iniziativa internazionale City Nature Challenge, che riunisce residenti e naturalisti esperti per monitorare gli organismi selvatici;

– workshop didattici sulla biodiversità e visite guidate in città per formare i professionisti della citizen science al campionamento e all’identificazione della biodiversità;

– lezioni pratiche per sensibilizzare le persone sull’importanza dei servizi ecosistemici urbani (in particolare l’impollinazione);

– l’istituzione di uno Sportello della Biodiversità per l’identificazione degli esemplari.

In tre anni, oltre 500 membri della comunità locale hanno partecipato agli eventi di SBC. Sono state raccolte quasi 11000 osservazioni di oltre 1800 taxa tramite l’app iNaturalist. Protagonista la città di Siena, definita “città verde ad alta biodiversità”, e i suoi cittadini. Con una pubblicazione sulla rivista Urban Ecosystems Debora Barbato e altri ricercatori coinvolti hanno fatto il bilancio di questi anni, raccontando un progetto con crescente partecipazione e coinvolgimento. Un modello replicabile in grado di sensibilizzare davvero tutti, a partire dai più piccoli. Come sottolinea Barbato:

“La Citizen Science non può essere la risposta a qualsiasi progetto di ricerca, senza contare che determinati ambiti richiedono competenze specialistiche. Può però essere un mezzo utilissimo non solo per raccogliere dati e raggiungere nuove evidenze scientifiche, ma anche per coinvolgere, sensibilizzare, formare, orientare, educare. Credo che partire dai più piccoli, dalle scuole dell’infanzia sia la scelta più saggia. La profondità delle loro semplici domande è spiazzante, ma apre nuove vie di riflessione”

Scienza e scienziati, città e cittadini

È solo di recente che abbiamo cominciato a pensare alle aree urbane, alle città, come centri di biodiversità, come laboratori, come veri e prori organismi. Le nostre case e il territorio che le ospita assumono così valore ecologico, al di là del negativo impatto antropico, all’interno della nostra casa comune, la Terra. E come le città assumono dignità naturalistica al pari degli ecosistemi naturali, così i cittadini al pari degli scienziati possono collaborare al bene comune attraverso progetti di citizen science.

“Nonostante l’ecologia urbana sia una scienza molto giovane, compaiono le prime pubblicazioni che vedono le città come veri e propri laboratori, come scrigni di biodiversità, addirittura come centri per analisi e studi evolutivi. “

Collaborazione che può suscitare qualche timore. Davanti alla mole di dati che si può raccogliere con la collaborazione di comuni cittadini e la forte riduzione dei costi di ricerca, si potrebbe temere un impoverimento del ruolo del ricercatore. In realtà, le competenze specialistiche restano fondamentali. Spiega la dott.ssa Barbato:

Non si può essere indifferenti alla mole di evidenze e pubblicazioni che descrivono le enormi potenzialità nella raccolta dati in progetti di citizen science, e ai risultati scientifici che ne possono derivare. La figura del ricercatore rimane comunque necessaria, per esempio per verificare e validare i dati e fornire supporto, oltre che identificare alcuni esemplari che richiedono formazione specialistica ed esperienza.

Pur sotto lo stesso tetto, le stanze restano separate, ma comunicanti: i cittadini non sono né sostituti né inconsapevoli strumenti al servizio di scienziati, ed entrambi tessono una relazione con un fine comune. L’asimmetria di professionalità ed esperienza assume carattere “alla pari” nello scambio di esperienze. Debora Barbato:

“I cittadini non sono miniere di dati, ma individui coinvolti, educati, formati con cui si comunica e si scambiano esperienze.”

Nel 2024 abbiamo intervistato Debora Barbato sui progetti di citizen science per la nostra serie “La biodiversità al centro.

Coinvolgere per comprendere e tutelare

Per comprendere come un muro stia in piedi, è bene conoscere nel dettaglio ogni suo mattoncino. Alla stessa maniera, spiega Barbato, comprendere le relazioni ecologiche richiede comprendere a fondo gli organismi che partecipano a tali relazioni. Ma non tutti sono così affascinanti da richiamare particolari attenzioni da parte del pubblico: il simbolo del WWF, infatti, non è un invertebrato. Spiega Debora Barbato:

Mi occupo di un gruppo di organismi poco carismatici: i molluschi terrestri, chiocciole e lumache.

Questi animali possono apparire viscidi, lenti, insignificanti, utili solo per produrre creme di bellezza o per sterminare le coltivazioni di lattuga. Eppure anche loro riescono a entusiasmare nel giusto contesto.

“Durante l’ultimo BioBlitz i nostri cittadini sono stati intervistati da uRadio, la radio degli studenti universitari dell’Università di Siena e le risposte alle domande che chiedevano cosa fosse piaciuto maggiormente erano: “ho visto delle lumache incredibili! Non ho mai visto lumache così belle!. Non pensavo esistessero lumache così belle!” L’intervista l’abbiamo portata come testimonianza al convegno mondiale di malacologia per dimostrare l’impatto del coinvolgimento.”

L’importanza della fascinazione sta nel veicolare quell’insieme di valori che portano ogni cittadino a scegliere. Un potenziale enorme dimostrato dai progetti di citizen science e difficile da raggiungere restando chiusi nei laboratori. Raggiungibile quando la città diventa un laboratorio.

Quando si parla di Biodiversità Urbana non si può prescindere dal coinvolgimento delle persone ed è indispensabile integrare la scienza con la narrazione e la divulgazione e legare le conoscenze scientifiche naturalistiche alle scienze sociali. Basti pensare a quanto l’accesso alla biodiversità possa avere un impatto sul benessere sociale, su uguaglianze e diseguaglianze. Si pensi all’effetto lusso, dove i quartieri più ricchi sono spesso anche quelli a più alta biodiversità. Quindi non solo ricerca pura, non solo raccolta dati, ma anche educazione, dimostrazione, comunicazione, coinvolgimento.”

Forse non a caso durante la pandemia di Covid-19, momento di confinamento e di angoscia, l’interesse e la partecipazione a iniziative di Citizen Science sono aumentate molto.

Forse non a caso, nel momento di richiamo ad ataviche paure, tra le reazioni silenziose sono aumentate le iniziative comunitarie di solidarietà e di cura, tra cui la cura della biodiversità urbana. La cura di quella casa da tutelare, se non altro, per avere un posto dove rifugiarsi quando si ha paura.

Riferimenti:

Barbato, D., Benocci, A., Bratto, C., & Manganelli, G. (2025). Identifying, surveying and monitoring urban biodiversity through citizen science in the Siena BiodiverCity project. Urban Ecosystems, 28(4), 1–11. https://doi.org/10.1007/s11252-025-01749-9

Immagine in apertura: di Matteo Baini