Un possibile antenato comune tra uomini e gibboni

Pliobates

Il progenitore di tutte le scimmie antropomorfe potrebbe non essere stato un primate di grossa taglia, come si riteneva finora, ma una specie molto più piccola e simile ai moderni gibboni

È stata chiamata Laia la piccola e antichissima scimmia, i cui fossili sono stati trovati in Spagna quattro anni fa, che, come suggerito dagli esiti degli studi condotti dai ricercatori dell’Istituto Catalano di Paleontologia (ICP), potrebbe essere la specie più vicina al bivio che ha separato l’evoluzione degli ominidi (umani e altre grandi scimmie antropomorfe) e degli ilobatidi (piccole scimmie antropomorfe, comunemente note come gibboni).

Entrambe le famiglie appartengono alla superfamiglia degli ominoidi e condividono molte caratteristiche morfologiche, tra cui l’assenza di coda, una struttura corporea che consente di mantenere il tronco in posizione eretta e numerosi lineamenti craniali. L’individuazione della specie ancestrale da cui queste famiglie si sono evolute è sempre stata complicata, in particolare a causa della mancanza di fossili dei piccoli ilobatidi risalenti al Miocene, ma anche della rapida e complessa evoluzione dei gibboni (Pikaia ne ha parlato qui). Per anni, i primati di piccola taglia ritrovati in Africa e in Eurasia hanno avuto un ruolo marginale nel dirimere la questione, dal momento che non possedevano le caratteristiche tipiche delle scimmie antropomorfe, risultando quindi precedenti la separazione. Anche alcune scimmie di piccola taglia ritrovate in Africa, considerate un ramo estinto degli ominoidi da alcuni studiosi, sono state comunque considerate più antiche rispetto a scimmie di grande corporatura del genere Proconsul. In base a questi elementi, si è assunto che i progenitori di ominidi e gibboni fossero individui di grossa taglia, da cui si sono diramati, nel tempo, alcuni lignaggi composti da specie di dimensioni inferiori.

I resti di Laia, formalmente nominata come Pliobates cataloniae, sono stati ritrovati nel 2011 in Catalogna, nel sito di Abocador de Can Mata, e comprendono oltre 70 reperti che compongono la maggior parte del cranio, della dentatura, così come una significativa porzione del braccio sinistro, tra cui alcuni essenziali elementi del gomito e del polso. Le dimensioni di questa specie (datata 11,6 milioni di anni fa, in pieno Miocene), identificata come un esemplare di femmina adulta, sono molto ridotte e si suppone che potesse pesare tra i 4 e i 5 chilogrammi.

La rilevanza di questa scoperta, pubblicata su Science, sta nel fatto che, per la prima volta in assoluto, un fossile di un primate di questa taglia, pur presentando ancora numerosi tratti primitivi e riconducibili ad altri generi antecedenti alla comparsa degli ominoidi, condivide con questi ultimi un importante e vasto insieme di caratteristiche, relativo soprattutto alla forma e alla struttura delle articolazioni brachiali. Sebbene sia molto probabile che questo genere vivesse prevalentemente sugli alberi come i nostri progenitori più antichi, la struttura complessiva del corpo è compatibile con uno stile di arrampicata lento e cauto. La dimensione cerebrale implica un grado di encefalizzazione paragonabile a quello degli ilobatidi attuali, anche se inferiore a quello delle grandi scimmie, e la dentatura è indicativa di una dieta frugivora.

Le analisi filogenetiche condotte, basate su più di 300 caratteri, individuano Pliobates come l’ominoide più vicino alla separazione dei cammini evoluzionistici delle piccole e delle grandi scimmie antropomorfe, ribaltando la più diffusa convinzione che questo precursore fosse un essere di taglia grande, come Proconsul. Non sarebbe comunque Laia, né nessuno dei suoi simili, il progenitore comune che condividiamo con i gibboni: la morfologia craniale di questo genere presenta infatti elementi peculiari dei moderni gibboni, rendendo più prudente pensare che Pliobates fosse un sister taxon unicamente degli ilobatidi, sebbene di poco successivo alla separazione dei due rami.

Indubbiamente, tuttavia, la scoperta di questo nuovo genere indica l’esistenza di una diversità morfologica all’interno della superfamiglia degli ominoidi maggiore di quanto si pensasse finora e fornisce degli elementi chiave nell’individuazione dell’effettivo ultimo antenato comune tra noi e i gibboni.


Riferimenti:
Miocene small-bodied ape from Eurasia sheds light on hominoid evolution. Science, 2015; DOI: 10.1126/science.aab2625

Immagine credit: Marta Palmero / Institut Català de Paleontologia Miquel Crusafont