Una moderna visione dell’ecologia in Darwin

Ecologia è un concetto fondamentale del pensiero darwiniano: ne L’origine, alcuni passi ne rivelano le complesse articolazioni


Quando si pensa a L’origine delle specie (1859), viene subito in mente il meccanismo della selezione naturale, una delle formulazioni concettuali più spesso associate al padre dell’evoluzionismo moderno, Charles Darwin. Nonostante l’impianto teorico ed empirico del programma di ricerca darwiniano abbia subito integrazioni e revisioni, L’origine contiene numerose prospettive sul vivente –e non solo- ancor oggi di grande attualità: fra queste vi è la descrizione delle complesse interazioni reciproche fra organismi e fra questi e il mondo abiotico. Bisognerà aspettare il 1866 perché Ernest Haeckel (pensatore tedesco, 1834-1919) conii il termine ‘ecologia’ nel suo Morfologia generale degli organismi. Tuttavia, già in Darwin si può notare un’articolata discussione di quel che Telmo Pievani (2013) a ragione definisce ‘una danza meravigliosa di co-adattamenti estremamente specializzati (p.58).

Per comprendere il pensiero darwiniano non è sufficiente fermarsi all’apparente formulazione della discendenza con modificazione. Le idee di economia della natura (si veda il cap. IV de L’origine in particolare [Darwin, 2006]) e di ecologia vanno inserite in un quadro teorico più ampio, in cui figurano i concetti di lotta per l’esistenza e selezione naturale. L’importanza di tali elaborazioni si può notare già dal fatto che Darwin dedichi, ne L’origine, due capitoli interi a suddetti concetti (di lotta e selezione), rispettivamente il III e il IV. Essi costituiscono il nucleo teorico dell’opera e forniscono un’idea ben precisa dei processi  che operano fra gli organismi.

Così Darwin scrive in chiusura del III capitolo (Darwin, 2004): ‘Un corollario della più alta importanza può dedursi dalle considerazioni che precedono: ed è che la struttura di ogni essere organizzato trovasi in una necessaria dipendenza, spesso assai difficile a scoprirsi, da quella di altri esseri organizzati che gli fanno concorrenza pel nutrimento o per l’abitazione, che sono la sua preda, oppure dai quali egli deve difendersi (p.46)’.

E ancora: ‘La quantità di sostanze nutrienti, contenute nei semi di molte piante, sembra sulle prime senza alcun rapporto diretto con le altre piante; ma lo sviluppo vigoroso che manifestano i piccoli germogli (47) sbucciati da tali semi (come i piselli e le fave), quando crescono nel mezzo dell’erba alta, può far supporre che il nutrimento contenuto nel seme abbia per scopo principale quello di accelerare lo sviluppo della pianta giovane, mentre essa lotta con altre specie che crescono vigorosamente intorno a lei. […] A causa dell’alta proporzione geometrica di accrescimento in tutti gli esseri organizzati, ogni paese contiene un numero completo di abitanti; ed essendo molte aree occupate da forme assai diverse, ne segue che se ogni forma selezionata e favorita si accresce di numero, generalmente le forme meno perfezionate diminuiranno, e diverranno rare. La rarità, secondo le dottrine della geologia, è il precursore dell’estinzione […](pp.46-47).

Celebre è poi la metafora che Darwin utilizza per descrivere la continua lotta in ogni parte della natura: come un migliaio di cunei che, per cercare di conficcarsi su una superficie ristretta, si scalzano l’un l’altro, così ogni essere vivente è impegnato in un’incessante lotta per la sopravvivenza con gli altri organismi. Proprio a causa di tale lotta la selezione naturale favorisce una diversificazione delle specie, cosicché più tempo trascorre, più si osserverà una maggiore diversità: tale riflessione si fonda sul principio di divergenza, la cui origine viene fatta risalire al 1854.

Così scrive nel IV capitolo (Darwin, 2004): In molte circostanze naturali si osserva la verità del principio [di divergenza], che una grande diversità di struttura può rendere possibile una maggiore quantità di vita. In un’area assai piccola, specialmente se liberamente aperta all’immigrazione, in cui la lotta fra gli individui deve essere molto severa, noi sempre troviamo una diversità notevole nei suoi abitatori. Così io trovai che una superficie erbosa, dell’estensione di tre piedi per quattro, che era stata esposta per molti anni esattamente alle stesse condizioni, conteneva venti specie di piante e queste appartenevano a diciotto generi e a otto ordini, il che prova quanto differivano fra loro queste piante (p.65).

Nel capitolo VI de L’origine (Darwin, 2006) egli scrive: ‘… quando rammentiamo che quasi ogni specie, anche nella propria area (‘metropolis’ nell’originale), aumenterebbe di molto in numero, se non fosse per le altre specie con cui compete; che, quasi tutte, o predano su o sono prede di altre; in breve, che ogni essere organico è direttamente o indirettamente in relazione nella maniera più evidente agli altri esseri viventi, notiamo che la densità di una specie in qualsiasi regione non dipende esclusivamente dalle condizioni fisiche che mutano impercettibilmente, ma in larga parte dalla presenza di altre specie, su cui sussistono, da cui sono eliminate, o con le quali giungono in competizione (p.325)’.

Si tratta, dunque, di un incessante movimento in cui le nuove specie evolutesi in un’area determinata entrano in contatto con le più antiche ‘agendo e reagendo le une sulle altre (p.327)’. Suddette interrelazioni sono a loro volta intelaiate in una rete di ‘complesse contingenze (p.523)’, per cui la storia evolutiva di ogni specie si caratterizza come unica nel suo genere. Quest’ultimo tema è stato a sua volta enfatizzato dal paleontologo statunitense S.J. Gould (1941-2002) in numerosi scritti (1995; 2008). Gould notò che, tramite uno studio accurato degli eventi e delle catene causali che hanno portato alla formazione di specie nel corso di migliaia di anni, è possibile fornire il giusto peso all’inestricabile rete di contingenze che rendono così affascinante l’evoluzione sul nostro pianeta.

La relazione dinamica inter-organismica, considerata da Darwin fra le più importanti (pp. 524, 633, 642), è ribadita con forza in chiusura dell’opera (Darwin, 2006): “È interessante contemplare un argine intricato, ricoperto da piante di molti generi, con gli uccelli che cinguettano fra i cespugli, con numerosi insetti che saltellano qua e là, e con i lombrichi che si districano nell’umido suolo, e riflettere  sul fatto che queste forme costruite elaboratamente, così diverse l’una dall’altra, sono tutte state prodotte dalle leggi che agiscono intorno a noi (p.758)’.

Ma non finisce qui. Darwin negli anni successivi dedicherà monografie allo studio di vari aspetti della natura e in particolare delle relazioni ecologiche. Si prenda ad esempio il trattato sulla fertilizzazione delle orchidee (I vari espedienti mediante i quali le orchidee vengono impollinate dagli insetti) o il suo ultimo lavoro (2012[1881]) dedicato interamente alla fisiologia e comportamento del lombrico di terra. Persino un animale di così ridotte dimensioni è in grado di mutare considerevolmente l’ambiente circostante. Dalla lenta lavorazione dell’humus alle conseguenze che esso ha anche su edifici e antichi monumenti, causandone il graduale sprofondamento nel terreno. Ancora una volta, Darwin non tradisce il suo acuto spirito osservativo e descrittivo, restituendo al lettore un’immagine minuziosa degli esseri viventi.

Come spesso accade in Darwin, l’abilità con cui descrive tecnicamente gli argomenti d’indagine non lo priva di un senso di meraviglia mai affievolitosi: ‘Quando contempliamo una grande distesa d’erba, dovremmo ricordarci che la sua regolarità, che tanta parte ha nella sua bellezza, è dovuta al fatto che tutti i dislivelli sono stati lentamente smussati dai vermi. […]C’è da dubitare che ci siano molti altri animali che hanno giocato un ruolo così importante nella storia del mondo come queste creature così poco organizzate (p.168)’.

Darwin ci ha lasciato un’eredità vasta e articolata. In aggiunta al più noto principio di selezione naturale, v’è tutto un mondo altrettanto complesso e affascinante di elaborazioni dal grande valore conoscitivo ed euristico. Riscoprire le varie sfaccettature del programma di ricerca darwiniano è infatti utile alla comprensione di tematiche ad oggi di notevole importanza e urgenza, quali il cambiamento climatico e la preservazione delle specie in via d’estinzione. Come fornire risposte adeguate a situazioni di tal genere non può prescindere da una discussione critica, sia sotto il profilo storico che filosofico, del pensiero di un grande pensatore come Charles Darwin.


Riferimenti:

Darwin C. (2004), Sulla origine delle specie, a cura di Giovanni Canestrini; disponibile online a: https://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/darwin/sulla_origine_delle_specie_per_etc/pdf/sulla__p.pdf , ultimo accesso: 3 novembre 2019

Darwin, C. (2006), On the origin of species: a variorum text, by Peckham, M., University of Pennsylvania Press, pp. 816

Darwin C. (2012[1881]), L’azione dei vermi, a cura di Scarpelli, G., Mimesis, pp. 194

Gould, S.J. (1995), What is life? A problem in history, in What is life? The next fifty years, edited by M.P. Murphey, and L.A.J. O’ Neill, Cambridge University Press, pp. 25-39

Gould, S. (2008[1990]), La vita meravigliosa, Universale Economica Feltrinelli, pp. 348

Pievani, T. (2013), Anatomia di una rivoluzione: la logica della scoperta scientifica di Darwin, Mimesis edizioni, pp.195



Immagine: Elliott & Fry [Public domain], via Wikimedia Commons