Visualizzare graficamente l’evoluzione: il caso degli appunti di Darwin

La creatività è un aspetto estremamente importante in scienza: scoperte e invenzioni sono state spesso generate con l’ausilio di abbozzi grafici: in maniera analoga, carta e penna furono strumenti fidati di Charles Darwin nell’affinamento delle sue idee


Se sfogliate L’origine delle specie di Charles Darwin, vi accorgerete che in tutto il libro vi è un solo diagramma, che rappresenta i processi di speciazione, divergenza ed estinzione nel corso del tempo profondo. Tuttavia, ci sono almeno altri diciassette diagrammi antecedenti al 1859 e non destinati alla pubblicazione, rinvenuti fra gli appunti personali di Darwin.

Un nuovo studio,  pubblicato sul Journal of the History of Biology da Kees Van Putten – ricercatore presso il Center for the History and Philosophy of Science all’Università di Radboud- esamina i grafici elaborati da Darwin. L’autore conclude che la maggior parte di essi giocò un ruolo importante nella preparazione del diagramma finale pubblicato ne L’origine. Da notare è che i diagrammi, se all’inizio somigliano a coralli, alberi o alghe, con il tempo diventano sempre più astratti, mantenendo però uno stretto legame con la concettualizzazione e rappresentazione grafica dei processi evolutivi. Nel quarto capitolo de L’origine – La selezione naturale – Darwin introduce il diagramma con funzione didattica allo scopo di spiegare i fenomeni di variazione, selezione ed ereditarietà dei caratteri. Come nota l’autore, Darwin si serve di una varietà di elementi grafici e tipografici inclusi punti e linee, lettere, numerali e spazi. Combinati, questi elementi forniscono al lettore un’immagine tanto semplice quanto chiara dei processi coinvolti (immagine in alto).

Sin dal 1837, l’utilizzo di suddetti ausili grafici permise al naturalista inglese di comprendere meglio i processi sotto indagine. Riportare su carta la speciazione e l’estinzione degli organismi è un esercizio che compare già nel Taccuino B a p.26, dopo aver dedicato le precedenti venticinque ad una prima formulazione di una teoria della trasmutazione, che tiene conto dell’adattamento delle specie all’ambiente esterno e dell’ereditarietà dei caratteri. A questo punto, si chiede Darwin- come render conto del numero costante delle specie? La rappresentazione dei processi sotto forma di un albero – o di un corallo, come egli stesso precisa – aiuta a generare un’ipotesi: come nuovi rami si generano ed altri cadono, così nuove specie occupano il posto di quelle estinte.

Il 1837 è anche l’anno del celebre abbozzo dove Darwin annota ‘I think’, in cui viene rappresentato il bilanciamento di speciazioni ed estinzioni attraverso un grafico che questa volta non rimanda a nessun elemento naturale. Nel contesto, Darwin introduce un nuovo elemento grafico per distinguere le specie che sopravvivono da quelle in via di estinzione: una linea orizzontale al termine di alcune ramificazioni.

Al 1843 risale un altro inedito diagramma, questa volta rappresentante un’alga marina. Sul retro del foglio, Darwin annota ‘in accordo con la mia teoria, tutti i gruppi si mescolano l’uno con l’altro, non potrebbero esservi ordini o generi “nello stesso senso che nessuna parte di un albero potrebbe dirsi distinta dalle altre”…’ Tale sketch è stato interpretato a significare che Darwin non aveva una metafora adeguata a catturare la continuità delle forme viventi. Van Putten approfondisce ulteriormente l’analisi, sostenendo che la frase riportata accanto ‘a tree not good simile- an endless piece of seaweed dividing’ (un albero non è una buona similitudine – un’alga con un’estensione infinita e che si moltiplica), voglia risaltare due aspetti del processo evolutivo catturati dagli aggettivi ‘endless’ e ‘dividing’. Si prenda a riferimento la specie di alga Macrocystis pyrifera, nota a Darwin, che si divide ogni anno dalle sue ramificazioni secondarie e terziarie. Darwin nel suo disegno aveva forse deliberatamente tracciato linee staccate dal tronco originale, in analogia con il processo riproduttivo dell’alga. Forse, suggerisce l’autore, Darwin si riferisce qui al gradualismo della speciazione e alla formazione dei generi.


Agli inizi degli anni Cinquanta, Darwin realizza un altro diagramma – questa volta servendosi dell’embriologia per far luce sulle relazioni filogenetiche. Tale riferimento avrà un ruolo fondamentale ne L’origine. Attraverso lo studio degli embrioni, infatti, Darwin fornisce un’ulteriore prova della discendenza comune degli organismi. Secondo Van Putten , anche in questo caso si possono ritrovare negli appunti inediti importanti elaborazioni comparse poi nel testo del 1859.

Un altro esempio curioso risale al 1857 o 1858. In un diagramma, Darwin rappresenta due biforcazioni che si sviluppano in direzione opposta. Dei cerchi concentrici delimitano il disegno e le linee sono intervallate da punti. In tale abbozzo, Darwin tenta di rappresentare la successione delle specie – i fossili rappresentati dai punti- attraverso le ere geologiche; ad ogni cerchio si aggiunge una dicitura: Paleozoico, Secondario e Terziario. Il diagramma dunque coniuga le dimensioni dello spazio e del tempo per visualizzare l’evoluzione degli organismi dagli stadi più antichi fino al tempo recente e allo stesso tempo per risaltare l’imperfezione del record paleontologico.


Infine, altri diagrammi compaiono nelle pagine manoscritte che costituivano il corpus originale de L’origine, e che non vennero pubblicate sino al 1975[1] (il testo è noto come il Big Species Book). In quegli schemi, Darwin riflette sull’ibridazione fra varie specie di uccelli e mammiferi – un altro tema fondamentale che ricevette un capitolo intero – l’ottavo- ne L’origine. A differenza degli altri diagrammi, è da notare che questi avevano una funzione didattica oltre che euristica – dal momento che furono pensati per la pubblicazione – e furono importanti nell’elaborazione del diagramma comparso ne L’origine.

In conclusione, l’autore sostiene che gli abbozzi personali svolsero un ruolo essenziale sia nell’aiutare Darwin a comprendere i processi sotto indagine, sia nel permettergli di acquisire gli elementi grafici e tipografici adatti per realizzare il diagramma del 1859. Ancora una volta, studi come questo dimostrano quanto le articolazioni e le elaborazioni finali del pensiero darwiniano si rivelino in forma continua e sotto costante revisione per tutti i vent’anni precedenti la pubblicazione de L’origine. Comprendere l’evoluzione della teoria attraverso i grafici permette agli storici della scienza di aggiungere un’ulteriore dimensione allo studio del pensiero umano; un pensiero razionale sì, che però difficilmente può essere dissociato dai suoi aspetti creativi.

[1] Darwin nel giugno del 1858 ebbe notizia che un altro naturalista inglese, A.R. Wallace, era giunto indipendentemente a conclusioni simili alle sue. Sollecitato da amici e colleghi, riordinò il suo materiale in forma condensata, che divenne noto al pubblico nel 1859 come L’origine delle specie


Riferimento:
Kees van Putten (2020) Trees, Coral, and Seaweed: An Interpretation of Sketches Found in Darwin’s Papers. Journal of the History of Biology volume 53, pages 5–44