Addio a Craig Venter (1946–2026), un pioniere della genomica e della biologia sintetica
È morto nei giorni scorsi il genetista statunitense Craig Venter (1946–2026), tra i protagonisti del sequenziamento del genoma umano e pioniere della biologia sintetica, con cui ha aperto nuove prospettive nell’ingegneria del vivente
È morto mercoledì 29 aprile a San Diego, a causa di una patologia tumorale diagnosticata recentemente, il genetista statunitense John Craig Venter, noto negli ultimi anni soprattutto per le sue pionieristiche ricerche nel campo della biologia sintetica.
Venter, nato il 14 ottobre 1946 a Salt Lake City, divenne una figura di primo piano in genetica verso la fine degli anni ’90, quando iniziò a interessarsi ai primi tentativi di sequenziamento del genoma umano. Ritenendo che lo Human Genome Project, il progetto internazionale che aveva l’obiettivo di sequenziare il genoma umano, procedesse troppo lentamente, il genetista americano contribuì a mettere a punto un nuovo metodo di sequenziamento del genoma. Per farlo fondò la società Celera Genomics, che lanciò una vera e propria sfida al consorzio internazionale. Il risultato fu così eclatante che portò Venter a essere accanto al presidente americano Bill Clinton e al genetista Francis Collins (il coordinatore dello Human Genome Project) nella conferenza in cui nel 2000 venne annunciato al mondo che il genoma umano era stato per la prima volta sequenziato.
Da quel momento Venter smise di essere uno scienziato tra i tanti per divenire un instancabile ricercatore, pronto a lanciarsi in sfide sempre più complesse con l’obiettivo di accelerare il progresso scientifico.
Nonostante il successo ottenuto, il genetista americano ben presto lasciò Celera Genomics per fondare, nel 2005, la Synthetic Genomics, che aveva lo scopo di usare microrganismi ingegnerizzati per applicazioni industriali. In parallelo, al J. Craig Venter Institute riuscì a produrre il primo genoma batterico completamente sintetico. Un ulteriore passaggio cruciale fu raggiunto nel 2010 con la creazione della prima cellula controllata da un genoma sintetico (su Pikaia ne avevamo parlato qui), cui seguirono nel 2016 la costruzione del primo genoma minimo e, negli anni successivi, di versioni sempre più avanzate di cellule “sintetiche” (la definizione che Venter preferiva a cellula “artificiale”), in grado di crescere e replicarsi utilizzando un cromosoma progettato e sintetizzato in laboratorio.
In questi progetti emerse chiaramente come Venter non volesse soltanto una biologia più veloce e operativa, ma anche più “commerciale”, intesa come una scienza capace di produrre celermente beni e servizi, incarnando per molti aspetti l’anima stessa delle biotecnologie moderne. Per questo, il suo obiettivo non era, come spesso accade per molti grandi scienziati, comprendere ogni aspetto della vita, ma capire quanto bastava per intervenire e ottenere nuove applicazioni.
È stato probabilmente anche per questo approccio che Venter venne spesso percepito più come un intraprendente biotecnologo che non come un grande scienziato. Contrariamente, infatti, a chi vedeva in lui tutte le caratteristiche di un candidato ideale al Premio Nobel, il suo profilo, fortemente orientato all’imprenditorialità, non incontrò mai l’interesse dell’Accademia Svedese, per cui Venter dovette accontentarsi di ricevere nel 2009 la National Medal of Science, conferitagli dal presidente americano Barack Obama.
Forse però quei riconoscimenti non erano neppure tra le sue priorità, se non nella misura in cui avessero consentito di superare un limite tecnico o di raggiungere obiettivi altrimenti impossibili. I premi lo avrebbero probabilmente portato a guardare al passato, mentre lui vedeva (e costruiva) il futuro. Non a caso, la sua visione era chiara: il limite della scienza oggi non è più tecnico, ma risiede nella nostra capacità di immaginare ciò che possiamo fare.
“Stiamo vivendo un passaggio filosofico molto importante nella storia della nostra specie. Stiamo passando dalla lettura del nostro genoma alla capacità di scriverlo. Questo ci conferisce la possibilità, almeno in linea teorica, di fare cose che non sono mai state concepite prima”.
Craig Venter, 2007
Guardando alle sue molte imprese, tra cui anche il viaggio con il Sorcerer II, con cui per quasi due anni filtrò l’acqua degli oceani raccogliendo e catalogando centinaia di nuovi genomi batterici, emerge la figura di uno scienziato visionario e dotato di una straordinaria capacità di attrarre grandi finanziamenti per i propri progetti. Le sue ricerche, infatti, non sono mai passate inosservate, e molti hanno cercato di farne parte, condividendone però talvolta anche una certa disinvoltura nei confronti delle questioni etiche sollevate dalle sue sfide. Non a caso più volte venne definito come “l’uomo che sfidò Dio”, per la sua ferrea volontà di creare “macchine viventi” in grado di risolvere problemi concreti.
“Giocare a fare Dio? Non stiamo affatto giocando. Stiamo cercando di capire le regole della vita”.
Craig Venter, intervista CBS News, 2010
Con la sua scomparsa, il mondo perde uno scienziato che ha costantemente spinto la biologia oltre i suoi confini tradizionali, ricordandoci che la scienza è, per sua natura, un viaggio in territori sconosciuti. A differenza di molti altri, però, più che rispondere alle domande, Venter ha contribuito a cambiarle, spostando l’attenzione dal “come funziona” al “cosa possiamo farne”. Scelta sbagliata?
Forse è una visione che non lo ha reso sempre popolare, ma che resta coerente con il suo modo di intendere la scienza. Anche di fronte al consenso della comunità scientifica, probabilmente avrebbe posto la stessa domanda: mi aiuterà a fare meglio? Senza una risposta positiva, la sua curiosità lo avrebbe portato senza esitazioni a cercare nuove sfide, tra cui anche comprendere le basi biologiche di quella longevità che negli ultimi anni aveva iniziato a studiare e che un tumore incurabile gli ha negato.
Cosa ci resta come sua eredità? Indubbiamente la possibilità di fare ricerche a livello genomico generando dati con una velocità e una facilità impensabili senza il metodo di analisi che Venter ha contribuito a sviluppare e diffondere. Questo ha cambiato profondamente anche il modo di studiare l’evoluzione dei viventi.
Restano inoltre le aziende da lui create, come Human Longevity e più recentemente Diploid Genomics, che stanno cercando di tradurre la genomica e la biologia sintetica in strumenti per la salute e la società, a testimonianza di una tensione continua, presente nella sua attività più che in quella di molti altri scienziati, nel modo in cui la scienza si rapporta a tecnologia, mercato e applicazioni.
Come ha scritto il giornalista Michael Marshall nel necrologio su New Scientist, la sua è un’eredità ricca, ma complicata da valutare, perché il lavoro di Craig Venter ha avuto certamente un impatto enorme, ma per alcuni aspetti è stato anche ambiguo e divisivo. Forse, nel complesso, la sua eredità sarà ancora una volta quella di spingerci a cercare risposte a domande complesse, tra cui in particolare su quale ruolo la scienza debba avere nella società e su quando e come la ricerca pubblica possa e debba tradursi in applicazioni e diventare impresa.
Foto in apertura: A New Human Genome Sequence Paves the Way for Individualized Genomics Gross L PLoS Biology Vol. 5, No. 10, e266 doi:10.1371/journal.pbio.0050266. Article by Liza Gross, but no photo credit given, CC BY 2.5, via Wikimedia Commons
Biologo e genetista all’Università di Modena e Reggio Emilia, dove insegna genetica generale e molecolare nei corsi di laurea in biologia e scienze naturali. Ha pubblicato più di centosessanta articoli su riviste nazionali internazionali e tenuto numerose conferenze nelle scuole. Nel 2020 ha pubblicato per Zanichelli il libro Nove miliardi a tavola- Droni, big data e genomica per l’agricoltura 4.0.

