Il cranio dell’antico bradipo gigante

Approfondite analisi del cranio di un bradipo gigante estinto suggeriscono che i due attuali generi di bradipo sono lontanamente imparentati tra loro


I bradipi sono oggi rappresentati da soli due generi Chololepus, il bradipo didattilo, e Bradypus, il bradipo tridattilo, entrambi endemici delle foreste tropicali del Centro e Sud America. Questi curiosi mammiferi del peso di 6-7 kg e con abitudini arboricole, rappresentano la punta di un iceberg di una lunga e articolata storia evolutiva che affonda le sue radici nell’Eocene (circa 35 milioni di anni fa) e giunge fino ad oggi, con decine di specie terrestri, alcune dal peso di diverse tonnellate, e adattate ai più disparati ambienti.

Negli ultimi anni, i paleontologi hanno messo in evidenza nuovi aspetti della loro biologia e del loro comportamento grazie all’uso della tomografia computerizzata. Un nuovo lavoro pubblicato sulla rivista Frontiers in Ecology and Evolution condotto da un team internazionale di paleontologi, ha preso in esame l’anatomia interna ed esterna di un cranio completo di Catonyx tarijensis, un bradipo gigante del Pleistocene superiore dell’Altopiano Boliviano. Di questo esemplare sono stati studiati in dettaglio l’osso ioide e i modelli 3D dell’encefalo, dei nervi cranici e dei seni paranasali, evidenziando interessanti implicazioni filogenetiche e morfo-funzionali. Catonyx possiede seni paranasali con sviluppo ridotto rispetto ad altre forme fossili studiate in precedenza dagli stessi autori, come Glossotherium robustum, mostrando un’organizzazione generale dei seni paranasali comune a quelli osservati nell’attuale bradipo didattilo Choloepus hoffmanni. Questo dato suggerisce quindi un’affinità filogenetica tra Catonyx e gli attuali bradipi didattili come evidenziato da recenti studi molecolari. In altre parole, sebbene molto simili tra loro, i due generi attuali di bradipi potrebbero avere una storia evolutiva molto diversa, tanto che Choloepus potrebbe rivelarsi l’unico rappresentate vivente della famiglia Mylodontidae alla quale appartengono numerose specie di bradipi giganti.

Inoltre, i risultati delle analisi 3D del sistema nervoso di Catonyx mostrano uno sviluppo ridotto del nervo ipoglosso (nervo motore della lingua) che, associato ad un osso ioide molto robusto, indicherebbe una limitata protrusione della lingua a favore di una maggior capacità prensile delle labbra. Contrariamente, in altre forme fossili come Glossotherium, il nervo ipoglosso è notevolmente sviluppato e l’osso ioide meno robusto, una condizione che consentirebbe alla lingua una più ampia gamma di movimenti (lingua prensile). A questo si aggiunge la differente morfologia del muso, larga ed appiattita in Glossotherium e stretta ed allungata in Catonyx, indicative di differenti meccanismi alimentari. Dallo studio si evince che Catonyx tarijensis fosse una forma brucatrice, tipica di ambienti con vegetazione variegata, mentre Glossotherium robustum un pascolatore di ambienti aperti.

L’applicazione dei metodi tomografici continua a svelare preziosi dettagli anatomici in grado di fornire ai paleontologi informazioni utili a ricostruire, con dettaglio sempre maggiore, la paleoecologia di questi curiosi ed affascinanti mammiferi.



Riferimenti: Boscaini, A., Iurino, D. A., Sardella, R., Quispe, B. M., Flores, R. A., Gaudin, T. J., & Pujos, F. (2020). Cranial anatomy and paleoneurology of the extinct sloth Catonyx tarijensis (Xenarthra, Mylodontidae) from the late Pleistocene of Oruro, southwestern Bolivia. Frontiers in Ecology and Evolution8, 69.

Immagine credit: Dawid A. Iurino