Il videogioco “Ancestors: The Humankind Odyssey” parla di evoluzione umana

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Il videogioco Ancestors fa assumere il comando di un gruppo di scimmie primordiali: lo scopo finale è quello di farle evolvere, biologicamente e culturalmente, in una specie nuova. Nel corso di dieci milioni di anni il giocatore dovrà effettuare varie speciazioni, approdando infine al primo esemplare di Homo ergaster

I moderni videogiochi sono in grado di raccontare storie complesse proprio come fanno i film. Possono veicolare informazioni, cultura e anche nozioni scientifiche attraverso la componente ludica e l’intrattenimento. È in caso di Ancestors: The Humankind Odyssey, ovvero “L’odissea dell’umanità”, un videogioco pubblicato nel 2019 per Xbox One, PlayStation 4 e Microsoft Windows e sviluppato dalla canadese Panache Digital Games. Il gioco lo scorso febbraio è stato infatti recensito in dettaglio sulle pagina della rivista Advances in Archaeological Practice.

Le categorie videoludiche dell’open world e del survival, ovvero di un mondo vasto e aperto da esplorare, pieno di nemici e pericoli di ogni sorta, si applicano perfettamente alla preistoria. Homo sapiens è comparso circa 200000 anni fa e il genere Homo si è staccato dalla linea evolutiva degli scimpanzé circa 6-8 milioni di anni fa. In quel lungo periodo i nostri antenati dovettero fronteggiare tutti i pericoli e le esigenze poste dalla sopravvivenza in una terra africana del tutto inesplorata e misteriosa.

Dal CHLCA al primo Homo
Ancestors infatti è un videogioco d’avventura per giocatore singolo ambientato in un generico paesaggio africano con la presenza di foreste, savana e coste. L’avventura inizia con il controllo di una quadrupede scimmia primordiale che altri non è, nella finzione del gioco, che l’ultimo antenato comune di umani e scimpanzé (CHLCA). Attraverso l’esplorazione, la scoperta di cibo e oggetti, le vocalizzazioni e l’uccisione dei predatori, il giocatore accumula mutazioni genetiche e “energia neuronale” che potrà essere utilizzata per effettuare speciazioni e “passaggi evolutivi”. L’obiettivo preponderante del gioco è comunque quello di sopravvivere, mantenendo in salute il proprio clan di scimmie con la socializzazione, la soddisfazione dei bisogni essenziali quali mangiare, bere e dormire e curare le ferite. La costruzione di strumenti quali bastoni e piccoli ripari di foglie sono un elemento essenziale per il gameplay. Caratteristica è anche l’assenza di un qualsivoglia tutorial di gioco, costringendo il giocatore a scoprire da solo e senza suggerimenti le modalità efficaci di socializzazione e di sopravvivenza, replicando in questo modo il realismo ambientale di quel tempo.

L’evoluzione giocata
Come fa notare l’autore William D. Snyder, dottorando all’università di Tubinga,  lo scopo di Ancestors non è quello di insegnare in modo rigoroso la teoria e le dinamiche dell’evoluzione, né mostrare la realtà dell’antropogenesi da un punto di vista scientifico. Il videogioco si propone innanzitutto come una fonte di intrattenimento e di svago. Alcune nozioni scientifiche sono comunque trasmesse al giocatore. L’idea più lampante e scorretta che viene veicolata dal gioco è sicuramente quella della marcia del progresso, cioè l’idea che la nostra specie sia comparsa in seguito a “passaggi” obbligati a partire da animali più scimmieschi che lasciano pian piano il posto all’uomo moderno. Si sa invece che sono esistite nel corso della storia più specie di ominidi in contemporanea e che il cespuglio evolutivo dell’uomo è ricco di rami, alcuni interrottisi, altri sopravvissuti. Nel videogioco ogni specie sbloccata ruba completamente il posto alla precedente: non c’è traccia di coesistenza di specie diverse, e questo a causa della ridotta capacità del motore di gioco che non era in grado di gestire più animali nello stesso momento. Nel corso del gioco sono presenti anche le nomenclature scientifiche degli animali incontrati come il Python sebae e il Machairodus. Quando si fa evolvere una specie il nuovo gruppo di scimmie creatasi viene introdotto con la citazione di un ritrovamento fossile celebre della specie in questione, come per esempio il bambino di Taung e Lucy.
Avvicinare il pubblico
Snyder sottolinea l’importanza del videogioco non tanto come fonte scientifica quanto di eccezionale strumento di conoscenza per il pubblico non specializzato delle discipline della paleantropologia e della biologia. “Ancestors: The Humankind Odyssey” quindi si propone sì come un prodotto di intrattenimento, ma allo stesso tempo riesce a far avvicinare un pubblico vasto e variegato alle tematiche evolutive. I prodotti dell’intrattenimento come i videogiochi e i film possono suscitare l’interesse per la nostra storia evolutiva e può far appassionare le nuove generazioni di paleoantropologi e biologi contribuendo così alla diffusione di conoscenze corrette e all’eliminazione di pregiudizi scientifici ormai vecchi, quali la “marcia del progresso” di Homo sapiens.
Il videogioco poi ha venduto abbastanza da far sperare in un seguito. Ancestors 2 forse verrà ambientato intorno a due milioni di anni fa permettendo al giocatore di controllare Homo ergaster e farlo evolvere infine con tutta probabilità in Homo sapiens.   Riferimenti: Snyder, W. (2022). Have Video Games Evolved Enough to Teach Human Origins?: A Review of Ancestors: The Humankind Odyssey. Advances in Archaeological Practice, 10(1), 122-127. doi: 10.1017/aap.2021.40

Immagine: tratta da multiplayer.it