La lunga marcia delle specie invasive

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Parassiti e patogeni di piante di interesse agrario sono in rapida diffusione su scala globale sotto la spinta non solo delle attività antropiche, ma anche dei cambiamenti climatici.

Negli ultimi decenni si sono accentuate le dinamiche di migrazione di specie da un continente all’altro, intese sia come spostamenti di specie invasive, che come “globalizzazione” della biodiversità a seguito di attività antropiche. L’intensificarsi degli scambi e dei trasporti ha, ad esempio, determinato un aumento del numero di specie “straniere” (più correttamente definite alloctone) introdotte  in regioni a loro estranee così che gli ambienti antropizzati sono oggi molto ricchi di specie esotiche.

Sebbene vi sia un sostanziale accordo sulla potenziale pericolosità di tali diffusioni, pochi studi hanno stimato la velocità di espansione di alcune di queste specie valutandone l’impatto negativo sulle produzioni agricole e, in casi specifici, per il rischio sanitario nei confronti delle popolazioni umane.

Una preoccupante risposta a questo quesito è stata recentemente pubblicata da Daniel P. Bebber, Timothy Holmes e Sarah J. Gurr (University di Exeter, IK) nella rivista scientifica internazionale Global Ecology and Biogeography. Studiando la distribuzione di circa 2000 specie potenzialmente dannose in agricoltura, i tre ricercatori inglesi hanno osservato che il 10% delle specie dannose in agricoltura occupa ad oggi circa la metà degli ambienti in cui sono coltivate le rispettive piante ospiti. Andando poi a confrontare la distribuzione attuale con quella riportata in banche dati storiche, si osserva un aumento nella velocità di diffusione tanto da indurre il gruppo di ricerca di Sarah Gurr a ipotizzare che, se questo trend proseguisse senza alterazioni, si potrebbe avere una situazione di completa sovrapposizione su scala globale tra specie coltivate e loro parassiti entro la metà di questo secolo.

Questa sorta di globalizzazione dei patogeni e parassiti in agricoltura risulta indubbiamente favorita non solo dalle attività umane, ma anche dalle variazioni climatiche che possono favorire la conquista di nuovi ambienti e pone il problema di come gestire questo processo prima che possano essere arrecati danni alle produzioni agricole. L’ampliamento dell’areale, assieme all’aumento della numerosità, può inoltre favorire la comparsa di ceppi maggiormente dannosi per alcuni di questi parassiti e patogeni incrementando ulteriormente il danno potenziale arrecato.

Sebbene il lavoro dei tre ricercatori dell’Università di Exter non proponga soluzioni e scenari relativi all’entità dei danni potenziali, potrebbe essere molto utile iniziare a pianificare con ampio anticipo strategie di gestione di queste specie dannose con particolare rilevanza per quelle specie che danneggiano piante molto importanti da un punto di vista produttivo, andando a valutare anche variazioni delle praticole agricole.

Come scriveva il Prof Scarascia Mugnozza in un volume dell’Accademia dei Georgofili: “Negli ultimi decenni del XX secolo gli studiosi hanno cominciato ad assommare e sistemizzare numerose discipline già note o del tutto nuove, nuovi strumenti di studio e di ricerca, nuove prassi e tecnologie informatiche e industriali, inquadrandole nelle biotecnologie vale a dire, con una definizione più appropriata, nelle “scienze della vita”, che si fondano su conoscenze di biologia generale, genetica, biochimica, biofisica, fisiologia, nutrizione, farmacologia, bioinformatica, ecologia e scienze dell’ambiente, agronomia e scienze agrarie, zootecnia e scienze veterinarie. (…) La “rivoluzione verde” è stata, specialmente con le nuove varietà di frumento, mais, riso, leguminose e con appropriate tecnologie di nutrizione idrica e minerale delle piante, un evento nella storia dell’uomo paragonabile alle grandi scoperte della fisica, della medicina, dell’energia, della informazione, dell’astronomia,della biologia. (…) Occorre oggi una “seconda rivoluzione verde”, una rivoluzione sempreverde.Ed è positivo che l’avanzamento delle scienze per l’agricoltura sia stato notevole negli ultimi decenni del secolo scorso ed offra conoscenze scientifiche e procedimenti agrotecnologici che, uniti all’utilizzazione sempre più perspicace ed appropriata alle realtà ed esperienze locali, possono dare un ulteriore impulso ad un’intensificazione durevole del settore agroalimentare, e quindi alla soluzione dei problemi dell’agricoltura su scala mondiale”.

Mauro Mandrioli


Riferimento bibliografico:

Bebber D, Holmes T, Gurr S (2014) The global spread of crop pests and pathogens. Global Ecology and Biogeography, in stampa.