Laguna di Venezia: la “noce di mare” trova condizioni sempre più favorevoli

Mnemiopsis leidyi

Uno studio coordinato da Università di Padova e OGS mostra che lo ctenoforo invasivo Mnemiopsis leidyi prospera con temperature e salinità elevate. Il cambiamento climatico potrebbe amplificarne i bloom stagionali.

Negli ultimi anni l’attenzione mediatica si è concentrata soprattutto sul granchio blu (Callinectes sapidus). Ma nelle acque dell’Alto Adriatico un altro invasore continua a espandersi con effetti potenzialmente rilevanti sugli equilibri ecologici: lo ctenoforo Mnemiopsis leidyi, comunemente noto come “noce di mare”.

Originaria delle coste atlantiche americane, la specie è inclusa tra le 100 più invasive al mondo secondo la IUCN. Dopo aver trasformato profondamente l’ecosistema del Mar Nero alla fine degli anni Ottanta, è ormai stabilmente presente anche nel Nord Adriatico e nelle lagune costiere. Proprio alla Laguna di Venezia è dedicato il nuovo studio pubblicato su Estuarine, Coastal and Shelf Science , che ricostruisce per la prima volta in modo integrato – tra campo e laboratorio – la nicchia ecologica locale della specie.

Immahine 1 Laguna Venezia

Due anni di monitoraggi in laguna

Il lavoro, condotto tra il 2022 e il 2023, ha combinato campagne di campionamento lungo transetti distribuiti nei tre bacini della laguna (nord, centro e sud) con esperimenti controllati di sopravvivenza in laboratorio. I dati di campo mostrano un chiaro andamento stagionale: Mnemiopsis leidyi è quasi assente nei mesi più freddi, aumenta in tarda primavera, raggiunge un picco tra estate e inizio autunno e poi declina. L’abbondanza risulta positivamente correlata sia alla temperatura dell’acqua sia alla salinità, come evidenziato dai modelli statistici (GLMM) applicati ai campioni raccolti.

Nel 2023, anno particolarmente caldo e siccitoso nel Nord-Est italiano, le abbondanze sono risultate in alcuni mesi superiori rispetto al 2022 e gli individui mediamente più piccoli, un dato compatibile con eventi riproduttivi intensi e prolungati.

Temperature e salinità: dove sopravvive meglio

Per capire quali condizioni ambientali favoriscano davvero la specie, i ricercatori hanno esposto 240 individui a diverse combinazioni di temperatura (10, 18, 28 e 32 °C) e salinità (10, 20, 30 e 34) per una settimana. I risultati mostrano che Mnemiopsis leidyi può sopravvivere in un ampio intervallo di condizioni (10–32 °C; salinità 10–34), ma con soglie critiche ben definite. Temperature molto elevate (32 °C) o salinità molto basse (10) riducono significativamente la sopravvivenza. In particolare, a temperature più alte la sopravvivenza diminuisce rapidamente alle salinità più basse.

Un dato rilevante è che tutti gli individui testati sono sopravvissuti almeno 12 ore anche in condizioni stressanti. Considerando che una mezza giornata corrisponde approssimativamente a un ciclo di marea in laguna, ciò suggerisce che la specie possa superare temporanee condizioni sfavorevoli e venire poi trasportata verso aree più idonee.

Mnemiopsis leidyi 2

Un ecosistema vulnerabile

La Laguna di Venezia è un sistema poco profondo, con forti gradienti spaziali di temperatura e salinità, influenzati da maree, apporti fluviali ed evaporazione . In questo contesto dinamico, la “noce di mare” mostra una notevole plasticità ecologica.

Lo studio sottolinea che il riscaldamento climatico, associato a periodi di siccità che riducono l’apporto di acqua dolce e aumentano la salinità media, potrebbe prolungare la stagione favorevole ai bloom e intensificarne l’entità . Effetti simili, in passato, hanno contribuito a profonde alterazioni degli ecosistemi invasi, come nel caso del Mar Nero.

In laguna, Mnemiopsis leidyi si nutre di zooplancton e può alterare le reti trofiche pelagiche, con possibili ricadute anche sulla pesca artigianale, già documentate in studi precedenti citati dagli autori.

Monitorare per prevenire

Il lavoro rappresenta la prima valutazione integrata campo–laboratorio della specie nella Laguna di Venezia e fornisce parametri utili per modelli predittivi e strategie di gestione.

Secondo quanto evidenziato anche nel comunicato congiunto UNIPD–OGS, diventa quindi cruciale rafforzare il monitoraggio e sviluppare approcci adattativi per limitare le conseguenze ecologiche e socio-economiche dell’espansione della specie.

In un contesto di cambiamento climatico rapido e sistemi costieri già sotto pressione, la “noce di mare” non è soltanto una curiosità gelatinosa: è un indicatore della crescente vulnerabilità degli ecosistemi lagunari mediterranei.

Riferimenti:

Piccardi, F., Girardello, S., Bussard, S.M., Tirelli, V., Borme, D., Barausse, A., Mazzoldi, C. (2026). An invader chronicles: local ecological niche of Mnemiopsis leidyi in the Venice Lagoon. Estuarine, Coastal and Shelf Science, 329, 109678. https://doi.org/10.1016/j.ecss.2025.109678

Immagini: dal comunicato stampa UNIPD-OGS