Niles Eldredge e il “Gaiacidio” nell’Antropocene: le radici profonde della sesta estinzione di massa per una prospettiva sul futuro

Una sola terra Pievani Eldredge

Per il paleontologo Niles Eldrege la teoria dell’evoluzione è la chiave per comprendere le cause profonde dell’attuale crisi di biodiversità, e cambiare rotta. Lo scienziato ne ha parlato con Telmo Pievani dal palco del festival “Una sola Terra”

Dal 22 al 24 settembre a Brescia, all’interno del festival Una Sola Terra, si è tenuto l’incontro “Evoluzione e Biodiversità: on Gaia and Gaiacide“, presentato dal presidente di Codice Edizioni Vittorio Bo come “la ragione profonda del festival stesso” e che ha visto Niles Eldredge e Telmo Pievani dialogare sui danni provocati dall’uomo alla biodiversità della Terra.

Dopo aver evidenziato l’importanza delle innovazioni attuate dal paleontologo Niles Eldredge nella teoria dell’evoluzione darwiniana, Telmo Pievani ha ricordato come questi abbia da sempre difeso l’idea degli equilibri punteggiati, criticato il dominio delle spiegazioni centrate sui geni, e come sia stato fra i primi, 25-30 anni fa, a parlare di una attuale sesta estinzione di massa delle specie causata dall’azione dell’uomo.

Eldredge rivolgendosi al pubblico si è subito concentrato sul problema dell’attuale estinzione di massa e di come l’economia umana ne sia la principale responsabile. L’uso del combustibile fossile, la competizione per le risorse e l’esplosione demografica umana hanno provocato, Eldredge avverte, incendi, colonne di fumo, alluvioni, distruzione dei mari, e lo sterminio di un altissimo numero di specie animali e vegetali. La distruzione degli ecosistemi è in tal modo accelerata con gravi ripercussioni per la sopravvivenza delle specie ed è evidente la necessità di soluzioni rapide che limitino l’estinzione (“stay out of extinction”, come dice Eldredge).

Il paleontologo sostiene che la teoria dell’evoluzione è la chiave per comprendere le cause profonde del problema attuale e cambiare rotta. Infatti adattamento, passato delle specie e chance di sopravvivenza sono oggetti di studio fondamentali per capire i rapporti ecologici. Questo vale non solo per animali e piante: gli ecosistemi sono anche strettamente intrecciati ai sistemi delle culture umane.

Eldredge ha ribadito questo intreccio alla conferenza supportato da esempi pratici: i percorsi delle speciazioni, le cui ricostruzioni sono state esposte dal paleontologo nella Hall of Biodiversity del Museo di Storia Naturale di New York, sono paragonati allo sviluppo di strumenti, culture e costumi umani. Il risultato di queste genealogie di diversi ecosistemi e strumenti mostra come entrambi i sistemi, naturali e culturali, evolvano in parallelo. Non solo, queste somiglianze in biologia evoluzionistica sono state studiate e mostrano come simili percorsi evolutivi in ecosistemi e culture umane spesso siano sovrapposti e dipendenti l’uno dall’altro: una perdita di un qualsiasi componente di un sistema ecologico ha sempre comportato conseguenze importanti per la sopravvivenza delle specie che in quell’ecosistema convivono, e modificato la loro capacità di sopravvivere; questo meccanismo si applica anche alle culture umane.

Qual è stato allora il processo – si chiedono Eldredge e Pievani – di uno sfruttamento antropico delle risorse, tale da portare al cambiamento del clima e alla distruzione della biodiversità con una rapidità inedita ed effetti così vistosi da far attribuire alla nostra epoca geologica un nome dedicato, quello di Antropocene? Un’epoca in cui culture e specie non hanno tempo di adattarsi e sono costrette come uniche soluzioni di sopravvivenza alla fuga e alla migrazione? Per dare risposta a queste domande il filosofo della biologia Telmo Pievani suggerisce di attingere a una prospettiva del tempo profondo, usando i dati e le conoscenze dell’evoluzione, che permetta di capire le radici dei problemi attuali.

Entrambi i relatori suggeriscono, infatti, di partire dallo studio della preistoria, dei primi utensili di caccia e dell’evoluzione del linguaggio e dell’agricoltura, per capire mentalità e impatto ambientale umani attuali. Il rapporto con l’ecosistema cambia con l’arrivo dell’invenzione degli utensili, i cui vantaggi competitivi contro prede e rivali sono ben esplicati – secondo Eldredge – nelle scene di apertura del film 2001: Odissea nello Spazio.

 

La sopravvivenza delle generazioni umane è dipesa nel tempo sempre più dalla tradizione culturale basata dapprima su utensili semplici e poi via via più complessi. Questo processo ha portato a concentrare l’attenzione sulla società e sull’interazione con altri umani ma sempre meno con l’ambiente: ne deriva che le risorse ambientali vengono sfruttate ora più in fretta di quanto l’ambiente stesso possa produrne.

Il successivo fenomeno dell’esplosione demografica, inoltre, avvenuta con l’inizio dell’agricoltura “ha ancora di più allontanato lo sguardo delle popolazioni umane dal nostro mondo”, dice Eldredge, dai limiti degli ecosistemi e ha estremizzato la rottura delle relazioni di dipendenza con altri individui e specie. A oggi sono diffusi monoculture e allevamenti di poche specie animali, che necessitano di risorse sottratte altrove, mentre in passato gli ecosistemi erano autosufficienti. Questo fenomeno ha portato a uno sfruttamento e un accumulo senza precedenti delle risorse e a uno stato permanente di guerra tra popolazioni per acquisire tali risorse, spiegando in tal modo una condizione continua di instabilità politica e sociale.

Il risultato attuale, Eldredge ha concluso, è la distruzione progressiva della biodiversità, e per la prima volta ecosistema e cultura umana sembrano prendere due strade diverse. Gli scenari possibili sono che: la società come la conosciamo venga attraversata da tensioni crescenti tra gruppi per sopravvivere alla carenza di risorse – sostiene Pievani – o che addirittura la nostra specie si estingua.

Eldredge e Pievani hanno risposto con messaggi di fiducia alle domande di chi, tra il pubblico, teme di non riconoscere le premesse per un cambiamento di rotta. La consapevolezza del problema dell’estinzione di massa e della scomparsa di biodiversità esiste, come dimostra la diffusione dei movimenti ambientalisti in tutto il mondo. Tra le sfide che questi movimenti dovranno affrontare, Pievani sostiene che “di sicuro quella dell’intelligenza, dell’etica e della lungimiranza saranno molto importanti; il passato remoto, inoltre, darà aiuto e suggerimenti su come affrontare il futuro e uscire dal guaio in cui ci siamo infilati”.