Nuovi dati (positivi) sull’insegnamento dell’evoluzionismo negli Stati Uniti

Un recente studio mostra come nelle scuole superiori statunitensi vi sia stato un incremento delle ore dedicate all’insegnamento dell’evoluzionismo


Sin dalla pubblicazione de L’origine delle specie di Charles Darwin (1859), la teoria dell’evoluzione ha causato profonde trasformazioni in tutti i campi del sapere, da quello scientifico a quello politico, etico e filosofico. La carica rivoluzionaria della formulazione darwiniana si avvertì molto presto. È infatti dell’estate 1860 il primo grande dibattito, ad Oxford, fra teologia e scienza, tra il vescovo Samuel Wilberforce e l’amico e collega di Darwin Thomas Henry Huxley (Hesketh 2013).

Nei decenni successivi, numerosi dibattiti di questo genere avrebbero avuto luogo negli Stati Uniti, sovente coinvolgendo le parti in causa in veri e propri scontri giudiziari. Uno su tutti, il processo Scopes del 1925 (Pikaia ne ha parlato qui). Se la teoria dell’evoluzione si è evoluta nel corso dei decenni, anche il creazionismo si è trasformato giungendo ad autoqualificarsi come scientifico e sostenendo la propria validità come alternativa alla teoria dell’evoluzione. È su tale pretesa che si è focalizzato l’ultimo grande processo americano (denominato Kitzmiller-Dover), che nel 2005 si è concluso con una sentenza ben chiara: il creazionismo, in quanto di matrice religiosa, non poteva essere insegnato nelle ore di scienze nelle scuole pubbliche.

Nel 2019, dei ricercatori guidati da Eric Plutzer, della Penn State University, hanno deciso di replicare, con stesse modalità e domande, un sondaggio effettuato nel 2007 per saggiare il rapporto fra creazionismo ed evoluzionismo nelle scuole pubbliche americane. Dal primo sondaggio era emerso che solamente in una scuola su tre si insegnava l’evoluzione in accordo alle direttive suggerite dalle autorità scientifiche nazionali, e che circa il 13% degli insegnanti proponeva il creazionismo scientifico come valida alternativa alla teoria dell’evoluzione. Oggi, uno studio pubblicato su Evolution: Education and Outreach mostra che nei  successivi dieci anni, l’insegnamento scolastico in materia di evoluzione, nelle scuole superiori, ha subìto significativi cambiamenti, grazie all’istituzione di corsi e scuole atti a formare adeguatamente gli insegnanti.

Vediamo ora un po’ di numeri.

Oltre il 95% degli insegnanti di biologia ha ammesso di discutere l’evoluzionismo in diversa misura rispetto al 2007. Le ore di insegnamento dedicate all’evoluzione sono incrementate del 25%, così come quelle dedicate all’evoluzione umana sono aumentate del 60%. Significativo è poi il fatto che circa il 82% è fermamente convinto che la teoria darwiniana sia necessaria ad un’adeguata comprensione della biologia, e lo statuto fattuale della teoria dell’evoluzione è asserito dal 79% degli insegnanti. Inoltre, la discussione del creazionismo scientifico nelle classi ha subìto un forte calo.

In aumento è anche il numero degli insegnanti che rifiutano il creazionismo come valida alternativa all’evoluzionismo, passati dal 32% al 58% e coloro che sono convinti dello statuto fattuale dell’evoluzionismo e allo stesso tempo rifiutano il creazionismo come scienza sono aumentati dal 51% al 67%. Si stima che circa 116 mila studenti in meno del 2007 sarebbero esposti a messaggi creazionisti, mentre circa 418 mila studenti in meno del 2007 riceverebbero insegnamenti che enfatizzano sia l’evoluzionismo che il creazionismo come alternativa a quest’ultimo.

Un ruolo in questi cambiamenti sembra avere l’adozione, presso alcuni Stati, del Next Generation Science Standards – una serie di norme, varate da più Stati americani al fine di fornire agli studenti un’adeguata e aggiornata preparazione scientifica . Inoltre, dallo studio emerge che sia i nuovi insegnanti che quelli assunti da molti più anni non mostrano grandi differenze sull’importanza che assegnano all’evoluzione. Gli insegnanti più anziani dedicano più ore che negli anni precedenti alla teoria dell’evoluzione mentre quelli più giovani, formatisi attraverso nuove linee guida, dedicano un numero maggiore di ore all’insegnamento dell’evoluzione umana rispetto ai colleghi più anziani.

Anche se la percentuale di insegnanti creazionisti è in calo, non bisogna sottovalutare il ruolo che hanno le opinioni personali dei docenti nell’insegnamento scolastico, che a volte ostacolano una corretta divulgazione della teoria dell’evoluzione.

In conclusione, lo studio fornisce risultati incoraggianti. Grazie ad interventi statali e alla maggior attenzione dedicata alla formazione dei docenti prima dell’assunzione e durante l’esercizio della professione, è stato possibile in breve tempo aumentare la quantità e la qualità delle ore dedicate all’insegnamento della teoria dell’evoluzione.

I conflitti fra fanatismo religioso e scienza hanno radici antiche. Già nella Lettera a Cristina di Lorena (1615), Galileo Galilei elaborava un’articolata difesa dell’autonomia delle scienze naturali dall’ingerenza della Chiesa romana (Damanti 2008). Allora bisognava difendere il copernicanesimo e oggi  l’evoluzionismo biologico, ma la sostanza non cambia. Scienzati e filosofi, come anche tutti i cittadini che vogliano impegnarsi nella difesa della libertà di pensiero e di parola, sono chiamati a combattere una battaglia di idee fondamentale. Una battaglia di cui Giulio Giorello, recentemente scomparso, si faceva grande promotore.


Riferimenti:

Plutzer, E., Branch, G., & Reid, A. (2020). Teaching evolution in US public schools: a continuing challenge. Evolution: Education and Outreach13(1), 1-15.

Damanti, A. (2010), Libertas philosophandi: Teologia e filosofia nella Lettera a Cristina di Lorena di Galileo Galilei, Roma: Edizioni di storia e letteratura

Hesketh, I. (2013), Of apes and ancestors, University of Toronto Press