Sulla Storia dell’eugenismo occidentale: intervista allo storico Xavier Tabet
Tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, anche nell’Europa latina si sviluppano teorie e pratiche eugenetiche: un’intervista a Xavier Tabet per ricostruire genealogie, differenze e continuità con i modelli anglosassoni e nordici
L’eugenismo – l’insieme delle teorie e pratiche volte al miglioramento biologico della specie umana – ha segnato profondamente la storia culturale e politica dell’Occidente tra Otto e Novecento. Originatosi dall’incontro tra scienza, ideologia e biopolitica, questo concetto ha assunto nel tempo vesti molteplici, dall’ottimismo positivista alla deriva autoritaria, fino alla catastrofe delle politiche razziali del XX secolo. Oggi, con l’avanzare delle biotecnologie, torna a riaffacciarsi nel dibattito pubblico sotto nuove forme, spesso più raffinate, ma non meno controverse.
Proprio per indagare la complessità di questa storia, che tocca tanto la medicina quanto la politica, abbiamo intervistato Xavier Tabet, docente presso l’Université Paris 8 e curatore – insieme a Françoise Martinez et Manuelle Peloille- del volume Fabriques latines de l’eugénisme: 1850-1930. Il libro propone una rilettura dell’eugenismo cosiddetto “latino”, che si è sviluppato in Europa meridionale e America Latina, spesso in contrasto o in dialogo con il più noto modello anglosassone. Nell’intervista, Tabet ci guida attraverso gli snodi teorici, le ambiguità e le responsabilità di una corrente di pensiero che, pur essendo storicamente situata, continua a interrogare il nostro presente.]
La storia dell’eugenismo è estremamente complessa: si tratta di un fenomeno culturale che, come tale, cerca di rispondere in maniera plurale a un insieme di problemi posti dal contesto storico in cui tale fenomeno si è sviluppato. È una storia al crocevia fra scienza e pseudoscienza, le cui conseguenze tragiche non possono però esimerci da una seria investigazione. Pertanto abbiamo deciso di raccontarvi una parte di questa vicenda così importante per l’Occidente intervistando Xavier Tabet, docente al Dipartimento di Studi Italiani presso l’Università Paris 8 e tra i curatori del volume Fabriques latines de l’éugenisme: 1850-1930, nel quale si ripercorrono le origini del fenomeno a cavallo tra 19° e 20° secolo.
Innanzitutto, professore, vorremmo chiederle quale fosse lo stato dell’arte delle ricerche sull’eugenismo nel momento in cui avete cominciato il vostro lavoro, e cosa vi abbia spinto ad approfondire la relazione fra eugenismo latino e anglosassone.
“In primo luogo occorre dire che, in generale, gli storici contemporanei concordano sulla necessità di svolgere ricerche sulla dimensione locale dei diversi discorsi eugenetici. Tuttavia, l’eugenetica latina rimane un campo ancora poco esplorato dalla ricerca storica. La prima vera sintesi sulla storia dell’eugenetica è stata pubblicata da Daniel Kevles nel 1995 con il titolo ‘In the Name of Eugenics: Genetics and the uses of human heredity”; ricordiamo poi ‘The Oxford Handbook of the History of Eugenics‘ pubblicato nel 2010 da Alison Bashford e Philippa Levine, così come l’opera di Marius Turda e Aaron Gillette pubblicata nel 2014 e intitolata ‘Latin Eugenics in Comparative Perspective‘: tali studi hanno contribuito all’elaborazione di una storia globale delle teorie e delle esperienze eugenetiche nei paesi dell’Europa centrale, del Mediterraneo e dell’America Latina, meno conosciute di quelle, tristemente famose, degli Stati Uniti, della Scandinavia, della Svizzera e soprattutto della Germania nazista“.
“Con il nostro lavoro, invece, attraverso la scelta del periodo preso in esame in questo libro (1850-1930), che include quindi solo marginalmente il periodo tra le due guerre e i totalitarismi, abbiamo voluto sottolineare il fatto che, sebbene l’eugenetica sia stata a lungo considerata essenzialmente dal punto di vista anglo-americano e tedesco-scandinavo, in realtà deve essere considerata come un «arcipelago multiforme», secondo l’espressione dello storico italiano dell’eugenetica Francesco Cassata: ovvero, come un fenomeno culturale, sociale e politico di vasta portata internazionale, che presenta sfumature mutevoli a seconda delle epoche e dei paesi in cui tale fenomeno evolve“.
La categoria di “eugenetica” è, inevitabilmente, associata a un pensiero complesso da maneggiare. Secondo lei quali impedimenti culturali hanno o avrebbero potuto ostacolare le vostre ricerche, e quali precauzioni è necessario prendere nel trattare un tema così articolato?
“Per quanto riguarda il secondo dopoguerra, il fatto è che l’eugenetica non è stata immediatamente respinta in blocco come ideologia intrinsecamente pericolosa. Resta comunque vero che l’eugenetica rimane oggi una parola tabù nei dibattiti contemporanei su quello che a volte viene definito il ‘ritorno dell’eugenetica’: un ritorno reso possibile, o tornato a essere preoccupante, in particolare in relazione ai progressi contemporanei della genetica. Il dibattito è anche diventato molto attuale, spesso in modo preoccupante, ad esempio in rapporto alle fantasie tecnologiche e transumaniste di un Elon Musk. In generale poi, l’eugenetica è spesso associata – e non solo nella cultura cattolica – a una forma di modernità perversa, che riapparirebbe dietro le intenzioni dei ‘progressisti’, dietro le “migliori intenzioni”.
“Da parte nostra, abbiamo tuttavia voluto evitare la ‘fallacia del piano inclinato‘ che tende a stabilire una ‘genealogia immaginaria’ da Darwin a Hitler, in una reductio ad hitlerum che consiste nel leggere la storia dell’eugenetica solo attraverso il prisma dell’Olocausto. C’è infatti il rischio di anacronismo nel voler reinterpretare l’eugenetica alla luce del nazismo: perciò, è necessario restituire al concetto la sua piena storicità prestando attenzione anche ad alcune modalità meno sensazionali dell’eugenetica, per poter ritrovare in definitiva la contingenza e l’equivocità della sua storia effettiva“.
Date queste premesse, quali sono le acquisizioni più importanti delle vostre ricerche ?
“Nel nostro volume, la tradizionale opposizione tra un ‘eugenismo nordico’ negativo, che promuoverebbe l’eliminazione dei meno adatti, e un ‘eugenismo latino’ positivo, che incoraggerebbe la riproduzione dei più adatti, non regge alle analisi e alle ricerche condotte dagli autori che hanno collaborato a questo lavoro collettivo. Concentrandoci sulle teorie che partono da diagnosi di degenerazione per definire progetti di rigenerazione e miglioramento delle popolazioni, abbiamo voluto sottolineare il fatto che se questa differenza tra eugenetica nordica ed eugenetica latina si rivela pertinente dopo la prima guerra mondiale, lo è meno per la fase precedente, tra la seconda metà del XIX secolo e i primi anni del XX secolo. Sono stati infatti gli studiosi ‘latini’ a proporre e legittimare gli interventi, poi ripresi nelle pratiche cosiddette negative dell’eugenetica“.
“Vorrei anche sottolineare il fatto che – nello sviluppo di questo fenomeno- il nostro volume attribuisce particolare importanza al laboratorio italiano di eugenetica, o meglio italo-francese, costituito dagli ambienti dell’antropologia criminale, gli ambienti lombrosiani. È in questi ambienti che viene inventata quella che un discepolo di Lombroso, Raffaele Garofalo, chiama per la prima volta nel 1885 criminologia: all’origine, questa disciplina ritiene spesso che esistano, come sosterrà per tutta la vita Lombroso, criminali nati, criminali che appartengono biologicamente e fisiologicamente a una razza diversa dalla nostra”.
Il fenomeno eugenetico è di estremo interesse anche per comprendere meglio le questioni che agitano la nostra attualità. Ora, secondo lei, in quale direzioni e su quali temi si potrebbe proseguire il vostro lavoro di ricerca?
“Da parte mia, riterrei interessante cercare di caratterizzare, nell’ambito di un lavoro collettivo che coinvolga diverse aree culturali (come il volume che abbiamo pubblicato), le forme che ha assunto negli ultimi trent’anni il dibattito sul ritorno dell’eugenetica. In riferimento alla bioetica, bisognerebbe cercare di cogliere alcune particolarità, tendenze e temi nazionali, in particolare per quanto riguarda i dibattiti legati alla procreazione artificiale e alle modificazioni genetiche, o quelli legati all’eutanasia, ai dibattiti legati al ‘far vivere’ e al ‘lasciar morire’“. “Al giorno d’oggi, che si tratti di diagnosi prenatale o di editing genetico, mi sembra che la questione sia quella di sapere se si possa continuare a parlare di eugenetica per caratterizzare fenomeni biopolitici che non sono il risultato di una politica deliberatamente condotta dallo Stato (come nel caso dell’eugenetica che abbiamo studiato), ma il risultato collettivo di una serie di decisioni individuali convergenti prese dai futuri genitori, in una società in cui sembra prevalere sempre più la ricerca del bambino perfetto. Questo eugenismo individuale, questa home eugenics, corrisponde forse alla nostra epoca di ‘biocapitalismo’, di ‘bio-neoliberismo’, in cui si tratta di massimizzare, e spesso di auto-massimizzare, tutte le potenzialità produttive del ‘capitale umano’, comprese quelle della vita e del corpo”.
Nel ringraziarla, professore, ci terremmo a raccogliere le sue riflessioni e a invitare i nostri lettori a considerare quanto la storia delle idee costituisca una dimensione di estrema complessità, e che risulta sovente rischioso voler ridurre ad un’unica e semplificatrice posizione. Pertanto, ci auguriamo che gli studi più recenti nel campo dell’eugenetica e della sua storia possano contribuire a sviluppare un dibattito critico, plurale, e mai dimentico del peso delle idee nella vita delle società contemporanee : un peso che conviene pero’ cercare di conoscere in tutta serietà scientifica, se se ne vogliono calibrare gli effetti sugli equilibri sempre mobili e instrinseci alla nostra cultura.
Consegue la laurea triennale in Antropologia evoluzionistica presso l’Università di Liverpool (2020) e magistrale in Filosofia della biologia e delle scienze cognitive presso l’Università di Bristol (2021). Interessato alla storia delle idee, con particolare riferimento a Darwin, si avvicina alla storia della filosofia, su tutte quella medievale e moderna

