Suono ed evoluzione: la risposta del cervello umano ai richiami dei primati
Parole, risate e grida attivano le nostre aree uditive: ma quanto siamo sensibili ai suoni di altre specie?
La voce è uno degli strumenti fondamentali per le interazioni sociali. Parole, risate, grida o sospiri attivano regioni specifiche del lobo temporale, responsabili dell’elaborazione uditiva e, in particolare, della percezione delle voci. Ma questa risposta del cervello è davvero scatenata unicamente da vocalizzazioni umane? Oppure il nostro sistema uditivo è sensibile anche a suoni originati da altre specie? A questa domanda ha provato a rispondere un team di ricercatori dell’Università di Ginevra, che ha confrontato l’attività cerebrale evocata da vocalizzazioni umane a quella stimolata da richiami di altri primati. La ricerca è stata pubblicata su eLife.
Ascoltando chiacchiere tra primati
Lo studio ha coinvolto 23 partecipanti, sottoposti a risonanza magnetica funzionale (fMRI) mentre ascoltavano 72 vocalizzazioni appartenenti a quattro specie di primati: Homo sapiens, scimpanzé (Pan troglodytes), bonobo (Pan paniscus) e macaco (Macaca mulatta). Le registrazioni includevano richiami singoli o sequenze di richiami prodotti in contesti sociali diversi, sia agonistici (minaccia, disagio) sia affiliativi (interazioni “positive”). Le vocalizzazioni non umane provenivano da animali registrati in natura o in condizioni semi-libere, mentre quelle umane erano stimoli vocali non verbali prodotti da uomini e donne adulti. Durante l’esperimento, i partecipanti ascoltavano gli stimoli in ordine pseudo-casuale, comodamente sdraiati nello scanner, mentre i ricercatori misuravano l’attività delle aree uditive del cervello.
Perché proprio scimpanzé, bonobo e macachi?
La scelta delle specie non è casuale. Scimpanzé e bonobo sono i nostri parenti evolutivi più prossimi, separati dalla linea umana circa 6–8 milioni di anni fa, mentre i macachi sono molto più distanti, con una separazione stimata intorno ai 25 milioni di anni fa. I bonobo, in particolare, rappresentano un caso interessante: pur essendo filogeneticamente vicini agli scimpanzé, hanno seguito un percorso evolutivo distinto, presentando una laringe più corta, che porta a vocalizzazioni con frequenze fondamentali più elevate. In altre parole, vicinanza evolutiva e somiglianza acustica non sempre vanno di pari passo.
Cosa succede nel cervello quando ascoltiamo altre specie?
Analizzando i dati ottenuti con modelli statistici avanzati, i ricercatori hanno osservato che alcune regioni del lobo temporale, in particolare la corteccia temporale superiore (STG) e le aree temporali vocali (TVA), rispondono in modo diverso a seconda della specie ascoltata. Le voci umane attivano in modo robusto le TVA. I richiami degli scimpanzé evocano una risposta simile, soprattutto nelle regioni anteriori del lobo temporale, suggerendo l’esistenza di un possibile “nucleo sociale” condiviso. I bonobo, sorprendentemente, mostrano un’attivazione molto più debole. I macachi, infine, nonostante la grande distanza filogenetica, attivano piccoli cluster in alcune aree uditive, un risultato inatteso che sottolinea ancora una volta il ruolo delle caratteristiche acustiche.
La combinazione tra vicinanza acustica ed evolutiva
Questo suggerisce che le aree vocali del cervello umano non siano esclusivamente “tarate” sugli umani, ma sensibili a vocalizzazioni di altre specie quando queste condividono determinate proprietà acustiche, probabilmente a loro volta legate a vincoli anatomici ed evolutivi. Le aree uditive coinvolte nella percezione sociale delle vocalizzazioni sembrano essere modellate da un’interazione complessa tra storia evolutiva e somiglianza acustica. Più che “chi parla”, conta come suona.
Riferimenti:
Leonardo Ceravolo, Coralie Debracque, Thibaud Gruber, Didier Grandjean, “Sensitivity of the human temporal voice areas to nonhuman primate vocalizations”, 25 novembre 2025, proceedings of eLife Doi: 10.7554/eLife.108795.1
Immagine: generata con intelligenza artificiale

Sono laureata in Scienze biologiche presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Ho iniziato raccontando la natura ai ragazzi in un parco vicino casa e ho frequentato il Master Fauna e HD, per specializzarmi nella comunicazione ambientale.

