Svelare l’invisibile: Darwin, i microscopi e un weekend speciale a Down House
Domenica scorsa abbiamo partecipato a un evento dedicato alla microscopia per riscoprire la passione di Charles Darwin per l’invisibile
Il 16 e 17 agosto 2025 Down House, la storica dimora di Charles Darwin nel Kent, ha aperto le porte a famiglie, curiosi e appassionati per uno speciale weekend dedicato alla microscopia. L’evento è stato organizzato con il Quekett Microscopical Club, la seconda più antica società di microscopia al mondo. Tra strumenti d’epoca, osservazioni dal vivo e dialoghi con esperti, l’evento ha celebrato non solo la scienza del minuscolo, ma anche il ruolo che la microscopia ebbe nel lavoro e nella vita dello stesso Darwin.
Il microscopio, infatti, fu tra gli strumenti più usati e amati della sua carriera, accompagnandolo dalla giovinezza agli ultimi studi botanici. Darwin non si limitò a usarlo: studiò a fondo le tecniche, progettò varianti migliorate e offrì suggerimenti pratici a colleghi e istituzioni.
I microscopi di Darwin
I microscopi superstiti associati a Charles Darwin sono sei: tre semplici, basati su una singola lente, e tre composti, con obiettivo e oculare alle estremità di un tubo. Esiste anche un piccolo microscopio botanico del 1776, eredità di famiglia, quasi più simile a una lente d’ingrandimento, che Darwin portò sul Beagle. Questi strumenti hanno permesso a Darwin di esplorare ciò che l’occhio umano non può vedere, offrendo conferme cruciali alle sue intuizioni sulla vita, la varietà e l’evoluzione. Darwin fu anche ideatore: progettò una versione modificata di microscopio acquatico, successivamente prodotta dalla ditta Smith & Beck. Un altro esempio del suo coinvolgimento attivo non solo come scienziato, ma come innovatore.
Cary-Gould (1826): Primo microscopio di Darwin, acquistato a Edimburgo. Portatile in ottone, usato per studiare i “zoofiti” marini, alla base della sua prima pubblicazione. Rimasto in famiglia per quasi due secoli, venduto all’asta da Christie’s nel 2021.
Coddington (anni 1820): Dono dell’amico John Herbert a Cambridge. Con lenti correttive per ridurre l’aberrazione, rappresentava un passo avanti rispetto al Cary. Oggi conservato a Down House.
Bancks (1831): Comprato poco prima della partenza sul Beagle su consiglio del botanico Robert Brown. Microscopio semplice, ma robusto, con cui Darwin registrò centinaia di osservazioni durante il viaggio. Esposto a Down House.
Smith & Beck “Large, Best” (1847): Il suo primo microscopio acromatico, di altissima qualità. Fondamentale per gli studi sui cirripedi, con ingrandimenti fino a ×800. È oggi conservato al Whipple Museum di Cambridge.
“Darwin’s dissecting microscope” (1848): Prototipo commissionato da Darwin alla ditta Smith & Beck per facilitare la dissezione di piccoli organismi. Fu poi commercializzato con successo. L’esemplare originale si trova a Down House.
Hartnack “Nouveau Petit Modèle” (1873): Microscopio francese di nuova generazione, acquistato su consiglio del figlio Francis. Con obiettivi a immersione d’acqua, fu usato per le ricerche sulle piante carnivore come Utricularia. Esposto a Down House.
Zeiss (1881, perduto): Ordinato tramite Ernst Haeckel per il figlio Francis. Con lenti selezionate da Carl Zeiss ed Ernst Abbe, rappresentava lo stato dell’arte della microscopia ottocentesca. È noto grazie alle lettere e documenti, ma lo strumento è andato perduto.
Quattro microscopi sono conservati a Down House, di cui tre esposti al pubblico: per questo evento, però, si potevano ammirare tutti e quattro, accompagnati da pannelli esplicativi.
Il pubblico presente domanica ha potuto osservare alcuni degli gli stessi campioni organismi che Darwin aveva studiato, dai cirripedi alle piante carnivore come Drosera e Utricularia, usando alcuni degli stessi modelli che aveva posseduto.


Darwin: prima microscopista, poi evoluzionista
Il suo primo incontro con il microscopio avvenne negli anni ’20 dell’Ottocento, mentre studiava medicina a Edimburgo. Qui, con un piccolo microscopio portatile in ottone (un modello “Gould” prodotto da Cary), analizzò organismi marini prelevati dal Firth of Forth, i cosiddetti “zoofiti”. Queste osservazioni lo portarono alla prima pubblicazione scientifica, presentata nel 1827 alla Plinian Society. Il microscopio in questione, rimasto nella famiglia Darwin per quasi due secoli, è stato venduto all’asta per quasi 600.000 sterline, a testimonianza della sua importanza storica.
Nel suo celebre viaggio intorno al mondo tra il 1831 e il 1836, Darwin portò con sé un altro microscopio tascabile raccomandato, si pensa, dal botanico scozzese Robert Brown. Con questo strumento osservò una varietà di campioni: polveri sospese nell’aria oceanica, materiali geologici, sostanze gelatinose e innumerevoli invertebrati marini. Un esemplare molto simile è oggi esposto nello studio a Down House, e Darwin stesso contribuì nel 1849 a un manuale della British Navy dedicato all’uso scientifico del microscopio a bordo delle navi.
Ma fu negli anni ’40 dell’Ottocento, dopo il rientro dal Beagle, che Darwin dedicò otto anni allo studio tassonomico dei cirripedi (balani), minuscoli crostacei marini che, prima delle ricerche di Darwin, erano considerati erroneamente dei molluschi. Per analizzarli in dettaglio, acquistò un microscopio composto acromatico prodotto da James Smith, con ingrandimenti fino a 800 volte. Questo strumento, oggi parte della collezione del Whipple Museum di Cambridge, fu fondamentale per distinguere tra variazione e speciazione, e contribuì direttamente alla formulazione della teoria dell’evoluzione. L’osservazione dei maschi, piccolissimi e fino ad allora sconosciuti, fu una scoperta resa possibile solo grazie all’uso esperto della microscopia.

Vizio di famiglia…
L’interesse di Darwin per il microscopio e per gli strumenti di osservazione ebbe eco anche nella generazione successiva. Francis Darwin, uno dei figli dello scienziato, trascorse periodi di studio in Germania, dove si specializzò in fisiologia vegetale e affinò l’uso di strumenti innovativi come porometri e microscopi ottici, fondamentali per le ricerche con il padre sulla traspirazione e i movimenti delle piante. Horace, invece, trasformò la passione paterna per gli strumenti in un vero e proprio mestiere: fondò a Cambridge la Cambridge Scientific Instrument Company, che divenne una delle principali aziende britanniche nel settore, fornendo microscopi, apparecchi di misura e strumenti di precisione a laboratori e università in tutta Europa. L’eredità scientifica di Darwin quindi, riguarda anche gli strumenti che tuttora rendono possibile l’evoluzione delle scienze naturali.
Darwin aveva anche un’idea precisa di come usare il microscopio: guardare subito a forti ingrandimenti, diceva, era “dannoso per la filosofia naturale” [lettera di Charles Darwin a H. E. Strickland, 29 Gennaio 1849]. Prima bisognava cogliere la struttura generale di un organismo e solo dopo scendere nei dettagli, per non perdere di vista il quadro d’insieme.
Un weekend per osservare, come Darwin
Eventi come il Weekend della Microscopia a Down House non sono soltanto un’occasione per vedere da vicino strumenti d’epoca, ma un modo per riscoprire Darwin come scienziato nel suo ambiente quotidiano. I microscopi e i campioni raccontano la pazienza e la curiosità con cui osservava il mondo naturale, e diventano un ponte tra passato e presente. Per bambini e adulti, vivere questa esperienza proprio nella casa dove Darwin lavorò e sperimentò significa entrare in contatto diretto con la sua eredità scientifica: un invito a guardare la natura con gli stessi occhi attenti e meravigliati che hanno guidato le sue scoperte.
Durante questa straordinaria due giorni, decine di volontari hanno aiutato i visitatori a esplorare il mondo della microscopia da Darwin ai giorni nostri. Tra questi c’era anche Tim Fullick, un volontario di Down House e collezionista di microscopi storici, che ha portato in mostra i suoi 5 microscopi più antichi, identici a quelli che aveva Charles Darwin.
Tra campioni da osservare, esperti da incontrare e strumenti da esplorare, è stato possibile rivivere il meraviglioso stupore di vedere l’invisibile, proprio come fece Darwin quasi due secoli fa. Un modo perfetto per ricordare che, a volte, le rivoluzioni scientifiche iniziano… da un minuscolo vetrino.


Chiara Ceci, naturalista, si occupa di comunicazione della scienza. Fa parte del direttivo del Charles Darwin Trust ed è Fellow della Linnean Society. Autrice di “Emma Wedgwood Darwin. Ritratto di una vita, evoluzione di un’epoca” (Sironi, 2013).

