Alla ricerca di una nuova rotta nell’Antropocene

giro del mondo nell'antropocene

Pikaia ha letto per voi “Il giro del mondo nell’Antropocene. Una mappa dell’umanità del futuro” (Raffaello Cortina Editore, 2022) scritto da Telmo Pievani e Mauro Varotto.

L’anno che ci apprestiamo a chiudere è stato indubbiamente all’insegna dei cambiamenti climatici sia in Italia che all’estero. In alcune aree del Centro-Nord del nostro paese, nonostante le piogge delle ultime settimane, il saldo idrico segna un -43% rispetto alle precipitazioni annuali medie. In modo analogo, il Cile sta fronteggiando una grave  siccità che perdura da più di dieci anni con effetti enormemente negativi sulla salute umana. In altre aree del pianeta l’acqua resta il problema, ma per l’eccesso delle precipitazioni, come ben attestano le devastanti inondazioni che in Pakistan hanno causato quasi 8 milioni di sfollati. Per non parlare poi di incendi, frane e altri eventi estremi divenuti sempre più comuni. Nonostante le immagini dei disastri dei cambiamenti climatici siano ormai stabilmente presenti sui media, l’impressione è che continui a mancare una presa di consapevolezza della reale portata di quanto sta accadendo. Le vacanze di Natale e la libertà da parte degli abituali impegni che esse comportano, possono essere un ottimo momento per approfondire questo tema e partire per un viaggio, guidati dal filosofo della scienza e nostro direttore Telmo Pievani e il geografo Mauro Varotto, alla scoperta degli effetti dei cambiamenti climatici in atto e che stanno caratterizzando questa fase dell’Antropocene. Il giro del mondo nell’Antropocene. Una mappa dell’umanità del futuro (Raffaello Cortina Editore, 2022) sviluppa su scala globale l’ottima idea proposta da Pievani e Varotto lo scorso anno nel libro Viaggio nell’Italia dell’Antropocene (Aboca, 2021) (su Pikaia ne avevamo parlato qui) e propone al lettore un percorso in otto tappe che ripercorre le traiettorie dell’espansione umana sulla Terra, con un occhio però a ciò che potrebbe riservarci il futuro.

Conoscenza, consapevolezza e azione
Il libro ha a mio avviso diversi aspetti di enorme interesse, che riguardano da un lato il fatto che nasca per provare a stimolare il passaggio dalla conoscenza alla consapevolezza dei cambiamenti in atto, così che dalla consapevolezza possano derivare azioni efficaci. È stato per me preoccupante sentire alcuni politici italiani dire che le prime prove di produzione di energia per fusione nucleare dimostrano che il cambiamento climatico si combatte con la tecnologia e non con l’ambientalismo. Peccato che la tempistica con cui questa innovazione sarà disponibile sia decisamente differente rispetto a quella dei cambiamenti climatici già in atto e sia impensabile rimandare per altri venti anni scelte ormai obbligate.
Serve tradurre nella pratica questo enorme bagaglio di studi per salvaguardare non tanto e non solo gli equilibri del pianeta, ma noi stessi. Siamo agli inizi di una grande sfida e di un’auspicabile inversione di rotta in quella che ormai è diventata la “nostra” era geologica: l’Antropocene”.  

Il secondo punto di interesse è legato al fatto che Pievani e Varotto ricordano al lettore che il cambiamento climatico è un problema globale, che per essere affrontato richiede una democrazia globale, ovvero la capacità di gestire in maniera coordinata a livello planetario le nostre azioni, coinvolgendo tutti per un’azione che possa essere realmente efficace. Per ottenere, però, questo risultato serve cambiare anche il modo in cui i cambiamenti climatici sono raccontati superando gli specialismi che impediscono di giungere a una visione d’insieme del problema e adottando modalità narrative diversificate per coinvolgere tutti.


Un triplo viaggio attorno al mondo

Leggendo Il giro del mondo nell’Antropocene riuscirete a fare tre volte il giro del mondo, avendo però guide e spunti diversi. Il primo giro è organizzato da Telmo Pievani, che ispirandosi alla scommessa di Phileas Fogg (il protagonista del romanzo Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne), propone al lettore un tour mozzafiato ambientato nel 2872, esattamente mille anni più tardi rispetto a quello immaginato da Verne. Il viaggio parte dall’Africa, culla dell’umanità per concludersi in un Antartide insolito divenuto una sorta di nuova arca di Noè per l’umanità, in quanto ultimo continente in grado di offrire condizioni per la sopravvivenza dell’umanità. Il secondo giro del mondo è un viaggio fantageografico attraverso le mappe realizzate da Francesco Ferrarese, che impreziosiscono il libro e diventano uno mezzo in più per catturare l’attenzione del lettore. Le immagini (in questo caso le mappe) hanno infatti una enorme capacità di coinvolgerci, ben più di altre forme di comunicazione. Il terzo giro del mondo è proposto da Mauro Varotto e ci permette di attraversare luoghi e temi cruciali del mondo attuale, portandoci in luoghi poco noti, ma che hanno invece un forte ruolo rivelatore delle contraddizioni dell’Antropocene. Dimenticate quindi New York, Parigi, Londra, Berlino, Milano, San Francisco, Los Angeles, Singapore e Tokyo per partire verso Atafona e Moynaq, Bidi Bidi e Dadaab, Handan e Shandong, Tar Heel e Binéfar, Bantargebang e Agbogbloshie dove gli effetti dei cambiamenti su altri esseri umani si possono già ora toccare con mano.
Se l’umanità è il problema, una nuova umanità non può che essere la soluzione: ripensare non solo il nostro modello economico ed energetico, ma noi stessi e il nostro stile di vita è la strada obbligata per uscire dalla crisi”.


L’umanità in fuga

Pievani e Varotto propongono numerosissimi temi che vanno dalla perdita di biodiversità, alla fusione del permafrost e all’innalzamento del livello del mare (in Cina con un riscaldamento di 2 gradi il livello del mare inonderebbe una zona abitata oggi da 64 milioni di persone!), ma il tema che trovo di maggiore forza, anche per il modo in cui è spesso affrontato in Italia, riguarda i migranti climatici. Come ci ricordano Pievani e Varotto, nel 2019 i rischi legati a eventi meteorologici hanno costretto alla fuga circa 25 milioni di persone in 140 paesi. Secondo il rapporto “Le migrazioni climatiche: rischi e sfide per le politiche di adattamento” saranno circa 260 milioni le persone che nei prossimi anni, a causa dei cambiamenti climatici, saranno costrette a emigrare. Si stima che questo fenomeno per la maggior parte interesserà l’Asia meridionale a causa delle crescenti inondazioni, la regione subsahariana per la scarsità d’acqua, le ricorrenti siccità e i cambiamenti nella stagione delle piogge e l’America Latina (e in particolare l’Amazzonia) per il degrado delle risorse naturali. Considerati sotto la lente dei cambiamenti climatici, luoghi separatati da ampie distanze divengono in realtà vicini per i simili problemi che dovranno affrontare. Il giro del mondo nell’Antropocene ha per me questo particolare merito: mostrare l’intensità delle relazioni che legano tutte le società umane indipendentemente da dove ora esse sono geograficamente.

L’insegnamento che proviene dalla geografia è che abitare non significa risiedere sempre nello stesso luogo, ma fare propri i luoghi nel movimento; solo così è possibile arricchire insieme se stessi e i territori che si attraversano. In fondo, come diceva Cicerone riportando un detto di Pacuvio, «Patria est ubicumque est bene», «la patria è dovunque si sta bene». Così, forse, il genere Homo è diventato sapiens”.