Il mondo senza inverno: la climate fiction di Bruno Arpaia tra scenari IPCC e migrazioni verso nord
Nel suo nuovo romanzo ambientato tra Trondheim e la Svezia di fine XXI secolo, Arpaia immagina le conseguenze sociali ed ecologiche di un riscaldamento globale ormai fuori controllo: tropicalizzazione dell’Europa meridionale, collasso delle risorse idriche, nuove gerarchie biotecnologiche e migrazioni climatiche. Una speculative fiction che dialoga direttamente con gli scenari scientifici contemporanei
Titolo: Il mondo senza inverno
Autore: Bruno Arpaia
Editore: Guanda
Anno: 2026
Pag.: 235
Trondheim e Svezia (laddove sono oggi città e nazione, più o meno). Tra quasi cinquantacinque anni. Ahmed, barba bianca e tante rughe, ha visto arrivare l’ancor più vecchio cognato neuroscienziato ecologista Livio Delmastro, di lontane origini napoletane; gli è morto sotto il naso, stanco e malato, e gli ha affidato la vita di Marta e dei due ragazzi Sara (figlia 16enne dell’amica) e Miguel (11 o 12); avevano viaggiato con lui per quasi sette mesi dall’Italia in una lunga pericolosa migrazione imposta dalla tropicalizzazione del sud Europa, una fuga forzatamente a piedi. Ne conservano insieme le ceneri; ben presto, dopo averli accolti e modestamente sistemati, il solitario Ahmed li considera la propria nuova famiglia e illustra via via le condizioni sociali e istituzionali in cui vivono; loro considerati cittadini B (se superano gli ostacoli burocratici e il bullismo verso i migranti nelle classi scolastiche riunite una volta a settimana). Esistono e comandano i ricchissimi cittadini A, in zone militarmente superprotette, con neurochip impiantati nel cervello e capaci di “ampliarsi” geneticamente (Ugm). Esistono e marciscono altrove i cittadini C, sopravvivendo a stento confinati in baraccopoli separate. L’intelligenza artificiale esercita una sorveglianza soffusa e quasi totale sulle caste in basso. Disastri climatici (subito un violento uragano) e prolungate siccità (in tutte le stagioni) intaccano pesantemente le risorse idriche e alimentari. Ahmed è nella “resistenza”, alimentata da dubbi esistenziali e perplessità sociali, guidata da una ribelle cittadina A: Marina Niemand, statuaria mulatta altissima e magra, occhi neri e acuti, che lavora a hackerare gli algoritmi, a diffondere notizie riservate e a far trapelare le tecniche razziste che usano i suoi simili. Marta scopre un cancro al seno, rischia di essere retrocessa a C, tutto risulta ancor più complicato, così aiutano la resistenza, fin quando scoppia un immenso inarrestabile incendio e provano a salvarsi, rivoltarsi, fuggire ancora.
Il competente coraggioso gran romanziere e ottimo traduttore (dallo spagnolo) Bruno Arpaia (Ottaviano, 1957) riprende tre dei personaggi principali sopravvissuti al termine della bella fiction climatica di dieci anni fa (Qualcosa, là fuori): la migrazione è finita, sono giunti nel “civile” scenario scandinavo, le situazioni ambientale e sociale risultano non proprio paradisiache. L’assunto scientifico è lo stesso, purtroppo: le stime IPCC prevedono vari scenari e possono essere comunque fin troppo ottimistiche; bisognerebbe che le politiche internazionali (indispensabili a ritrovare equilibri negli ecosistemi) si diano una mossa, realizzando molto di più e meglio per la mitigazione e l’adattamento ora (già in ritardo), prima che gli sconvolgenti conclamati effetti oltre ad alcune dinamiche irreversibili e “impazzite” diventino prevalenti ovunque. Altrimenti, accadrà quello che quasi tutti gli scienziati e le scienziate, l’autore e noi “catastrofisti” stiamo prevedendo (quasi un secolo prima): laddove c’erano alberi tra pochi decenni non crescerà nulla, i fiumi saranno aridi, regole residenze città dovranno essere abbandonate (da chi potrà) verso nord, sempre più a nord. I fondati allarmi scientifici li leggiamo sugli organi di informazione, il meccanismo di assuefazione è noto, la preoccupazione materiale per le dinamiche personali del presente finiscono sempre per avere la meglio sull’astratta ansia dell’incerto futuro collettivo. E, allora, ancora grazie ad Arpaia, proviamo a immaginare tempo e spazi fra circa cinquant’anni (solo la specie umana ne potrebbe essere capace), qui durante quasi un anno tra fine 2079 e metà 2080: con un romanzo di sentimenti, l’autore s’accolla l’onere di ricostruirli! La narrazione è in terza al passato, con qualche inserto in prima persona al presente dei cinque protagonisti. Ahmed, Miguel, Sara, Marta, Marina. Il libro angoscia con mite cura, comunque non fossilizzatevi sui particolari! Chi saggiamente vorrà leggerlo ora, seguirà una storia ed empaticamente capirà qualcosa in più su almeno due fenomeni globali: il riscaldamento globale in corso (da cui il titolo sulla tendenziale “scomparsa” del rigido freddo anche in inverno) e le fughe in corso di profughi (lì intorno in Islanda e Groenlandia pare che si stia meglio). Donne e uomini anche dopo la migrazione forzata subiscono conflitti, traumi, angherie, scompensi. La buona letteratura non è solo un rifugio temporaneo, dà da pensare, qui sviluppa il nuovo genere emerso con forza e successo nell’ultimo ventennio: climate/speculative fiction.
Valerio Calzolaio è giornalista e saggista. Già deputato per quattro legislature, dal 1996 al 2001 è stato sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, rappresentando il governo italiano ai principali appuntamenti ambientali internazionali (da Kyoto a l’Aja, da Nairobi a New York). Ha svolto per anni attività di consulente Onu per il segretariato della Convenzione per la lotta alla siccità e alla desertificazione. È stato professore a contratto di Diritto Costituzionale all’Università di Macerata. Ha pubblicato, con Telmo Pievani, Libertà di migrare (Einaudi, 2016), i suoi libri più recenti sono La specie meticcia (People, 2019), Migrazioni (Doppiavoce, 2019) e Isole carcere (Edizioni Gruppo Abele), 2022.

