Nuove ipotesi sull’arrivo dell’uomo in Madagascar e sul suo ruolo nell’estinzione della megafauna

L’uomo sarebbe arrivato in Madagascar 6.000 anni prima di quanto precedentemente ipotizzato e avrebbe convissuto per oltre 9.000 anni con alcune specie appartenenti alla megafauna locale. Il suo ruolo nell’estinzione della stessa, forse, deve quindi essere ripensato


L’analisi di alcune ossa di uccelli elefante (generi Aepyornis e Mullerornis), originariamente rinvenute nel 2009 nei pressi del Christmas River, in Madagascar centro-meridionale, ha permesso agli scienziati di ipotizzare che l’arrivo dell’uomo in questi territori avvenne circa 6.000 anni prima di quanto precedentemente ipotizzato, ovvero 10.500 anni fa. La ricerca, pubblicata su Nature e realizzata da un team internazionale di ricercatori coordinati da James Hansford della Zoological Society of London (ZSL), rimette in discussione il ruolo della nostra specie per quanto riguarda l’estinzione della megafauna del  Madagascar del quaternario.

A causa della sua distanza dalle coste del continente africano (c.ca 425 kilometri), il Madagascar è stato a lungo ritenuto uno degli ultimi territori raggiunti dalla nostra specie, e sono tuttora poco chiare sia le origini etniche degli abitanti dell’isola sia il periodo di approdo sull’isola. Alcuni studi hanno dimostrato la somiglianza tra la lingua parlata in Madagascar (il malgascio) e la lingua malese, ipotizzandone una origine comune (Pikaia ne ha parlato qui). I resti di diversi insediamenti agricoli testimoniano la presenza dell’uomo attorno al 500 d.C. (probabilmente si trattava di popolazioni provenienti dalle attuali Indonesia e Africa Orientale); ancora, la datazione di alcune ossa di lemuri e ippopotami che riportavano chiari segni di lavorazione da parte dell’uomo ed il ritrovamento di alcuni artefatti hanno permesso di ipotizzare che i primi esseri umani arrivano in Madagascar tra i 2400 e i 4000 anni fa.

Molte specie endemiche appartenenti alla cosiddetta megafauna comparvero in Madagascar, dal momento in cui questa enorme isola si separò si separò dal subcontinente indiano circa 88 milioni di anni fa. Tra queste possiamo citare il genere di lemuri giganti Megaladapsis o l’uccello gigante Aepyornis maximus (Pikaia ne ha già parlato qui) che si estinsero poi in tempi relativamente recenti, dell’ordine di centinaia di anni.

Se l’arrivo dell’uomo in Madagascar fosse davvero così recente come appena descritto, il periodo intercorso tra tale avvenimento e l’estinzione della megafauna locale sarebbe stato molto breve, il che farebbe pensare che l’uomo ebbe un ruolo fondamentale a riguardo. Oggi, la maggior parte degli archeologi è infatti d’accordo con l’ipotesi che proprio l’uomo fu la principale causa dell’estinzione della megafauna, non solamente in Madagascar ma in tutti i continenti. Il cambiamento climatico, al contrario, avrebbe avuto un ruolo molto marginale in merito (Pikaia ne ha già parlato qui).

L’analisi di alcune ossa appartenenti ad Aepornys maximus rinvenute in Madagascar nel 2009 però, potrebbe riaccendere le discussioni sul ruolo che ebbe l’uomo nell’estinzione della megafauna, almeno per quanto riguarda il Madagascar. I reperti ossei, alcuni dei quali lunghi più di 2 metri, portavano segni di fratture e tracce dell’utilizzo di utensili che vennero chiaramente interpretati come derivanti dall’attività umana. La datazione, effettuata misurando il carbonio 14 delle ossa, ha permesso ai ricercatori di datarle come risalenti a 10.500 anni fa.

Oltre che anticipare di molto tempo l’arrivo dell’uomo in Madagascar, questi reperti ci direbbero molto di più: l’arrivo dell’uomo non avrebbe comportato, nel giro di poche centinaia di anni, l’estinzione della megafauna malgascia, ma l’uomo avrebbe convissuto con queste specie per più di 9000 anni, con un impatto negativo molto limitato sulla biodiversità dell’isola. L’estinzione avvenne solo dopo l’espansione delle popolazioni agricole in tutta l’isola, l’alterazione dell’ambiente e l’aumento della pressione alla caccia.

Quindi, nonostante il ruolo dell’uomo fu comunque determinante nel determinare l’estinzione degli uccelli elefante e di altre specie, non si trattò, in Madagascar di quella “guerra lampo” (blitzkrieg) di cui si parla in numerosi altri casi. E’ altresì possibile che l’uomo, 10.000 anni fa occupò l’isola solo per un breve periodo, con un effetto trascurabile sulla fauna.

Ciò che risulta chiaro, è che non ci si può permettere di generalizzare le cause di quella che viene da molti definita oggi come “sesta estinzione di massa”. Ogni specie diverge dalle altre ed è dunque necessario andare a ricercare le cause del singolo evento, e che è sbagliato fare generalizzazioni. Chiarire le cause dell’estinzione di Aepornys maximus potrebbe senza dubbio essere di aiuto nella conservazione delle specie attualmente viventi.


Riferimento:
James Hansford, Patricia C. Wright, Armand Rasoamiaramanana, Ventura R. Pérez, Laurie R. Godfrey, David Errickson, Tim Thompson, Samuel T. Turvey. Early Holocene human presence in Madagascar evidenced by exploitation of avian megafaunaScience Advances, 2018; 4 (9): eaat6925 DOI: 10.1126/sciadv.aat6925

Immagine da Wikimedia Commons