“Sciamani”: a Trento una grande mostra che intreccia antropologia, psicologia, archeologia e arte contemporanea

Per la prima volta insieme, tre grandi musei trentini organizzano un’unica grande mostra. Tra antropologia, psicologia, archeologia e arte contemporanea, Sciamani è un viaggio per riflettere sul rapporto – mai così attuale – tra gli esseri umani e ciò che non è umano.

Negli spazi di Palazzo delle Albere a Trento e del Museo etnografico trentino a San Michele all’Adige, una grande mostra esplora uno tra i temi più affascinanti della storia umana da punti di vista diversi e complementari: sciamani e sciamanismo.

L’esposizione, aperta fino al 30 giugno, propone un approccio multidisciplinare e punti di vista innovativi tra maschere inquietanti, installazioni immersive, artigianato e opere d’arte.

Sciamani è un progetto originale nato dalla collaborazione di tre importanti musei trentini: MUSE – il Museo delle Scienze di Trento; Mart, il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e METS – il Museo etnografico trentino San Michele. Ogni istituzione ha curato una sezione di mostra, affrontando il tema secondo le proprie specificità e competenze e contribuendo alla definizione di un percorso eterogeneo, inclusivo, adatto a tutti i pubblici.

Partner della mostra è la Fondazione Sergio Poggianella (FSP) da cui provengono oltre cento reperti e manufatti originari della Cina, della Siberia e della Mongolia.

La mostra

Sciamani. Téchne, spirito, idea.

METS – Museo etnografico trentino San Michele.

A cura di METS – Museo etnografico trentino San Michele

Lo sguardo del METS – Museo etnografico trentino San Michele sulla mostra Sciamani. Comunicare con l’invisibile, è dedicato alle tecnologie popolari e non a caso questa sezione si intitola Téchne, spirito, idea. Curatori della sezione al METS sono Sergio Poggianella, Micaela Sposito e Luca Faoro.

Nelle sale – Agricoltura, Bosco, Mulino, Carri e Slitte, Segheria, Fibre Tessili – e nel Chiostro sono esposte opere di undici artisti contemporanei: Adolf Vallazza, Luca Pojer, Pietro Weber, Denis Riva (Deriva), Andrea Marinelli, Federico Lanaro, Bruno Norbu Griparich, Piermario Dorigatti, Andrea Tagliapietra, Paolo Dolzan e Elias Grüner. In dialogo con le opere alcuni oggetti della collezione di arte sciamanica della Fondazione Sergio Poggianella provenienti dall’Asia centrale. Il chiostro ospita una yurta di provenienza centro-asiatica completa di arredi originali.

L’intento è quello di tessere occasioni e orizzonti di dialogo dentro e fuori il museo, di sperimentare una strategia della trasversalità. L’unico fondamento a cui ci si affida è la prospettiva dell’object-specific, approfondimento che ci permette di portare su uno stesso piano le collezioni di tecnologie popolari trentine (ricostruzioni dedicate alle pratiche agricole, alle macchine idrauliche, al bosco e alla segheria, alla tessitura), i corredi rituali sciamanici eurasiatici (amuleti, tamburi, abiti e copricapi, fino a una yurta con i suoi arredi) e le opere di artisti contemporanei. In questo modo “si ripensano tutti gli oggetti, dentro il museo, come impermanenti, esseri passeggeri affinché il loro portato, la loro capacità evocativa non si risolva esclusivamente nelle rispettive biografie, nella memoria di una funzione, al contrario si plasmi anche attraverso l’esperienza contemporanea degli sguardi”.

Sciamani. Comunicare con l’invisibile

Palazzo delle Albere, I piano.

A cura di MUSE – Museo delle Scienze di Trento

Sciamani e sciamanismo, una tematica sulla quale molti di noi hanno un’idea, più o meno concreta, che li riporta a un immaginario fatto di riti atavici, maschere inquietanti, allucinazioni e luoghi esotici. Ma cos’è davvero lo sciamanismo? Chi sono gli sciamani e cosa fanno? Possiamo considerare queste figure i più antichi mediatori tra umanità e natura?

La sezione curata dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento prova a dare qualche risposta utilizzando gli straordinari reperti sciamanici della Fondazione Sergio Poggianella, provenienti dalle culture mongole, siberiane e cinesi che ancora oggi praticano lo sciamanismo.
I focus affrontati in questa parte della mostra intrecciano archeologia, antropologia e scienze cognitive. L’approccio concettuale del percorso espositivo utilizza una scala che va dal singolo alla pluralità, partendo dallo sciamano come individuo per poi collocarlo nella società di appartenenza e nel contesto paesaggistico.

Più di cento reperti originali, tra cui costumi rituali, maschere, copricapi, bastoni, strumenti per la divinazione e per la cura, guidano visitatrici e visitatori in questo viaggio antropologico. Uno sguardo viene rivolto anche al tempo profondo: in mostra sono presenti alcuni reperti archeologici datati al Paleolitico superiore europeo, che rappresentano figure umane con maschere animali e riportano alla dimensione del sacro dei nostri antenati, molto spesso associata, a torto o a ragione, al tema dello sciamanismo.

Si torna poi a esplorare, tramite un’esperienza sensoriale immersiva, la dimensione individuale dello stato alterato di coscienza, elemento centrale dello sciamanismo che oggi può essere studiato, interpretato e anche riprodotto grazie alla tecnologia applicata alle scienze cognitive.

Infine, il documentario “Dialoghi con l’antropologo Sergio Poggianella” (regia di Nicolò Bongiorno, Allegria Films, 2023, 20 Min.) ripercorre le tappe che hanno portato alla nascita della collezione sciamanica della FSP. Sergio Poggianella racconta i suoi viaggi in Asia Centrale, gli incontri con sciamani e studiosi, alla luce del suo personale approccio che unisce antropologia, arte e ricerca spirituale.

La curatela della sezione MUSE è di Elisabetta Flor, Luca Scoz e Sergio Poggianella; il Comitato Scientifico è composto da Stefano Beggiora, Nicola De Pisapia, Fabio Martini e Lia Emilia Zola.

Sciamani. Comunicare con l’invisibile

Palazzo delle Albere, II piano.

A cura di Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

Nella terza sezione della mostra il contributo dell’arte contemporanea si pone in continuità con la narrazione scientifica ed etnoantropologica. Tra stili eterogenei e media diversi (pittura, scultura, video, fotografia, installazione), il percorso indaga la dimensione spirituale e terapeutica delle pratiche contemporanee. In mostra circa 40 opere prodotte da 26 artisti e artiste internazionali negli ultimi 70 anni, selezionate dal curatore Mart Gabriele Lorenzoni e dall’antropologo Massimiliano Nicola Mollona.

In alcuni lavori il dialogo con lo sciamanismo è dichiarato o lampante: gli artisti recuperano oggetti materiali o gesti rituali; in altri casi è possibile riconoscere un’ispirazione o la contaminazione tra prassi culturali, in altri ancora la correlazione è ravvisata dai curatori. Il filo rosso che si dipana lungo il percorso espositivo è la questione ambientalista, tema di assoluta attualità. Partendo infatti dall’opera manifesto Difesa della natura di Joseph Beuys, artista sciamano per eccellenza, la mostra suggerisce una convivenza rispettosa e consapevole nella quale gli esseri umani non vivono al di fuori o in antitesi ai mondi animali, naturali o spirituali ma ne sono parte.

Artisti e artiste in mostra: Marina Abramović, David Aaron Angeli, Joseph Beuys e Buby Durini, Alighiero Boetti, Chiara Camoni, Ramon Coelho, Claudio Costa, Jimmie Durham, Bracha Ettinger, Angelo Filomeno, Hamish Fulton, Allan Graham, Louis Henderson, Karrabing Film Collective, Suzanne Lacy, Mali Weil, Attilio Maranzano, Si On, Anna Perach, Ben Russell, María Sojob, Daniel Spoerri, Alexandra Sukhareva, Alisi Telengut, Franco Vaccari.

Per maggiori informazioni visita il sito del Muse

Fonte: comunicato stampa Muse