Storia ecologica dell’Europa, il continente dove è cominciato l’Antropocene…

Emilio Padoa-Schioppa illustra alcune delle peculiarità della storia naturale europea e descrive con competenza ed efficacia momenti ed eventi importanti del rapporto interdipendente fra sapiens e ambiente nel nostro continente negli ultimi dieci mila anni

Titolo: Storia ecologica dell’Europa. Un continente nell’Antropocene

Autore: Emilio Padoa-Schioppa

Editore: Il Mulino Bologna

Anno: 2023

Pag.: 230

Europa, per lo più sconfinata. Neolitico, soprattutto. Per intendersi sul termine “Europa” occorre analizzare più scivolose Europe: almeno quelle geografica, politica, geologica, biologica, culturale, tutte con confini diversi. Approfondendone le forme, emerge che i confini orientali e meridionali sono impossibili da tracciare in modo univoco e stabile. Se verso nord e verso ovest i confini sono quasi sempre netti e chiari, a est e anche a sud le cose sono ben più complesse. Gli stessi confini interni e nazionali non sono indici di separazioni nette e univoche. Meglio parlare di confini sfumati o fuzzy, che ci permettono di riconoscere un’Europa in luoghi e contesti differenti e diversi a seconda delle discipline. Certo è che la spinta decisiva verso l’Antropocene è partita da questo continente: quale che sia l’inizio formale di questa nuova epoca (millenni, secoli o decenni fa), il ruolo che i popoli europei hanno giocato è indiscutibile e preminente (spesso purtroppo).

Una storia “ecologica” integra elementi più propri della storia naturale (specie, endemismi, paesaggi particolari, eventi specifici) ed elementi più propri della storia ambientale e sociale (l’influenza umana nel contesto degli ecosistemi). Sul pianeta vi sono state sempre e ovunque trasformazioni importanti causate dalla nostra specie, pur se sono prevalentemente gli eventi globali germogliati nel continente europeo ad aver condotto il mondo nella situazione attuale. La disciplina di studio e partenza è, dunque, l’ecologia, con tre regole ribadite generali (Dodds), forse valide per tutti i sistemi ecologici: i sistemi obbediscono alle leggi della chimica, fisica e matematica; hanno una dinamica “evolutiva” (Darwin) espressa ormai in una sintesi moderna ed estesa (Pievani); posseggono equilibri relativi che sono oggi tutti spostabili dalle azioni della specie umana sapiens.

In Storia ecologica dell’Europa meticoloso e colto docente universitario (a Milano-Bicocca) Emilio Padoa-Schioppa (Milano, 1971) illustra alcune delle peculiarità della storia naturale europea e descrive con competenza ed efficacia momenti ed eventi importanti del rapporto interdipendente (in parte imprevisto e imprevedibile) fra sapiens e ambiente nel nostro continente negli ultimi dieci mila anni. I paesaggi si muovono con tempi e ritmi plurali: le scienze della Terra affrontano tempi lunghi e lunghissimi; i tempi biologici ed ecologici possono essere decisamente più rapidi (sia nella scala di vita dei singoli individui, sia in quella di durata di una specie); la storia umana ha una sua propria evoluzione, oggi in accelerazione, e gli europei risultano protagonisti indiscussi dell’ultimo mezzo millennio (conquista dell’America e rivoluzione industriale). Dopo ottime premesse definitorie e metodologiche, l’autore dedica capitoli cruciali, originali e stimolanti, a osservazioni ed episodi relativi a elementi immediatamente riconoscibili da ognuno di noi: le grandi pianure (l’italiana Padana, la puszta ungherese, l’Alentejo ispano-portoghese); boschi, selve e foreste un tempo grandiose (con attenzione teorica e pratica per i cicli di Holling e il caso della Sila); le nostre montagne (soprattutto Alpi e Carpazi, ancora pure attraverso i cicli di Holling); calma e tempesta dell’Europa liquida (fiumi, laghi, lagune, mari, giacchiai montani che scompaiono); le isole, sia vuote che piene (ognuna con una propria storia di laboratorio evolutivo, dinamicità rapidità unicità fragilità, talora usate anche per la detenzione umana); l’impronta umana dell’agricoltura (con aggiornati pertinenti riferimenti a grano, riso, vite, olivo, patata); gli animali.

Il capitolo conclusivo cerca di riassumere la nostra “specie prepotente in quattro parole”: la storia umana è stata, è e sempre sarà una storia di migrazioni, ragioniamo bene sulle prospettive delle nostre città meticce e delle energie disponibili, navighiamo in acque sconosciute, abbiamo la possibilità di intraprendere una rotta nuova. A noi la scelta di salpare o di aspettare la tempesta. Selezionata meditata bibliografia finale, distinta per capitolo. Nessun indice di nomi, luoghi o temi.