I delfini apprendono anche dai propri coetanei

In Australia Occidentale, una specie di delfini è stata osservata adottare una tecnica di caccia davvero originale e fruttuosa. Utilizzando dei gusci vuoti di grandi lumache di mare intrappola i pesci facendoli poi scivolare agilmente dentro la bocca con una rapida scrollata. Questa strategia inoltre sembra essere trasmessa per via orizzontale nella popolazione, come una ‘moda di successo’, piuttosto che verticalmente tra genitori e figli


L’uso di strumenti per l’approvvigionamento alimentare non è così frequente nel regno animale. Se si esclude l’uomo, l’utilizzo di utensili è noto solo in pochi gruppi e pochissime specie animali, tra cui ad esempio alcune popolazioni di scimpanzé note per essere in grado di fabbricare ramoscelli per la pesca delle termiti e altre capaci di utilizzare spugne a foglia per la raccolta dell’acqua (Pikaia ne ha parlato qui e qui), o ancora l’utilizzo di utensili per aprire le noci di anacardo come osservato nei cebi in Sud America (Pikaia ne ha parlato qui).

Una nuova tecnica è stata scoperta essere utilizzata da un mammifero marino in acque australiane. Si tratta della specie Tursiops aduncus conosciuta come delfino dal naso a bottiglia per la sua caratteristica forma del muso. Questa specie insegue le proprie prede sui fondali, soprattutto pesci, spingendole intenzionalmente a rifugiarsi all’interno di gusci vuoti di gasteropodi giganti (classe di molluschi viventi comprendenti le lumache marine). Una volta che il pesce è all’interno, il delfino infila il proprio muso allungato dentro la cavità del guscio e lo porta in superficie, dove, inclinandosi sufficientemente e scuotendo la conchiglia, la svuota dall’acqua e con essa anche della preda, che viene così inghiottita scivolando dentro la bocca dell’animale (si veda il video sotto).

A descrivere questo comportamento è stato un Team di ricercatori delle Università di Leeds, Zurigo, Massachusetts e del Max Planck Institute of Animal Behavior in Germania.

Gli autori della scoperta suggeriscono che l’adozione di questa tecnica si sia prodotta per l’effetto di modificazioni dell’ambiente in cui questi animali vivono, avvenute negli ultimi dieci anni. Infatti, hanno notato un aumento della frequenza di questo comportamento in seguito a un’insolita ondata di incremento delle temperature delle acque a largo dell’Australia occidentale nel 2011. Le alte temperature hanno imperversato nella regione di Shark Bay, e si ritiene che molti gasteropodi, comprese le lumache di mare, siano morti, divenendo così utilizzabili come strumenti da questa specie di delfini.



Lo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, riporta i risultati di oltre dieci anni di monitoraggio effettuati in barca dai ricercatori, tra il 2007 e il 2018. In quasi 5.300 incontri con gruppi di delfini in quel periodo, hanno identificato più di 1.000 esemplari di T. aduncus, osservandone ben 42 nell’atto di adottare questa insolita strategia di caccia.

Per gli stessi delfini si tratterebbe addirittura del secondo caso in cui sono stati osservati utilizzare strumenti per procurarsi il cibo. Il primo è stato segnalato nel 1997 quando i ricercatori hanno scoperto che alcuni individui indossavano spugne marine come una sorta di guanti protettivi sopra il becco per foraggiare i pesci sul fondo del mare.

Tuttavia, questa scoperta ha rivelato una sostanziale novità rispetto al primo caso osservato più di vent’anni fa. Il passaggio e la condivisione conoscitiva di questa tecnica avverrebbe soprattutto tra membri non imparentati della specie, piuttosto che dai genitori alla prole.

Questo studio ha infatti rivelato che l’apprendimento di questa tecnica di caccia avviene tra gli individui maturi. I ricercatori affermano che individui adulti della specie abbiano iniziato a servirsi di questa strategia e che la sua diffusione sia stata appresa per imitazione non solo dagli altri membri loro coetanei, ma anche dai giovani esemplari. Il vantaggio ottenuto, afferma lo studio, è l’aumento della probabilità che i piccoli hanno di imparare la tecnica più velocemente e di trasmetterla ad altri in seguito, anziché apprenderla dai genitori che l’abbiano a loro volta acquisita da altri individui adulti.

Attraverso l’analisi delle dinamiche sociali, tenendo conto delle relazioni genetiche, dei fattori ambientali e degli individui con cui i diversi individui preferivano passare il tempo, i ricercatori hanno ricostruito la trama dei contatti intraspecifici e delle frequenze degli incontri tra i membri. Analizzando i dati, hanno scoperto infatti che lo sgusciamento delle conchiglie si diffondeva orizzontalmente all’interno delle generazioni piuttosto che verticalmente: ci sarebbe stato un primo e audace individuo della popolazione che avrebbe sperimentato la tecnica, e il resto del branco la avrebbe imitata e diffusa.

Le straordinarie capacità di questa specie si sono manifestate grazie alla mutevolezza del loro ambiente, cogliendo opportunità vantaggiose per la propria sussistenza. Adottando uno stile comportamentale legato alla flessibilità come la capacità di imparare a foraggiare in nuovi modi, T. aduncus ha diffuso una nuova strategia di caccia a seguito del successo di una pratica adottata da qualche pioniere e seguita dagli altri, proprio come una moda passeggera irrompe tra i gruppi sociali di una comunità di esseri umani.


Fonte:
Sonja Wild, William J.E. Hoppitt, Simon J. Allen, Michael Krützen. Integrating Genetic, Environmental, and Social Networks to Reveal Transmission Pathways of a Dolphin Foraging Innovation. Current Biology, 2020; DOI: 10.1016/j.cub.2020.05.069

Immagine: Sonja Wild, Dolphin Innovation Project.